Un libro per voi: Voci e pensieri dei Padri e della Madri Costituenti
- a cura di Piera Egidi Bouchard
- 19 ore fa
- Tempo di lettura: 4 min
a cura di Piera Egidi Bouchard

“Ottant’anni giovane - La nascita della Costituzione italiana”[1] è il libro prezioso che raccoglie, a cura di Andrea Mulas per la Fondazione Lelio e Lisli Basso e i Centro Studi Confronti, una significativa scelta di testi dei Padri e delle Madri costituenti. Vediamo così formarsi man mano, in appassionate discussioni, gli articoli della nostra Costituzione, frutto di un lavoro partecipato e coeso, con la coscienza di tutti/e di fare il fondamento del futuro del paese, in una convergenza d’intenti straordinaria, il famoso “compromesso”, che non è un gioco al ribasso, ma la coscienza più volte ripetuta di arrivare a un accordo, un punto d’incontro in cui ci si possa unanimemente riconoscere.
Non era scontato. Eppure in appena un mese, ottant’anni fa, si ponevano le basi, dopo il referendum del 2 giugno, e i convulsi giorni seguenti del passaggio dalla monarchia alla repubblica, della nostra Costituzione repubblicana. È un percorso a tappe forzate - in quattro settimane dall’insediamento - con l’entusiasmo e la responsabilità di una missione storica per tutti gli italiani: il 25 giugno l’Assemblea Costituente - composta da 556 deputati eletti (di cui 21 donne) - si riunisce in prima seduta: “Eletto il Capo provvisorio dello Stato, il Governo rimetterà nelle sue mani i poteri di cui era investito durante il periodo di transizione- dice il premier Alcide De Gasperi- Si compie così legalmente e pacificamente il più grande rivolgimento della storia politica moderna d’Italia.(..) Qual popolo può richiamarsi a simile esempio di democrazia? Altrove furono il terrore, i massacri, la guerra civile”.
Il 15 luglio Giuseppe Saragat, Presidente dell’Assemblea- che si alza unanimemente in piedi al grido di Viva la Repubblica! - legge il messaggio del Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola: “Giuro davanti al popolo italiano, per mezzo dell’Assemblea Costituente, che ne è la diretta e legittima rappresentanza, di compiere la mia breve ma intensa missione di Capo provvisorio dello Stato ispirandomi ad un solo ideale: di servire con fedeltà e con lealtà il mio Paese.”
Il 20 luglio viene convocata la “Commissione dei 75” detta anche ““Commissione per la Costituzione” – con l’incarico di scriverla - nominata con il criterio della proporzionalità, e di cui fanno parte 5 deputate (Maria Federici e Angela Gotelli per la DC, Lina Merlin per i socialisti, Teresa Noce e Nilde Iotti per i comunisti): (“Fate che il volto di questa Repubblica sia un volto umano” aveva ammonito Saragat all’insediamento).
Il 25 luglio a sua volta la Commissione decide di suddividersi in tre sottocommissioni, nominandone i Presidenti e i Segretari, e definendone gli argomenti: 1)Diritti e doveri dei cittadini; 2) Organizzazione costituzionale dello Stato;3) Lineamenti economici e sociali.
Il 26 luglio le tre Sottocommissioni iniziano i propri lavori.
Nel dicembre 1947 ci sarà l’approvazione della Carta Costituzionale, entrata in vigore il 1 gennaio 1948. Un lavoro incredibile in un anno e mezzo!
Le voci di quel lavoro incredibile sono le più diverse: democristiani, socialisti, comunisti, azionisti, liberali e ritroviamo Ferruccio Parri, Alcide De Gasperi ,Concetto Marchesi, Meuccio Ruini, Piero Calamandrei, Lelio Basso, Emilio Lussu, Pietro Nenni, Palmiro Togliatti, Leo Valiani, Giuseppe Di Vittorio, Luigi Einaudi, Umberto Terracini. Poi le donne: Anna Maria Guidi Cingolani, Nilde Iotti, Nadia Gallico Spano, Angela Merlin, la giovanissima Teresa Mattei, di soli 25 anni, a cui compete il discorso più ampio sui diritti delle donne, per cui sono tutte impegnate, nella rivendicazione di una pari “dignità” – questa parola ritorna più volte in diversi interventi -, di una piena cittadinanza: “Nasce e viene finalmente riconosciuta nella sua nuova dignità, nella conquistata pienezza dei suoi diritti, questa figura di donna italiana finalmente cittadina della nostra Repubblica”.
Dalla voce delle donne emerge la preoccupazione per il disfacimento materiale e morale del Paese in seguito alla guerra, con le famiglie distrutte, i tanti morti e feriti, i reduci, ma anche la forza di lottare per ricostruire. E ci sono le discussioni sulla formulazione dei testi: l’articolo 3, in cui le donne riuscirono a inserire quel “di fatto”, oppure la valutazione se si tratti di una Costituzione “afascista” ( come volevano da destra) o “antifascista” (Aldo Moro), oppure, se l’Italia è una “Repubblica di lavoratori” (come voleva la sinistra) oppure che “ha come fondamento il lavoro”, oppure, da parte di più voci laiche, il problema dell’inserimento del Concordato in quello che sarà l’articolo 7, in cui la divergenza coi cattolici è forte.
Ecco le parole di Togliatti, la cui posizione per l’inserimento fu determinante, e sempre poi rimproverata dai laici :”Quando volete farci tornare alla religione di Stato, ci volete far tornare a qualche cosa che la nostra coscienza non può accettare (…) Ad ogni modo, ripeto che il problema della pace religiosa esiste, e che deve essere fatta qualcosa di comune accordo in questa Assemblea e fuori di questa Assemblea per garantirne la soluzione, cioè per dare alla pace religiosa del popolo italiano un carattere solido e permanente (…) E voi, colleghi della Democrazia cristiana, credo che farete opera buona, favorevole al consolidamento dell’unità politica e morale della Nazione, se non porrete noi e altre parti importanti dell’Assemblea di fronte ad alternative troppo gravi, e invece cercherete insieme con noi la forma o la formula migliore per risolvere questa questione col soddisfacimento di tutti e con la più larga maggioranza possibile".
Questo dialogo, appassionato, ma sereno, di tante voci diverse e nobili, è veramente emozionante; i riferimenti sono colti e condivisi: Mazzini torna più volte, ma anche Dante, ma anche Gobetti, ma anche i filosofi europei, con lo sguardo sempre rivolto al futuro: ”Noi dobbiamo pensare ai posteri, ai nipoti- ammoniva Calamandrei – e consacrare quei principi che saranno oggi soltanto velleità e desideri, ma che tra venti, trenta, cinquant’anni diventeranno leggi. Dobbiamo così illuminare la strada a quelli che verranno”.
Note
[1] Ottant’anni giovane- La nascita della Costituzione italiana- Raccolta di testi dei Padri e della Madri costituenti, a cura di Andrea Mulas, Edizioni Com Nuovi Tempi, Roma, 2026.











Commenti