top of page
logo.jpg

SETTIMANA FINANZIARIA. L'Istat insiste con il "buonumore"...

a cura di Stefano E. Rossi


La benzina è ai massimi: 2,014 euro (dati Mimit). Però migliora la fiducia dei consumatori, che passa da 94,2 a 94,5 (fonte Istat). Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (cioè il Mimit) ha ancora altro da dire. Niente di buono, però. Fissa a 2,131 euro/litro il prezzo medio del gasolio negli impianti self-service. Ma l’Istat insiste col buonumore. Ci informa che ad agosto è salito anche il clima di fiducia delle imprese da 95,7 a 96,9. Nel frattempo, ieri, venerdì 28 agosto, in autostrada il prezzo medio self sale è a quota 2,095 euro per la benzina e a 2,206 euro/litro per il gasolio.

Mentre continuano a inseguirsi i dati dell’Osservatorio sui Prezzi e quelli dell’Istituto Nazionale di Statistica, si fa largo una dichiarazione del Codacons. È in evidente controtendenza con il campione Istat e non dimostra alcuna fiducia nel futuro. Il caro-carburanti rischia ora di produrre un effetto domino sui prezzi al dettaglio, trasferendo i maggiori costi dei trasporti sui listini di beni e servizi. Oltre l'80% del trasporto terrestre delle merci avviene su gomma, l'aumento del prezzo del gasolio determinerà inevitabilmente maggiori costi per l'autotrasporto e la distribuzione.

A queste affermazioni dell’associazione dei consumatori, si affiancano le tristezze di un’altra organizzazione, stavolta di imprenditori. Le imprese italiane stanno pagando il prezzo più alto della guerra nel Golfo: a sostenerlo è Confartigianato imprese. Nei primi quattro mesi del conflitto, da marzo a giugno 2026, le nostre esportazioni verso il Medio Oriente sono calate di 2,2 miliardi (-22,7%). Corrisponde quasi alla metà della perdita di 4,7 miliardi di minori esportazioni registrate in quell’area dall'intera Unione Europea. Il peggior calo di export italiano riguarda gli Emirati Arabi Uniti: -879 milioni di euro. Tra i settori più colpiti dal calo di vendite in Medio Oriente vi sono l’alimentare, la moda e la gioielleria. Confartigianato esprime preoccupazione per il coinvolgimento di filiere con una forte presenza di artigiani e micro e piccole aziende, già impattate dai rincari energetici.


"Titoli" estivi

Sempre dal sito Istat per dare completezza all'informazione, un titolo: Fatturato dell’industria e dei servizi - A giugno 2026 fatturato dell’industria +3,1% in valore sull’anno, servizi +3,2% su anno.

Contenuto – inizia così: A giugno 2026 si stima che il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, diminuisca in termini congiunturali del -1,0% in valore e dello -0,7% in volume. Verrebbe da dire che, visto lo sbalorditivo contrasto tra le due affermazioni, sarebbe stato meglio fermarsi al titolo. Chiaramente, il primo si fonda su dati annualizzati mentre il secondo è indice di quello mensile.

Viene da chiederci se sarebbe stato meglio evidenziare nel titolo una pericolosa tendenza mensile discendente, invece di limitarsi a un consuntivo che sta perdendo di forza e di significato. Anche perché è vero che il valore del fatturato industriale è aumentato (+3,1%), ma è calato sensibilmente il volume annuale (-0,9%). Pure nei servizi, è salito del +3,2% in valore, ma è diminuito del -0,5% in volume. 

Interpretando il dato, quando i fatturati salgono (in valore) più dell’inflazione (che è al +2,9%), diventano una causa primaria del caro-prezzi. Ma la discesa del volume, cioè del numero dei pezzi venduti non è da trascurare, perché potrebbe sottendere a un calo di competitività.

In sintesi: dall’industria e dai servizi abbiamo più spinta inflazionistica, ma meno efficacia commerciale sia a livello mensile, sia su base annua. Per concludere, c’è anche il dettaglio per settore, che è decisamente spietato. La peggiore variazione nel valore del fatturato è quella dei beni di consumo (-1,2%), mentre per l’energia è in marcato aumento (+22,2%). L’impressione che qualcosa non funzionasse a dovere nella situazione economica italiana, probabilmente, lo avevamo intuito anche senza i numeri.

Detto ciò, non possiamo che ringraziare l’Istat per questo, come gli altri suoi precedenti tentativi per indorare la pillola e alleggerire le nostre ansie statistiche.


La Fed non segue Trump  

Kevin Warsh festeggia oggi il suo centesimo giorno alla presidenza della Federal Reserve. Venerdì era al simposio di Jackson Hole, la sua seconda riunione di politica monetaria. Da quando presiede la prestigiosa banca centrale americana non si era mai esposto con chiarezza su eventuali variazioni dei tassi. Per non compromettere i delicati rapporti con Donald Trump, che da quasi due anni chiede la riduzione del tasso ufficiale, aveva rischiato la propria credibilità nei mercati finanziari internazionali. Adesso, indossando le più confacenti vesti hawkish, cioè del falco della finanza, ha finalmente detto: la Fed potrebbe non aver ancora finito di combattere l'inflazione. Il condizionale è d’obbligo. Non è certo per l’incertezza dello scenario futuro, visto che viene dato quasi per scontato un aumento del +0,25% entro la fine dell’anno. Quanto per l’obbligatorietà di adottare le scelte giuste. Cioè quelle che sarà in grado di far digerire a una Casa Bianca sempre più in preda ai sudori freddi pre-elettorali. E mancano solo 66 giorni alle elezioni di mid-term.


S'infiamma la Borsa alimentare

Il caro-petrolio rallenta, ma non molla la presa. Il Brent, a Londra, quota 88,28 (-4,74%); il WTI a New York chiude a 83,44 dollari al barile (-4,16%). I flussi petroliferi attraverso lo Stretto di Hormuz sono irregolari. Ieri sono passate sette navi da carico, erano state 17 il giorno precedente. La media dell’ultima decade è di 15 convogli. Secondo le stime di Goldman Sachs, pur recuperando 5-6 milioni di barili dai minimi di marzo, il transito mercantile resta sotto la metà dei 15-16 milioni di barili al giorno, che uscivano dal Golfo prima dello scoppio del conflitto tra Usa-Israele e Iran.

Il Gas TTF ad Amsterdam muove poco e resta sui massimi dell’anno: 66,555 dollari al MWh (+1,05%). L’oro scende a 4.455 dollari l’oncia (-3,24%), 123 euro al grammo. Il dollaro resta stabile a 1,158 contro l’euro.

Alla borsa merci, il mese di agosto ha fatto registrare un’improvvisa fiammata di alcuni beni alimentari: Cacao (+27,98%), Zucchero (+21,10%), Frumento (+18,58%), Riso grezzo (+15,32%), Mais (+13,67%). Si gioca in borsa con il cibo.


Prosegue il braccio di ferro tra MPS e Intesa San Paolo  

Il Monte dei Paschi di Siena è la banca più antica, con una notorietà in tutto il mondo e la sede principale resterà a Siena, perché Rocca Salimbeni è un simbolo da 500 anni, conviene a tutti mantenerlo. Carlo Cimbri, amministratore delegato di Unipol, partner di Intesa Sanpaolo nella scalata a Banca Mps risponde a un'intervista de Il Sole 24 Ore. Riesce ad allettare i vertici e gli azionisti della banca contesa. Offre un roseo scenario dell’integrazione con l’emiliana Banca Bper, che si rivelerebbe vincente per tutti. L’inedito asse Modena-Siena segna la rivincita delle banche di provincia sui preesistenti colossi creditizi più titolati, che sono caduti uno dopo l’altro nell’interminabile risiko nostrano.

Cimbri è convinto del piano: diventerà il secondo gruppo bancario in Italia con una rete distributiva capillare, presente in tutte le regioni. A regime, il gruppo potrebbe contare su quasi 3.000 filiali, oltre 30.000 dipendenti e 8 milioni di clienti, per una quota del mercato bancario italiano pari al 14-15%. Non compriamo quanto rimarrà di uno spezzatino di Mps, ma una banca con tutta la sua dignità e solidità. L'offerta era stata lanciata da Intesa Sanpaolo, per appropriarsi dei gioielli del gruppo: Mediobanca e la sostanziosa partecipazione in Generali, oltre a una quota di sportelli bancari. Se la scalata avrà successo, Banca Mps potrebbe passare a Unipol entro il 2027 e integrarsi con Banca Bper l’anno successivo.

Intanto, Intesa Sanpaolo solleva alla Consob un esposto per denunciare le manovre difensive messe in atto dall’amministratore di Banca Mps Luigi Lovaglio. Sono state adottate dopo la comunicazione dell’Opas (offerta pubblica di acquisizione e scambio). Potrebbero essere in contrasto con la cosiddetta passivity rule, cioè l’obbligo, da parte dei vertici della banca sotto assedio, di astenersi da interferenze che possano ostacolare l’offerta di acquisizione. La competenza di decidere se e come difendersi non è del consiglio di amministrazione, che l’ha votata, ma spetta all’assemblea dei soci, che è stata convocata per il 29 ottobre. Troppo tardi, secondo l’istituto di piazza San Carlo. Il timore che sul cammino di Intesa Sanpaolo, Unipol e Banca Bper si materializzino le ulteriori mosse a sorpresa di Luigi Lovaglio resta alto.

E lui, sotto i baffi, continua a sorridere. Fine della terza puntata.

 

Il Borsino della settimana – rassegna dei migliori e dei peggiori titoli del listino FTSE MIB

I Tori: Buzzi Unicem +5,26%, Nexi +4,97%,

Gli Orsi: Leonardo -6,01%, Avio -5,72%.

FTSE MIB: -0,10% (valore indice: 52.616)

 

I presenti commenti di mercato rivestono un esclusivo scopo informativo e non intendono costituire una raccomandazione per alcun investimento o strategia d’investimento specifica. Le opinioni espresse non sono da considerare come consiglio d’acquisto, vendita o detenzione di alcun titolo. Le informazioni sono impersonali e non personalizzate.

Commenti


L'associazione
pdv_cover_edited.jpg

Approfondisci la nostra storia

Post recenti
bottom of page