OSSERVANDO I NOSTRI TEMPI
Il mondo immerso nell'infosfera
di Domenico Cravero

Oggi l'informazione non è semplicemente uno strumento che utilizziamo, ma è l'ambiente in cui viviamo, lo spazio globale dei dati, analogici e digitali: l’infosfera. Così la chiama Luciano Floridi. Ogni essere umano è un organismo informativo (inforg) che vive interconnesso in una realtà "onlife". L'IA risolve problemi complessi operando tramite correlazioni statistiche ed eseguendo compiti senza alcuna comprensione del significato di ciò che fa. Possiede tuttavia una straordinaria capacità di agire autonomamente e con successo: la "Artificial Agency". Così oggi l’agire (agency) viene separato dalla necessità di essere intelligenti (intelligence). Non avendo coscienza, l'IA non può essere ritenuta moralmente responsabile delle sue azioni. La responsabilità etica e legale ricade interamente sugli esseri umani (progettisti, legislatori e utenti) che devono governare la tecnologia. Il rischio reale non è dunque che le macchine possano arrivare a pensare come noi, ma che gli esseri umani finiscano per delegare passivamente il proprio pensiero e le proprie decisioni agli automatismi, impoverendo la cultura e le relazioni umane.
Il nodo etico. Informazione e valori nella società digitale
Nel saggio, pubblicato in inglese nel 2013, ora in traduzione italiana, Luciano Floridi, intende fondare una filosofia e un’etica dell'intera società digitale, per rispondere responsabilmente alla domanda: "Come dobbiamo vivere, proteggere e governare il mondo digitalizzato?
L'etica tradizionale valuta le azioni in base a chi le compie (l'agente umano); oggi ci vuole un'etica basata su chi subisce l'azione, affidandosi all’IA. Il “nodo etico” ci unisce tutti (umani, dati e macchine) all'interno dello stesso ecosistema informativo. Ogni entità (una persona, un dato, un algoritmo o un ecosistema naturale) esiste in quanto "oggetto informativo" e possiede un valore intrinseco che va protetto dalla distruzione o dal degrado (l’entropia). Oggi le persone vivono immerse nell'infosfera. Violare quindi la privacy di qualcuno, manipolare i suoi dati o isolarlo digitalmente non è solo un danno virtuale, ma una ferita diretta alla sua stessa identità e dignità. In questa complessità, che ci troviamo a vivere per la prima volta nella storia, ci vuole una "Moralità Distribuita” poiché azioni umane e artificiali si intrecciano.
I problemi etici moderni (le decisioni finanziarie automatizzate, il tracciamento di massa, i bias degli algoritmi) non sono causati da un singolo individuo mal intenzionato, ma sono il risultato di una rete invisibile di piccoli comportamenti umani e processi robotici interagenti. Ci può essere anche un "Male Artificiale": che non deriva da cattive intenzioni ma può generarsi spontaneamente dall'interazione difettosa o non governata delle tecnologie e può produrre un aumento del caos, della disinformazione o dell’entropia dell'infosfera. Generare "entropia" nell'infosfera (diffusione di fake news, corruzione o incuria dei dati o loro distruzione) produce un danno. Governare il digitale, quindi, non è solo una questione di leggi tecniche, ma di ecologia e sopravvivenza delle nostre stesse identità.
La responsabilità di curare e preservare
Prendersi cura del tessuto informativo del mondo è quindi un dovere ecologico fondamentale per preservare il nostro futuro. Abbiamo il potere di modellare, progettare e co-costruire l'ambiente informativo in cui siamo immersi. Abbiamo quindi la responsabilità di curare, preservare, generare valore all'interno dell'ambiente digitale attraverso la programmazione, la creazione di contenuti, l'architettura dei dati e il design algoritmico. Possiamo lottare contro l'entropia (su questo già tanto aveva insistito Bernard Stiegler) progettando i formati stessi dell'esistenza presente e futura. Rimane valida, ma non è più sufficiente, l’"etica delle virtù", orientata alla formazione e al perfezionamento del carattere della singola persona. Queste virtù devono però essere attivamente incorporate (embedded) nelle architetture informative e negli algoritmi, nell’hardware e nel software dell’IA. La qualità dell'infosfera dipende interamente da come noi usiamo la rete.











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