top of page
logo.jpg

Si è chiuso il Sinodo Valdese 2026. L'invito: "Migliorare la democrazia, dentro e fuori le chiese"

di Giuseppe Platone*


“Che cosa intraprendi se non sai sperare? E che cosa testimoniamo noi, se non sappiamo dare voce alla speranza? Di disperazione o rassegnazione ce n’è già a sufficienza”. È uno dei tanti pensieri, o meglio, la prospettiva di un compito difficile ma necessario. Parole del nuovo moderatore della Tavola valdese, che ha votato il Sinodo che si è concluso ieri, mercoledì 26 agosto, a Torre Pellice, William Jourdan, 44 anni, sposato con una pastora, due figli adolescenti, sino a ieri pastore valdese a Genova. Sulla difficoltà dei compiti da svolgere Jourdan ricorda che si tratta pur sempre di un impegno collettivo (la Tavola valdese è composta da sette membri annualmente eletti dall’assemblea sinodale), che a sua volta riceve i mandati, sui quali operare, direttamente dal Sinodo.

Quest’anno l’assise sinodale era composto da 180 deputati provenienti da tutt’Italia e dalla chiesa sorella valdese del Rio de la Plata, erano altresì presenti delegazioni protestanti dall’estero (Germania, Danimarca, Gran Bretagna, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Stati Uniti, Svizzera, Ucraina). I temi sui quali si è concentrato il dibattitto sono numerosi. Sembrerebbe impossibile che in soli cinque giorni si possano affrontare così tante tematiche interne ed esterne. Ma il Sinodo, ricordo, non è un convegno di studio è un luogo decisionale a cui giungere preparati. Arricchisce la preparazione dei deputati anche e soprattutto il lavoro della commissione d’esame composta da cinque membri che stende una propria controrelazione (che rimane top secret sino all’inizio del Sinodo) rispetto a quella della Tavola.


Netta contrarietà ai CPR

Dall’incontro o scontro delle due relazioni scaturisce il dibattitto sinodale che quasi sempre con la votazione di una presa di posizione. È una metodologia democratica che, da secoli, pur con varianti acquisite nel corso del tempo, caratterizza le linee d’azione che orientano il lavoro complessivo delle chiese. Sicché è stato importante riflettere sulla crisi della democrazia nel nostro paese, sull’utilizzo delle risorse derivanti dal meccanismo dell’otto per mille (in atto da 35 anni). È stata confermata la volontà di non destinare neppure un euro al culto, ai pastori e ai diaconi. Ma in qualche modo continuare a restituire ai contribuenti risorse economiche nel campo sociale, sanitario, assistenziale o in campo culturale e d’integrazione, rispondendo alle urgenze umanitarie, ambientali e climatiche purché abbiano sempre e comunque una ricaduta positiva sulla collettività escludendo finalità lucrative.

Particolare attenzione da parte del Sinodo è stata dedicata alla pace e al disordine globale, con il rifiuto della guerra come strumento di soluzione dei conflitti e un richiamo alla responsabilità delle chiese nel contrastare nazionalismo, razzismo, antisemitismo e strumentalizzazioni della fede. Si è discusso e preso posizione sulle politiche migratorie, criticando l’attuazione del Patto europeo su migrazione e asilo e chiedendo nuove politiche di accoglienza e integrazione. Netta anche la contrarietà ai Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR). Un atto ha inoltre denunciato lo sfruttamento dei lavoratori agricoli e le condizioni di precarietà abitativa e sociale che colpiscono in particolare i braccianti migranti.


La proiezione del docufilm Tramandare

Il Sinodo ha dato spazio anche alle riflessioni e azioni svolte dalla Fdei (Federazione donne evangeliche in Italia) nel corso dei suoi 50 anni di vita. Nella giornata conclusiva segnalo ancora il cosiddetto Sinodo dei bambini. Un nutrito gruppo di loro ha voluto rivolgersi al Sinodo, gioiosamente irrompendo durante i lavori, ricordando la loro presenza e le loro attese nelle chiese e nella società. In serata, infine, a Sinodo ormai concluso, nel locale Teatro Del Forte, affollato, si è proiettato un coinvolgente docufilm sulla storia del prestigioso Liceo valdese di Torre Pellice, sorto nel 1834. Titolo: Tramandare, scritto e diretto dalla regista Anna Giampiccoli. Quest’ultima lo ha realizzato coinvolgendo, come attori, gli stessi liceali. Un viaggio nella storia scolastica di una minoranza che, da sempre, ha considerato la cultura personale come fonte d’emancipazione. Non per nulla, l’analfabetismo nelle Valli valdesi non ha mai avuto grande fortuna.


*Pastore valdese emerito

 

 

Commenti


L'associazione
pdv_cover_edited.jpg

Approfondisci la nostra storia

Post recenti
bottom of page