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Sulle orme di San Francesco, il Papa ad Assisi invita alla pace e alla fratellanza

di Luca Rolandi


I tamburi di guerra suonano e le bombe, i missili e i droni uccidono, ancora e sempre. E oggi, 6 agosto, giorno del ricordo di Hiroshima, è un pessimo segnale. Ma la speranza non muore e arriva da Assisi con la visita di Leone XIV nella città di San Francesco. Con migliaia di giovani ad accoglierlo. Un contagio reciproco, quello tra i giovani e il Papa, nel nome del santo dell'umiltà. Leone XIV, tra le numerose iniziative organizzate dalla famiglia francescana per l’ottavo centenario della morte di San Francesco, ha scelto di stare con il “popolo giovane” proveniente dal nostro Continente: 2.500 persone, credenti e non credenti, tra i 18 e i 33 anni, che si sono date appuntamento ad Assisi per vivere insieme “GO! Franciscan Youth Meeting”, il raduno che per quattro giorni ha invaso pacificamente la città del “Poverello” contaminandola con la propria energia.

Il richiamo della pace e delle radici di un messaggio quello cristiano che si testimonia in un mondo plurale di fedi e valori che dovrebbero orientare al bene combattendo il male. “Siamo ad Assisi, una città alla quale salgono da secoli tanti pellegrini – ha detto il Papa – perché qui tutto sussurra che la nostra vita può cambiare forma, sprigionare luce, riparare il mondo”. “Qui è iniziata la trasfigurazione di Francesco, di Chiara e poi di migliaia di altri giovani. In questo luogo meraviglioso hanno accolto il Vangelo sine glossa e la vita di Gesù è ricominciata in loro. Siamo arrivati qui per capire dove va la storia e dove stiamo andando noi, per scrivere nuove pagine di storia e farla maturare, a partire dalla spiritualità francescana, come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile”, scongiurando il rischio, che incombe su ogni epoca, di “costruire un mondo disumano e più ingiusto”. Ottocento anni dopo la sua morte, Francesco di Assisi attrae per la sua forza di amore e pace. Leone XIV affonda con i principi fondamentali dell’essenza cristiana rappresentanti dal poverello. Così il Pontefice ha riassunto il segreto del fascino del Santo: “La scelta di Chiara risultò ancora più impressionante: una ragazza che voleva essere come Francesco, che voleva vivere, da donna, libera come quei fratelli”. “Diventate umani con la libertà di Gesù Cristo, abbracciate sorella povertà”, fuggendo, come ha fatto San Francesco, la “tentazione di mantenerci a distanza dal nodo del dramma umano”. “Si può non essere compresi, persino da quelli di casa, come avvenne a San Francesco”, ha ammesso Leone: “Eppure, sottrarsi alla cultura della potenza e abbattere i muri che separano fra loro gli esseri umani non è mai tradire la famiglia, la città, la tradizione, ma liberarle dai loro fantasmi, da nemici inventati per paura e ignoranza, dalla violenza con cui si vorrebbe imporre il proprio piccolo ordine su una realtà che da ogni parte ci supera”.

Un invito, un appello alla fraternità, all’amore per l’altro, a quel rapporto di un Dio morto, come cantava un altro Francesco, quel Guccini, che proprio oggi ha lasciato questo mondo, ma che poi risorge nell’impegno di ogni giorno di milioni di seminatori di speranza, di giustizia, di pace. Da Assisi al mondo, sperando che queste voci contino.



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