Osservando i nostri tempi
- Domenico Cravero
- 2 giorni fa
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Gli affetti familiari anche come rigenerazione della democrazia
di Domenico Cravero

Si parla diffusamente di irreligione e di secolarizzazione avanzata, ma la nostra epoca è piena di “dèi clandestini”, seguiti da fedeli che “non hanno il coraggio di confessarlo apertamente” ma spendono le loro energie “nella simulazione, nella preparazione di argomenti atti a mascherare la falsità in cui vivono”. Questa celebre riflessione non appartiene a un autore contemporaneo a noi ma risale al filosofo e sociologo tedesco Max Weber (1864–1920) nella sua celebre conferenza del 1917.
Weber utilizza l'espressione “dèi clandestini” in riferimento al processo di "disincantamento del mondo", tipico della modernità scientifica, capitalista, burocratica e oggi, dovremmo aggiungere, digitale. Secondo Weber, la scienza e la razionalizzazione hanno privato la realtà del suo carattere magico, misterioso e divino. Si è generalizzata la perdita del sacro ma “gli dèi” non sono spariti, si sono solo nascosti. I grandi miti del passato, non trovando più spazio nella vita pubblica regolata dalla tecnica e dal calcolo, non sono scomparsi del tutto. Si sono ritirati nel privato, nelle relazioni intime o nell'arte, trasformandosi appunto in "dèi clandestini" (o entità nascoste) che continuano a muovere le passioni umane in modo sotterraneo e frammentato.
È facile negare Dio e ancor più dimenticarlo, ma molto difficile è sostituire il simbolo che Dio rappresenta. È evidente proprio nella attuale crisi dell’educazione. Secondo Charmet i nuovi genitori non pensano più che il bambino nasca all’ombra del peccato e che sia destinato a diventare un grande peccatore se continuerà ad assecondare la propria natura selvaggia, incompatibile con l’organizzazione della famiglia e della società.
Vedono il bambino come intrinsecamente buono, ricco di potenzialità e “saggio” fin dalla nascita. Non credono che debba essere addomesticato, ma piuttosto capito, protetto e valorizzato, nelle sue inclinazioni naturali. Non pensano che debba essere riscattato con l’educazione, cioè con le regole e i valori che gli dovranno essere imposti. La missione dei nuovi genitori non è più quella di "istruire e guidare", ma di accudire, di sintonizzarsi affettivamente per far sbocciare il talento del figlio. Non si nasce più come figli della provvidenza (o della natura) ma come programma dei genitori, che per il nuovo nato hanno previsto ogni cosa e possiedono risorse che in passato non erano disponibili. Questo cambiamento elimina il senso di colpa tradizionale, ma espone i figli moderni alla fragilità e al senso di colpa di deludere le alte aspettative genitoriali. Espone anche i genitori a sentirsi schiacciati sotto il peso di un’ambizione neppure compresa e all’obbligo dei risultati, oppure inconsciamente colmi di un odio risentito nei confronti di un “dono” che pensano abbia impedito loro di realizzare se stessi.
L’azione dei genitori sui figli può diventare così anche una forma di oppressione. I costumi familiari sono profondamente cambiati, anche per l’effetto dello sviluppo tecnologico e del pluralismo degli stili di vita. Si è scavata una distanza ormai strutturale tra famiglia e società che non lascia immaginare come i genitori potrebbero sentirsi gli intermediari della trasmissione culturale, come invece sanno di dover essere. Osservano inoltre nella vita sociale che chi prende decisioni importanti sulla vita delle persone, sembra sordo alle sofferenze create in nome del progresso.
C’è un inconscio nella pratica genitoriale che un tempo era gestito dal costume sociale e dalle sua microritualità quotidiane e ora è lasciato ai singoli. Non si può più quindi essere genitori come nel passato. Servono luoghi pubblici dove i genitori diventino esperti nell’arte dell’ascolto reciproco e della condivisione delle esperienze, che sono il primo luogo della formazione. Sappiamo quanto sia pesante questa gestione (si tratta di “dèi clandestini”!).
La società aperta è una grande opportunità di crescita culturale collettiva, nei gruppi di mutuo aiuto e nei centri per le famiglie, nelle scuole dei genitori e nei percorsi di educazione degli adulti. Sono utili anche forum e gruppi social, dedicati alla crescita dei figli, senza però trascurare i luoghi fisici dell'incontro interpersonale. Per rigenerare la democrazia si può quindi partire anche dagli affetti familiari e dalla immane ma necessaria fatica educativa. In molti lo stanno tentando.











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