Un libro per voi: "Ribelli, nella selva dei briganti"
- Eugenio Maria Gallo
- 10 ore fa
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Le ragioni di una rivolta nel romanzo di Ciro Servillo
a cura di Eugenio Maria Gallo

Nelle centocinquanta pagine, in cui la finzione romanzesca si intreccia e si incontra con la storia, Ciro Servillo riprende la problematica del brigantaggio e l'affronta in maniera fluida e piacevole, che sollecita ad una lettura d'un fiato e ad un attento impegno di riflessione. Da tempo si discute sul brigantaggio e, da tempo, ci si domanda se i briganti siano stati dei ribelli o dei comuni predoni, dividendo l'opinione pubblica e, talora, anche gli studiosi, tra “ribellisti” e “no”, cioé tra “pro” e “contro” il brigantaggio e i briganti. Ciro Servillo, con il proprio lavoro, ritorna all'antico problema, un problema ancora aperto, e da studioso serio e attento lo analizza secondo un approccio di natura filosofica, nel senso della filosofia della storia, offrendo ai lettori l'opportunità di addentrarsi fra le pieghe della problematica, per averne contezza, per pensare e per discutere.
Il romanzo, ambientato negli anni immediatamente post unitari, narra le vicende della rivolta dei “briganti” contro il nuovo ordine.* La fabula pone al centro la storia dei “Ribelli” del cosentino e di Rogliano, centro importantissimo nel quale agiva un comitato filoborbonico di un certo interesse. Il protagonista è Ferruccio, giovane cocchiere e stalliere di una famiglia di baroni. Egli frequenta il comitato filoborbonico roglianese e, quando si reca in città per accompagnare la baronessa Sofia, si incontra con gli esponenti del comitato cosentino. Quando gli eventi si complicano, Ferruccio si rifugia in Sila, fra i briganti. L'epilogo della sua storia di uomo e di ribelle è quello comune a tutti i suoi compagni.
Il protagonista ed i vinti della storia, con le proprie vicende e con le proprie vicissitudini, incontrano la Storia e la illuminano con il proprio senso dell'onore, con la dignità della propria vita e con la fedeltà ai propri ideali, come si evince dalla risposta che egli dà alla baronessa Sofia, che si reca in carcere per invitarlo a tradire i propri compagni, onde salvarsi. Il giovane rifiuta, con decisione, il suggerimento della baronessa, rinuncia alla propria salvezza e va incontro, a testa alta, al processo e alla condanna.
È questa una delle pagine più belle del romanzo di Ciro Servillo, una pagina che celebra la dignità ed i profondi ideali d'un "popolo alla macchia" che lotta per il riscatto d'una Terra. Ed è anche una delle pagine più interessanti, in cui all'attenzione del Servillo ricercatore, storico e narratore si uniscono il sentimento ed il messaggio del Servillo educatore. La sua narrazione è agile e coinvolgente ed offre un quadro chiaro della vita e delle problematiche del tempo.
I personaggi, frutto della sua fantasia, ben delineati nella propria personalità, si muovono secondo la propria psicologia di uomini semplici e ben radicati nei propri principi e nella propria lotta. I “ribelli”, sconfitti ma mai vinti (non è infatti mai vinto chi crede in ciò che ha fatto e fa), appaiono, nella propria delusione, come le “vittime” di una rivoluzione mancata. La spedizione garibaldina, in fondo, aveva tradito le loro attese. “Ricorda – dice Ferruccio alla propria fidanzata Carmela, in una pagina del romanzo – che tutti noi siamo stati raggirati, da Garibaldi e dai baroni! Hai visto che fine ha fatto il decreto sull'uso gratuito dei terreni della Sila?”
L'impresa garibaldina, in fondo, era stata proprio una rivoluzione mancata, una “rivoluzione passiva”, “una rivoluzione senza rivoluzione”, come la definì Antonio Gramsci. Era scontato che, ad essa, dovesse seguire una rivolta. D'altronde, tanti briganti erano ex garibaldini. La visione della storia dei “ribelli” si fondava sull'idea di dare corpo “alle rivendicazioni dei contadini – come scrive Ciro Servillo – contro i baroni che si erano impossessati delle terre del demanio regio, togliendo loro la possibilità degli usi civici gratuiti di pascolo e di semina”.
E nella lotta per la terra si colgono le ragioni e le motivazioni di fondo del brigantaggio. I briganti non furono dei predoni, ma dei giovani convinti che la terra, redistribuita ai contadini, potesse essere l'inizio d'una vita nuova e d'un futuro migliore fatto di libertà e di giustizia. Ed è nella speranza di costruire una vita migliore il messaggio del romanzo, un messaggio che si lega anche al senso del meridionalismo dell'autore, un meridionalismo attivo che deve trovare nei beni locali le risorse per il proprio riscatto.
*Ciro Servillo, Ribelli, ilfilorosso editore, Cosenza, 2026











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