Livia Turco: “Mai dimenticare il lavoro delle Madri Costituenti”
- Alberto Ballerino
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di Alberto Ballerino

La Fondazione Luigi Longo propone una rivisitazione della Costituzione al femminile con l’incontro ‘1946 Le madri costituenti al lavoro. 2026 Ottant’anni, giovane’ che si terrà giovedì 3 settembre alle 17,30 nella sua sede in via Baudolino Giraudi 421 a Castellazzo nell’ambito della rassegna E a un certo punto il Rosso cambiò colore. Il ruolo delle 21 donne elette nella Costituente sarà discusso da Bruna Bertolo, autrice del libro ‘Donne protagoniste per la Costituzione della Repubblica Italiana’, e da Livia Turco, presidente della Fondazione Nilde Iotti. A coordinare l'incontro Silvana Dameri della Fondazione Luigi Longo, parlamentare dal 1996 al 2006. Livia Turco oggi è alla guida di una Fondazione che è intitolata a una delle più famose Madri Costituenti. A lei chiediamo quale sia stato il ruolo avuto dalle donne nella elaborazione della Costituzione Italiana.
“Su 556 costituenti – dice - le donne sono 21, una percentuale dunque molto bassa. Nilde Iotti - che all'epoca aveva ventisei anni - ci ha sempre parlato della Assemblea Costituente come della sua più importante scuola politica e ci ha sollecitato a porre attenzione ad essa, ai suoi lavori e a quanto fatto dalle donne. Proprio per questo, come Fondazione Iotti, in occasione del settantesimo del voto alle donne organizzammo un convegno sulle donne costituenti. Per tutto il decennio dal settantesimo all’ottantesimo abbiamo lavorato sulle loro biografie, pubblicando anche un libro nel 2017. Ebbene, devo dire che abbiamo fatto sempre molta fatica a fare riconoscere il loro ruolo. Sono molto contenta che finalmente in questo ottantesimo invece ciò è avvenuto con la pubblicazione di libri e altre iniziative. Si è rotto il tetto di cristallo e devo dire che, tra tutti quelli di cui mi sono occupata, il riconoscimento del lavoro delle donne costituenti è stato uno dei più duri. Sicuramente dovevano competere con grandi personalità, però sia nelle discipline che nel dibattito pubblico c’è stata una difficoltà a ottenere la giusta attenzione nei loro confronti”.
Tra l’altro, alcune di loro ebbero un ruolo particolare nella Costituente. “Nilde Iotti, Teresa Noce, Maria Federici, Angela Gotelli e Tina Merlin fecero parte della Commissione dei Settantacinque che coordinava i lavori della Costituente”.

Le Costituenti avevano alle spalle la lotta antifascista. “Con modalità diverse avevano partecipato alla Resistenza e da ciò derivava in loro il sentimento profondo della solidarietà, della dignità umana, della democrazia e della libertà. Furono protagoniste a loro modo della battaglia per il voto alle donne. Avevano un forte legame con il popolo femminile, infatti esercitarono nell’Assemblea Costituente una funzione fondamentale proprio nel dare volto, voce e speranza alle donne italiane: questo è l’elemento forte che le ha unite. Il primo aspetto su cui hanno inciso è stato l’esercizio della rappresentanza con questo grande legame con il popolo delle donne. La loro principale preoccupazione fu di portare nell’Assemblea Costituente i problemi del mondo femminile”.
Si misurarono anche con forti stereotipi. “Alcune battaglie non riuscirono a vincerle come nel caso dell’accesso delle donne in Magistratura. Questo perché anche le persone di altissimo livello della Costituente avevano una cultura politica comunque segnata da stereotipi di genere. Tra chi si oppose all’accesso in Magistratura c’è addirittura un futuro presidente della Repubblica come Giovanni Leone”.
Nove Costituenti erano democristiane, nove comuniste, tre socialiste e una dell’Uomo Qualunque. “Avevano orgogliosamente il senso di appartenenza ai loro partiti ma seppero fare un mirabile gioco di squadra. Si sono trovate sempre unite in alcune battaglie. Un esempio è costituito dall’articolo 3 della Costituzione con i riferimenti sulla discriminazione di sesso e l’eguaglianza di fatto. Le due parole, sesso e di fatto, introdussero una concezione dell’uguaglianza che non era solo formale ma indicava una giustizia in grado di superare le discriminazioni. Gli emendamenti presentati erano sempre a nome di tutte. Altri articoli su cui si sono molto cimentate sono stati quelli sulla famiglia (29, 30, 31) in cui emersero le forti differenze esistenti tra le varie culture politiche insieme però allo sforzo di mediazione che portò a risultati importanti: l’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, il riconoscimento dei diritti dei figli e del sostegno alle famiglie numerose, il riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio. Certo, bisognerà arrivare al 2012 per avere una legislazione che compiutamente superi la distinzione tra figli nati dentro e fuori dal matrimonio. Importantissimo è stato l’articolo 37 su cui lavorò molto la piemontese Teresa Noce per la parità di accesso al lavoro, la parità salariale, la conciliazione tra vita lavorativa e vita famigliare. Un articolo importantissimo ancora oggi non realizzato perché la parità salariale resta una chimera. Incisero molto sull’articolo 48 per il diritto di voto e sull’articolo 51 per l’accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive. Lavorarono con grande impegno sui temi della pace, della cooperazione internazionale, del valore della scuola, dei diritti dell’infanzia”.











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