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La presenza di Leone XIV: da Rimini ripartenza storica per CL

Aggiornamento: 15 minuti fa

di Luca Rolandi, inviato a Rimini


Non è stato un meeting ordinario quello del 2026 per CL, e per molti motivi. Il primo, evidentemente, determinato dal ritorno di un Papa, Leone XIV, 44 anni dopo la visita di Giovanni Paolo II, il pontefice più amato dalla comunità ciellina. "Smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali”, ha dichiarato con fermezza il pontefice con un chiaro messaggio preludio alle indicazioni successive altrettanto chiare: “Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo".

Sotto il titolo «L'amor che move il sole e l'altre stelle» di Dante Alighieri, la manifestazione ha ospitato numerosi incontri ed eventi, e poi mostre ed esposizioni, molto profonda quella sulla suora parigina Magdaleine Delbrel. Meeting dell'amicizia tra i popoli, ma anche tra i cattolici nella loro pluralità e composizione, in un mondo laico e spesso indifferente al senso religioso richiamato come un mantra cristiano ispirato dal fondatore don Luigi Giussani, indiscusso punto di riferimento, a distanza di anni dalla sua scomparsa del popolo del meeting.


Vagando per gli stand e la grande fiera c'è davvero di tutto, moltissimi i giovani, i volontari, tante le famiglie, vecchie glorie e ragazzi entusiasti che si incontrano e si abbracciano. Sono segni di una amicizia autentica, duratura, vera. Molto più riflessivo e religioso, culturalmente profondo e interrogante è stata questa edizione: politica si, ma su grandi temi e poche passerelle. D'altra parte la presenza del Sommo Pontefice Prevost avrebbe se non messo in ombra, reso sfuocate le partecipazioni.

Dunque, tanto mondo, tra disperazione, violenze, odi, ma anche speranze, esperienze di riconciliazione e uscita da una condizione di guerra che riguarda troppi popoli, con tante vittime innocenti, dal Medio Oriente, Gaza, Israele, Palestina al cuore dell'Africa, all'Ucraina. Ambiente, migrazioni, tecnologia e intelligenza artificiale temi di oggi e del futuro affrontati in modo aperto con voci diverse che hanno arricchito i confronti. La consapevolezza di una rinnovata responsabilità e una profonda gratitudine ci accompagnano alla conclusione di questa edizione.


Il Meeting 2026 ha confermato il compito storico che il Santo Padre ha ribadito: essere “un crocevia per la Chiesa e per la società, un incontro che moltiplica gli incontri e ispira nuovi cammini”. Così il presidente Bernhard Scholz ha affermato al termine della 47esima edizione del Meeting di Rimini. Un’edizione del Meeting che ha raggiunto risultati storici anche dal punto di vista dei numeri: 900mila presenze, 150 incontri, 13 mostre, 13 spettacoli, la dedizione di 3.300 volontari, spazi come il Villaggio Ragazzi Yoga e l’Enel Sport Village, che hanno accolto migliaia di bambini e ragazzi per tutta la settimana. Lontani sono i temi della polemica tra cattolici della mediazione e quelli della presenza, tra Azione Cattolica e Comunione e Liberazione, per intenderci, degli anni Ottanta. E se lo scorso anno vi era stata polemica sulla scelta religiosa per una infelice interpretazione della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, quest'anno è andato tutto liscio.


Certo il Meeting di Rimini resta una prova di vitalità e coraggio, idee e prospettive che non sono cosi diffuse nel mondo cattolico italiano. La lunga marcia dei discepoli di don Giussani è solo iniziata. Perché alla fine, tutti con i propri dubbi e le poche certezze e le tante speranze, sono viandanti o pellegrini nelle strade del mondo.

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