"Violenze indicibili sui bambini": la ritorna la denuncia di Leone XIV
Nel messaggio per la 112ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato
di Pier Giuseppe Accornero

«Il grido dei minori migranti sale a Dio, tutelarne i diritti e la dignità spesso calpestata». Nel messaggio per la 112ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, Papa Leone denuncia le violenze «indicibili» su bambini e adolescenti; chiede di prevenire isolamento e rifiuto e di creare spazi in cui ognuno sia rispettato; esorta le istituzioni a promuovere ricongiungimenti familiari e scongiurare i traumi dei rimpatri, alla faccia della «remigrazione» voluta in Europa dai partiti di destra. «Anche uno solo di questi bambini» in riferimento a Matteo 18,5 richiama l’attenzione su bambini e adolescenti «più vulnerabili nei flussi migratori mondiali».
«Volti concreti, storie uniche, che fanno appello alla nostra coscienza»: minori che hanno perso i genitori e i fratelli, che hanno subìto «violenze indicibili e il trauma» della separazione forzata a causa dei rimpatri, ma il Papa chiede di incrementare sollecitudine e solidarietà, rispondendo così a queste tragedie con umanità e fede, favorendo percorsi di integrazione e amicizia con i coetanei, creando spazi che valorizzino l’identità culturale e religiosa e prevengano la radicalizzazione, soprattutto della classe politica e mediatica.
Bisogna cambiare urgentemente prospettiva; «Occorre spostare l’asse dalla mera gestione dei flussi alla tutela piena e immediata dei diritti umani, adottando una risposta coordinata, solidale ed efficace, in grado di garantire protezione, accoglienza e reali opportunità a chi emigra». Ogni anno milioni di bambini e adolescenti «sono costretti ad abbandonare la propria terra a causa di guerre, povertà, violenze, disastri ambientali e altre tragedie e le responsabilità economiche, politiche e militari di questo disastro sono immani».
Il pontefice entra nei gangli della sofferenza di questi minori: «Essa non si esaurisce nello spostarsi ma assume in moltissimi la forma dell’angoscia». A questo scenario drammatico si aggiungono altre tragedie: «Le morti lungo le rotte migratorie, la tratta e lo sfruttamento, il reclutamento per l’impiego di minori nei conflitti armati, la violenza sessuale, i matrimoni forzati e le atrocità subite nel tragitto. In troppi modi la loro dignità viene calpestata». come sottolineava Papa Francesco, «sono tre volte indifesi perché minori, perché stranieri e perché inermi».
In mezzo a tanta oscurità e a tanto non mancano sprazzi di luce: è la solidarietà incarnata da «persone, famiglie, istituzioni civili e comunità ecclesiali che scelgono di non voltarsi dall’altra parte», di famiglie che aprono le porte delle proprie case per «restituire il calore di un focolare», di educatori nelle comunità d’accoglienza, di volontari e operatori che ogni giorno, sulle rotte e nelle città, si dedicano alla cura delle ferite di questi piccoli: «Il loro impegno testimonia che l’amore vince l’indifferenza» e – rammenta le parole di Gesù - «Chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me» (Matteo 18,5). Anche «uno solo» perché – spiega Papa Prevost - «Ogni bambino, ogni essere umano possiede una dignità infinita. È immagine e somiglianza di Dio, è presenza del Signore. Davanti a ciascun minore migrante, siamo chiamati a compiere un atto di umanità e di fede: nel bambino accogliamo e incontriamo il Signore». Per questo «è necessario intervenire nei Paesi d’origine per rimuovere le cause che costringono alla fuga, oltre a offrire protezione e accoglienza nei Paesi di transito e di arrivo».
Il Papa si rivolge a tutti e si muove su quattro livelli: 1) Ognuno è invitato ad aprire occhi e cuore, a superare il distacco che riduce l’essere umano a un dato statistico, a riconoscere il bambino nella sua dignità, prima ancora della sua condizione di migrante. 2) Bisogna trasformare l’accoglienza da concetto astratto «a pratica pastorale stabile, senza delegare questo compito a istituti o associazioni con uno specifico carisma. Occorre incoraggiare le comunità cristiane all’integrazione e alla valorizzazione dei rifugiati e dei migranti come soggetti a pieno titolo della famiglia ecclesiale». 3) Fondamentale è prevenire la solitudine, l’isolamento e il rifiuto” che spesso colpiscono anche i figli dei migranti: «Occorre promuovere dinamiche di incontro e di integrazione in cui i ragazzi del territorio e i giovani migranti possano rafforzarsi insieme, in un cammino di mutuo rispetto, di solidarietà e di amicizia». 4) «La vulnerabilità dei piccoli non conosce confini confessionali e la responsabilità umanitaria e spirituale, che accomuna tutti, diventa terreno fecondo per un dialogo interreligioso concreto».
Alle istituzioni politiche e civili il Papa ricorda l’urgenza di «riaffermare il principio del superiore interesse del minore: esse sono tenute a mettere al centro la protezione e la dignità di ogni singolo bambino e adolescente. Cosa che comporta l’adozione di efficaci strumenti legali di protezione, promuovendo i ricongiungimenti familiari e scongiurando i traumi della separazione».











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