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Crisi Rsa in Piemonte: la Regione rimanda la firma delle convenzioni

 di Andrea Ciattaglia


Nuovo allarme in tema di malati cronici non autosufficienti piemontesi e di negazione delle cure loro indispensabili da parte della Regione. Tra quanti hanno chiesto alle Asl di residenza il riconoscimento della convenzione per il ricovero in Rsa (che equivale al pagamento del 50% della retta a carico del Servizio sanitario) si registra un preoccupante incremento esponenziale dei casi “differibili”, quelli, cioè, che non ricevono dall’Azienda sanitaria nemmeno un termine di tempo preciso per l’erogazione delle risorse e l’attivazione della convenzione. Certamente più anni di attesa, con obbligo di nuova valutazione annuale e, molto spesso, con esito di differibilità che si ripete.


Circa 17mila malati ricoverati privatamente  

L’amministrazione regionale guidata dal presidente Alberto Cirio continua a difendere il sistema delle Unità valutative geriatriche. Sistema che però costituisce un illegittimo - a nostro avviso - filtro all’accesso a prestazioni universalistiche Lea (la quota sanitaria Rsa) e che dimostra di aver perso qualsiasi riferimento con la reale situazione dei malati.

Ne consegue, secondo una nostra valutazione, che l’aumento di casi rimandati “sine die” si inserisce in quadro di diffusa negazione delle cure di Livello essenziale per questi malati. I dati più solidi, quelli dei letti in Rsa, certificano che dei 33mila posti in Residenze sanitarie assistenziali effettivamente esistenti, poco meno della metà è occupato da utenti in convenzione con il Servizio sanitario. L’altra parte, circa 17mila malati piemontesi, avrebbe pieno diritto alla quota sanitaria, ma è invece ricoverata privatamente e sostiene l’intero costo della retta con grandissimo sforzo delle famiglie, non di rado sopraffatte da spese che possono arrivare a 4mila euro al mese.

Strette tra la malattia dei propri cari e il rifiuto delle Asl di intervenire per il pagamento della retta, queste famiglie sono spesso costrette a dare fondo a tutti i risparmi, svendendo le proprietà di una vita – di norma la casa di abitazione comprata dopo anni di sacrifici. Altri 12mila malati cronici non autosufficienti (dati Regione Piemonte) hanno chiesto un intervento di cura e assistenza a casa, ma non l’hanno ricevuto.


Le critiche mosse dalla Fondazione promozione sociale Ets  

La denuncia del «boom dei differibili» arriva dalla Fondazione promozione sociale Ets, ente no-profit che opera per la tutela dei diritti dei malati cronici non autosufficienti, che in quest’estate ha registrato «un significativo aumento dei casi che, nonostante una condizione clinica gravissima, ricevono dalle Asl risposte che, per le stesse regole regionali, dovrebbero essere limitate ai casi di malati meno complessi». La tendenza è confermata dai dati ottenuti dalla stessa amministrazione regionale tramite accesso agli atti dalla consigliera Alice Ravinale, che hanno fotografato l’aumento dei casi tra i dati riportai nel Piano socio-sanitario regionale (aggiornamento al 7 febbraio 2025) e quelli di fine anno 2025. I malati classificati come differibili dalle Asl del Piemonte sono aumentati in meno di un anno del 75% (da 4.217 a 7.399) con picchi locali in provincia di Torino (Asl Città di Torino da 104 a 740, +612%; aAl To3 da 613 a 1001, +63%; Asl To4 da 485 a 891, +84%), a Novara (Asl NO da 4 a 315 à +7775%), Cuneo (Asl Cn1 da 526 a 1408, +168%) e Verbania (da 13 a 140, +977%).

«L’incremento repentino dei malati cronici non autosufficienti ‘differibili’ è in totale contrasto persino con le regole regionali – dice la presidente della Fondazione promozione sociale, Maria Grazia Breda –: per essere classificati così, secondo la delibera regionale del 2013 che disciplina le Unità di valutazione geriatriche, devono avere ‘parziale perdita di autonomia nella gestione delle attività della vita quotidiana con presenza di supporto parentale e/o amicale’. Noi registriamo quotidianamente, invece, casi di malati gravissimi giudicati ‘differibili’ che sono completamente non autosufficienti e dipendenti per tutto da cure sanitarie e socio-sanitarie, spesso già ricoverati in Rsa. Sono le stesse Uvg ad assegnare loro punteggi sanitari altissimi, certificandone la condizione di malati molto gravi, ma poi, con un’evidente e contradditoria falsificazione della loro condizione sanitaria, ne decretano la ‘differibilità’».

Inoltre, per Breda «il boom dei differibili è sospetto, perché appare il tentativo, dopo una prima pubblicazione dei dati nel Piano socio sanitario aggiornati a febbraio 2025, di far apparire la situazione generale dei malati non autosufficienti meno grave di quello che è, intaccando anche la loro dignità di persone con alti bisogni di cura».

 




 

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