Osservando i nostri tempi
La nuova attenzione alla metamorfosi biologica e cerebrale della paternità
di Domenico Cravero

Quando si parla di perinatalità, l'attenzione educativa e clinica va quasi sempre nella stessa direzione: la madre, il suo corpo, la sua mente, il suo legame con il bambino. Il padre resta sullo sfondo. Eppure anche l’uomo che diventa padre attraversa una trasformazione psichica profonda — spesso senza parole per nominarla, senza uno spazio ove portarla e condividerla, senza nessuno che gli chieda come stia vivendo la novità misteriosa di essere padre per sempre. Anche se siamo culturalmente poco aiutati, è importante leggere la transizione da uomo a padre, il suo peso nelle dinamiche di coppia, e il sostegno che la cultura potrebbe offrire.
L'accoglienza e la protezione del neonato
Ci vengono in aiuto i nuovi studi neuroscientifici ed endocrinologici, i quali mostrano come la nascita della genitorialità maschile non sia solo un fatto culturale o psicologico, ma comporti una vera e propria metamorfosi biologica e cerebrale. È sufficiente il prendersi cura dei neonati, infatti, perché il corpo-mente ne sia modificato, anche per chi, come il padre, non vive la gravidanza e il parto, così come per la madre adottiva. Il cervello maschile si modifica profondamente per prepararsi, fisicamente e mentalmente, ad accogliere e proteggere il neonato.
Si tratta di un processo adattivo chiamato pruning (potatura sinaptica) che non è una perdita di capacità cognitive, ma il fatto neuronale del cervello che elimina le connessioni superflue per rendere più efficienti e rapide le aree dedicate alla cognizione sociale, all'empatia e alla comprensione dei bisogni del neonato. Avviene dunque qualcosa di simile e parallelo, pur in due condizioni così fisiologicamente diverse come lo sono la matrescenza e la patrescenza, che rendono realmente possibile, aldilà delle comode negazioni della cultura e del costume, una condizione paritaria tra donna e uomo nell’accoglienza e nella crescita di un figlio.
I processi neuronali e biologici dell’accudimento di un neonato sono ben più vari e complicati di quanto una certa mistica della maternità e poesia della genitorialità possa far immaginare. Nella neomamma il senso dell’olfatto si accentua, la pelle si popola di acni, il bisogno di mangiare aumenta. La nausea sembra una difesa naturale per proteggere il feto dalle tossine. La gravidanza modifica le basi neurali dell’io: il nucleo accumbens, l’amigdala e la corteccia prefrontale. L’ipofisi si allarga e crescono i recettori dell’ossitocina nel cervello e nell’utero. Aumenta il bisogno di compagnia e di coccole, diminuisce l’impulso sessuale.
Le novità degli studi epidemiologici
Nei neo-papà si registra un calo significativo dei livelli di testosterone che riduce i comportamenti aggressivi o orientati alla competizione, estranea all'ambiente familiare, favorendo la calma e l'accudimento. Aumentano i livelli degli ormoni legati al legame affettivo, simili a quelli materni, che stimolano l'attaccamento e la sensibilità verso i segnali di pianto o di disagio del bambino. Un dato interessante, emerso dalle ricerca neuroscientifica (attraverso le neuroimmagini), è che i cambiamenti biologici sono direttamente proporzionali al tempo speso nella cura. Più il padre è coinvolto attivamente nei compiti quotidiani (nutrire, cambiare, cullare), più il cervello si modifica e si adatta.
Esiste quindi una base neurale alla gestione cooperativa della vita familiare, oltre ogni divisione di ruolo. La genitorialità maschile, inoltre, non comporta solo fatiche-benefici a breve termine, ma offre anche vantaggi futuri. Studi endocrinologici su larga scala hanno rilevato che la genitorialità ha un effetto neuroprotettivo. I padri tendono a mostrare connessioni cerebrali più robuste e un invecchiamento cognitivo migliore rispetto a chi non ha avuto figli.
Non intendo certo dire che la paternità sia una questione endocrinologa, quando invece è una condizione innanzitutto antropologica e culturale. In articoli precedenti avevo accennato alla visione della paternità secondo J-L. Marion, come esempio eccellente di gratuità, in cui donatore, dono e donatario scompaiono, lasciando intravedere le condizioni pure del dono. Avevo citato anche la visione della paternità in San Tommaso, secondo cui il padre è il testimone di un rapporto umano (l’autorevolezza, l’affidabilità) entro il quale si sviluppa la vita personale (il debito familiare) e la trasmissione della cultura.
Gli studi epidemiologici non sono tuttavia secondari: i circuiti neuronali dell’accudimento sono attivi sia nella donna sia nei maschi, se lo vogliono. Partecipare attivamente alle cure modella e innesca ulteriori processi biologici. Il tempo che un padre trascorre in modo partecipativo con la mamma e l’affettuosità di cui è capace sono avvantaggiati da vari cambiamenti ormonali e neuronali. La capacità di adattamento si sviluppa, inoltre, in rapporto ai bisogni dei neonati.
Chissà che neuroscienze, antropologia e nuova cultura genitoriale diffusa non portino gradualmente a una maggiore situazione di reale parità! Anche questo potrebbe rivelarsi una valida prevenzione dell’attuale, irrisolta e intollerabile, violenza domestica.











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