SETTIMANA FINANZIARIA. L'Onda blu scuote Trump e Borse
a cura di Stefano E. Rossi

Emozioni che repentinamente si susseguono e che influenzano l’andamento dei mercati di tutto il mondo. Nel volgere di pochi giorni, si è repentinamente modificato a livello globale l’umore politico, sociale e finanziario. Se vogliamo ripercorrere la cronaca, dobbiamo partire dallo stupore per l’altezza della cosiddetta the Blue Wave, l’Onda blu che martedì 3 novembre ha cambiato i connotati al Parlamento degli Stati Uniti. Un fatto epocale che, oltre per le dimensioni, ha anche sorpreso per la risposta politica di un elettorato, quello americano, che si pensava distratto. E invece c’è stata, nonostante il Partito Democratico Usa fosse privo di un leader nazionale riconoscibile (un po’ come da noi) e con molte meno risorse economiche a disposizione rispetto all’avversario.
Mercati sull'ottovolante
Il giorno dopo il voto, mercoledì, con un accenno di sollievo liberatorio la Borsa di New York sale del +1,86% e a Milano Piazza Affari segna un +2,18%. Lo realizzano appena si prende coscienza dei primi risultati elettorali americani, che hanno travolto l’uomo più potente del mondo. Stavolta Davide ha sconfitto Golia, come ha declamato dal suo pulpito James Talarico, il nuovo senatore del Texas, al suo notturno victory speech, il discorso del vincitore. La prima impressione è quella che sia possibile ripristinare all’istante tutti i diritti calpestati, gli equilibri internazionali e interni e i dati macroeconomici, dai prezzi del gasolio, all’inflazione.
Giovedì, all'improvviso, la musica cambia e la borsa viene trascinata al ribasso dai titoli tecnologici. A New York l’indice generale S&P500 perde il -4,36% e il Nasdaq -5,52%, a Tokyo il Nikkei -5,96%, a Milano il FTSEMib -1,03%%. I mercati sono allarmati dalle dichiarazioni dei governatori neoeletti, i quali durante la campagna elettorale avevano puntato l’indice sull’insostenibilità ambientale e sociale delle politiche del governo Usa. Ad ascoltarli, ci sembra di essere molto vicini alla rivincita della bistrattata agenda Onu 2030 e dei criteri ESG, cioè i principi di sostenibilità. E questo, chiaramente, fa male alle tecnocrazie: non potrebbero più contare sia sull’assenza di una regolamentazione comune negli Stati occidentali, sia sul favore delle comunità finanziarie, finora molto inclini alla sopravvalutazione dei loro titoli azionari, sia sugli utili tassati poco o niente, a danno della redistribuzione dei redditi nei territori dove stanno facendo affari. La débâcle del settore porta Nvidia, la prima società di semiconduttori al mondo, a perdere il -9,26%, bruciando circa 450 miliardi di dollari del valore di borsa in mano agli azionisti (400 miliardi di euro, pari a 15 volte il valore della manovra finanziaria 2026 proposta alle camere dall’attuale governo italiano).
Ieri, venerdì 6 novembre, tutti guardinghi. Sembra tornare tutto a posto e alcuni indici riprendono fiato. A New York lo S&P500 realizza un pacato +0,32%. Ma l’incertezza regna sovrana e c’è già chi prevede una nuova puntata della vicenda presidenziale Usa sotto lo slogan: Attenti al Trump. Il senso di questa affermazione sta nel fatto che il capo è sempre lui, Donald e avendo ormai ben poco da perdere si può permettere di tutto. Ha le mani libere, anche perché lo stanno scaricando tutti, perfino all’interno del Partito Repubblicano. Bobby Charles, sconfitto alla carica di governatore del Maine, intervistato all’indomani del voto dal quotidiano Usa Politico stigmatizzava: resto comunque ottimista per il futuro, perché tra due anni Trump non ci sarà più.
Prospettive future
Soffermarsi sulle prime reazioni dei mercati e dell’opinione pubblica al brusco declino di chi, in poco meno di due anni, ha inciso a fondo come nessuno mai sulla volatilità dei mercati, può aiutarci ad analizzare alcune tendenze e dedurre, secondo le singole percezioni personali, le possibili dinamiche economico finanziarie a venire.
Sul fronte della guerra in Iran potrebbe venire accantonata la questione nucleare, se non addirittura stralciata dagli impegni diretti, per assegnarla a organismi internazionali di controllo più imparziali, come l’AIEA. Si darebbe così maggior incisività alla ricerca di un accordo per il ripristino della navigazione nello Stretto di Hormuz. L’allentamento della pressione militare e il maggior vigore impresso all’azione negoziale sta già iniziando a produrre effetti. Ad Amsterdam il gas Dutch TTF in settimana è sceso del -17,66%, al prezzo di 85,588 dollari a MWh. In calo anche il petrolio Brent a Londra, che quota 97,75 dollari al barile (-16,91%) e il greggio WTI a New York a 90,34 dollari al barile (-13,23%). Il costo medio dei carburanti in settimana resta stabile: la benzina self-service a 2,017 e il gasolio a 2,263 euro al litro.
Contenimento dell'inflazione
Il calo dei carburanti per l’autotrazione dovrebbe essere una delle leve primarie per il tanto auspicato rallentamento della corsa dell’inflazione. Nonostante l’attendibilità di questo scenario, a fine anno viene comunque dato per scontato l’incremento di BCE del tasso ufficiale europeo di un +0,25%. Anche i tassi Usa dovrebbero salire a dicembre, sia nel tentativo di calmierare la crescita dei prezzi, ma soprattutto al fine di stemperare un’economia con un eccesso di espansione, come hanno confermato i dati dell’ Employment report, che rivelano un incremento dell’occupazione a ottobre molto al di sopra delle attese.
Sul lato dell’inflazione, negli Usa a settembre procede al +3,5%, rispetto al 2,7% di inizio anno. Il Bureau of Labor Statistics, l’equivalente americano dell’Istat, non sarà in grado di pubblicare per un paio di mesi i dati progressivi annuali a causa dello shutdown federale dell’ottobre 2025 che aveva sospeso per 43 giorni le attività dell’istituto di ricerca.
In Europa l’Eurostat ha diffuso i dati dell’inflazione di ottobre. Si posiziona al +4,0% (era +2,1% a fine 2025). L’Italia ha dimostrato una minor capacità di governare il caro prezzi, poiché nello stesso periodo di tempo siamo passati dal +1,6% al +5,6%.
In tempi di guerra il dollaro è strutturalmente una moneta forte. Lo è diventato ancor di più quando gli Usa hanno rivelato la nostra insufficenza militare, paventando la minaccia di lasciare indifeso il vecchio continente. La tendenza al disimpegno in Europa è data per strutturale, ma la previsione di una via d’uscita nei più ravvicinati conflitti militari, ai quali si imputa la sconfitta elettorale repubblicana, potrebbe ridar fiato all’euro che dopo essere risalito verso metà settimana a 1,126, oggi quota ancora in calo a 1,114 contro il dollaro.
Preoccupazioni per il settore I.A.
Le borse mondiali hanno tutte raggiunto livelli record. Hanno finora puntato le loro attenzioni ai favorevoli risultati trimestrali delle società quotate, sempre molto soddisfacenti. Inoltre, le aspettative di rivalutazione dei titoli tecnologici hanno impresso una marcia in più, che ha portato negli ultimi anni gli indici ad aggiornarsi sempre su nuovi massimi. Adesso, però, si rafforzano le preoccupazioni per il settore dell’intelligenza artificiale e che gli investimenti fatti non generino i ritorni attesi. La svolta politica negli Usa potrebbe essere all’origine di un possibile cambio di tendenza.
Dell’aumento del rischio azionario potrebbero avvantaggiarsi i titoli di Stato e le obbligazioni. I rendimenti a dieci anni sono interessanti e ancor di più nell’ipotesi del ripiegamento dell’inflazione. Il nostro Btp paga il 4,34% annuo, il Bund tedesco il 3,25% e il T-Bond statunitense il 4,85%. Lo spread si mantiene alto e chiude a 108,7 punti base.
Alla borsa merci salgono i metalli preziosi: il platino +7,03%, l’argento +5,47%. L’oro risale del +5,18% a 3.653 dollari l’oncia (117 euro al grammo).
Piazza Affari in discesa titoli tecnologici, energia e settore armamenti
Sale Banca Fineco, che beneficia dell’apprezzamento degli analisti per i buoni risultati trimestrali. L’utile netto va meglio delle previsioni e si porta a 188 milioni di euro. La stima dei costi per il 2026 verrà contenuta al 5%, invece dell’ipotizzato 6%. I saldi dei depositi salgono del 3% annuo e le commissioni nette crescono a 162 milioni di euro per effetto dei migliori margini realizzati.
Sono ottimi i risultati trimestrali anche per Intesa Sanpaolo: 2,65 miliardi di utile trimestrale e 8,2 miliardi da inizio anno, con un incremento sullo stesso periodo del 2025 del +8,1%.
Risponde Banco Mps con l’utile dei primi nove mesi dell’anno in crescita del 21,2%. In una nota comunica che si prevede che l’attività di analisi dell’Opas Intesa Sanpaolo sarà completata nel mese di novembre.
Il Borsino della settimana – rassegna dei migliori e dei peggiori titoli del listino FTSE MIB
I Tori: Amplifon +9,98%, Finecobank +8,01%,
Gli Orsi: ST Micro -10,10%, Avio -9,09%.
FTSE MIB: +1,12% (valore indice: 50.052)
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