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SETTIMANA FINANZIARIA. L'inflazione non molla, +2.9%

a cura di Stefano E. Rossi

 

L’Istat ha corretto la sua precedente e più ottimistica previsione del +2,8%, comunicata a inizio mese: l’inflazione ora è al +2,9%. Il Pil del secondo trimestre sale del +0,2%. Nel primo, era cresciuto del +0,3% trimestrale. Ma si "festeggia" comunque, perché ci aspettavamo il peggio. Ragionandoci, però, il secondo trimestre aveva ancora in mano un jolly. È lì che si erano concentrati i progetti di spesa del Pnrr dei Comuni e dei Ministeri ritardatari. Infatti, erano ancora in tanti a dover completare i cantieri e a collaudare gli investimenti entro il 30 giugno. Con la spinta delle fatturazioni di quest’ultimo trimestre, il Pil italiano ha quindi accelerato a sorpresa al +1% annuo. La previsione precedente era del +0,8% annuo. Ora però, il re è nudo. Finiti i 209 miliardi di euro dell’Europa, le casse dello Stato sono ritornate vuote. Ma il fatto peggiore è che non sappiamo, perché nessuno ancora ce lo sta dicendo, quali nuove misure di bilancio immagina di adottare il Governo per far crescere, anche solo di uno zero virgola, il nostro Paese senza più l’effetto doping del Pnrr.

 

Usa: fiducia dei consumatori ai minimi storici

Ad agosto l’Università del Michigan ha rilevato un crollo, con un livello pari a 51,0 punti, inaspettatamente basso rispetto alla previsione di 54,7. A luglio si trovava a 55,2 e un anno fa, ad agosto 2025 a 58,2 punti. Per la sua spietatezza, sorprende l’analisi di dettaglio che, da sola, fornisce il significato di questa caduta del sentiment dei cittadini statunitensi. In cima alle preoccupazioni c’è l’inflazione e la perdita del potere d’acquisto dei redditi personali. Inoltre, non sono rosee le aspettative sulle condizioni economiche. Sono diminuite del -11% a causa timori di imminenti ripercussioni negative sulle attività lavorative e del -17% per possibili peggioramenti di lungo termine nelle finanze personali. Il sentiment negativo coinvolge tutte le appartenenze politiche. Però, chi vota per il partito repubblicano accusa il calo mensile più marcato. Per loro, l’indice di fiducia è arretrato del -19% rispetto a prima del conflitto con l'Iran. È questo il livello più basso dalle elezioni presidenziali del 2024.

 

Valore Oro inviariato

Il metallo più prezioso ha chiuso la settimana a 4.377 dollari l’oncia (121 euro al grammo). Anche il dollaro muove poco e si ferma a 1,157 contro l’euro. In Europa i tassi del mercato monetario sono saliti negli ultimi due mesi, anticipando le prossime scelte delle Bce. L’euribor con scadenza a 3 mesi è ormai a 2,511%.

I prodotti energetici scontano gli effetti dell’escalation militare e dello stallo diplomatico nel Golfo Persico. Il greggio Wti in America sale a 82,40 dollari al barile (+5,40%) e il Brent in Europa a 88,60 (+6,04%). Si riaccendono i timori sulle scorte di gas per l’inverno. La sicurezza energetica dell’UE è a rischio e il gas Dutch Ttf ad Amsterdam sale del +9,54% a 60,845 dollari il MWh.

I blocchi navali incrociati di Usa e Iran a Hormuz continuano a bloccare le forniture e lo stoccaggio dell’Unione Europea è ancora fermo al 60,18% della capacità operativa. Rispetto all’anno scorso il livello delle scorte è inferiore del -12%. È un minimo storico per questo periodo dell’anno. Secondo le analisi di GIE (Gas Infrastructure Europe), l’associazione che raccoglie 71 operatori del settore, siamo esposti a un’estrema volatilità dei prezzi qualora si verificassero ondate di freddo precoce in autunno. Non tutti i Paesi però si trovano nella stessa situazione. L’Italia vanta un confortante 78,46% di saturazione dei depositi, mentre all’opposto la Germania ha un grado di riempimento solo del 49,24%. Sono in evidente difficoltà l’Ucraina (30,96%) e il Regno Unito (27,84%).

 

Piazza Affari: in calo i prodotti energetici

Settimana di stabilizzazione per la Borsa italiana che di fatto ha mantenuto i valori precedenti. Non vanno bene i titoli del comparto energetico. Enel è la peggiore (-5,47%), ma arretrano anche Italgas (-3,61%), Terna (-3,15%), A2A (-1,63%) e Snam (-1,16%). È invece buona la performance di Amplifon. La società leader mondiale nel settore degli apparecchi acustici e dei servizi per l’udito ha venduto la propria struttura in India alla locale società Hearzap. Il business indiano contava 115 cliniche e 460 dipendenti, con ricavi per circa 12 milioni di euro. L’amministratore delegato Enrico Vita afferma che la cessione contribuirà positivamente al margine EBITDA (utile operativo lordo) del Gruppo e non sono previsti oneri non ricorrenti significativi.

 

Il Borsino della settimana – rassegna dei migliori e dei peggiori titoli del listino FTSE MIB

I Tori: Amplifon +5,31%, Saipem +4,74%,

Gli Orsi: Enel -5,47%, Italgas -3,61%.

FTSE MIB: -0,27% (valore indice: 53.573)

 

I presenti commenti di mercato rivestono un esclusivo scopo informativo e non intendono costituire una raccomandazione per alcun investimento o strategia d’investimento specifica. Le opinioni espresse non sono da considerare come consiglio d’acquisto, vendita o detenzione di alcun titolo. Le informazioni sono impersonali e non personalizzate.

 

 

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