"Torino, il Sindaco non si può inventare a tavolino"
- Giorgio Merlo
- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 2 min
di Giorgio Merlo

A volte circola una strana e singolare narrativa su Torino, sulla sua prospettiva e sul futuro di questa città. È di tutta evidenza che quando si affrontano questi temi sugli organi di informazione e nei vari dibattiti e confronti organizzati e promossi da partiti, sindacati, associazioni di categoria e dalla sempreverde società civile, si interpella sempre chi guida politicamente la città. E chi concretamente la amministra.
Ora, e al di là del giudizio politico che ognuno può e deve avere sull’amministrazione guidata da Stefano Lo Russo, due fatti emergono in tutta la loro evidenza. Innanzitutto Torino non è affatto marginale nello sviluppo e nella crescita complessiva dell’intero paese. Anche perché quando parliamo di una grande e storica città come Torino non ci si può fermare al capitolo, seppur importante e decisivo per i cittadini che vivono in questo territorio, della cosiddetta ordinaria amministrazione. Certo, sotto questo versante non possiamo dimenticare che nel passato ci sono stati Sindaci che sono entrati in crisi per aver trascurato proprio il capitolo dell’ordinaria amministrazione. Ovvero, tutto ciò che attiene all’interesse immediato del cittadino e che riguarda le sue concrete condizioni di vita quotidiana. Ma, e per fermarsi al modello di sviluppo complessivo, si può tranquillamente sostenere che la guida politica di Stefano Lo Russo e della sua squadra in questi anni ha permesso al capoluogo subalpino di tornare a crescere e di essere competitivo uscendo da uno stallo in cui era pericolosamente precipitato dopo la gestione disastrosa e politicamente fallimentare di chi lo ha preceduto alla guida della città. Lo dicono gli indicatori concreti e non la propaganda spicciola.
Seppur dovendo continuare a fare i conti, parlando di Torino, con la crisi e la profonda trasformazione del settore manifatturiero. In secondo luogo, e forse è questo l’aspetto più importante, al capoluogo piemontese serve in questo momento una guida politica ed amministrativa pragmatica, di buon senso e fortemente impregnata di cultura riformista. Non servono proclami rivoluzionari, annunci populisti e demagogici e, men che meno, investiture nuoviste e movimentiste. Il governo di una città come Torino, soprattutto in una fase di transizione e di profondo cambiamento, esige e richiede anche competenza. Certamente tecnica e di settore ma anche, e soprattutto, di natura politica. Basta con l’improvvisazione, la casualità e il pressappochismo. “La fantasia al potere” è uno slogan simpatico del passato, ma non può più diventare l’asset decisivo che qualifica e nobilita un amministratore. E il profilo dell’attuale Sindaco, al riguardo, è una garanzia e una certezza.
Ecco perché, e di fronte alle seppur legittime e scontate disponibilità a ricoprire il ruolo a Palazzo Civico partendo da progetti mirabolanti e annunci apocalittici, forse è consigliabile privilegiare le antiche virtù che caratterizzano, da sempre, i grandi amministratori locali. E cioè, competenza, buon senso, conoscenza del territorio, progetto di sviluppo concreto, realistico e percorribile e in ultimo, ma non per ordine di importanza, un serio e credibile approccio riformista. Per questo il primo cittadino di una grande città come Torino non si inventa a tavolino. Con il dovuto rispetto, sia chiaro, per tutti coloro che si divertono nel fine settimana a giocare con il pallottoliere su chi sarebbe il miglior Sindaco della città.











Commenti