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OSSERVANDO I NOSTRI TEMPI

Un codice incancellabile: siamo tutti figli

di Domenico Cravero


L’amara conclusione della ricerca freudiana, secondo la quale la nostra nascita non ha altro sbocco che la morte (“si nasce per morire”), sembra indicare lucidamente lo sbocco di una certa cultura scientista, che considera le scienze fisiche e sperimentali come l'unico sapere valido per spiegare ogni aspetto della realtà. I discorsi scientifici sulle origini della specie umana e sulla nascita, che oggi i bambini ascoltano precocemente, sono informazioni tecniche importanti, ma lasciano del tutto irrisolta la densità della domanda di senso della coscienza che si interroga sulle origini, sul senso dell’Universo e quindi dell’umano.


L'evento della nascita

Il bambino, che evidentemente non cerca spiegazioni scientifiche sul mondo, ha bisogno di rassicurazioni. La sola comunicazione affettiva, tuttavia, non è sufficiente. I genitori tutti, credenti, atei o indifferenti, vivono nella generazione un’esperienza che è comune, dove cioè l’umano s’increspa e custodisce un inesprimibile rimando al mistero, all’inaudito. Non ci sono, infatti, prove empiriche che l’Universo non abbia alcun senso e alcuna destinazione. Il servizio di cui il figlio ha bisogno, all’opposto è pieno di significato, perché chiede una dedizione totale (e quindi “religiosa”) a un evento che chi gli ha dato la vita considera inaspettato, “sacro”, “separato” da ciò che è ovvio e calcolabile. Tutti i genitori lo sperimentano, nell’evento della nascita.

I poteri economici, attraverso i due canali del lavoro e del consumo, promuovono in ogni modo la liberalizzazione dei costumi, per moltiplicare le possibilità del mercato. La recentissima pubblicità dello smartphone Apple, dove un bimbo sorridente tiene in mano il “suo” iPhone, è accompagnata da un messaggio rassicurante: “Relax, tutto ok!”. Non c’è rischio che quelle manine sporche di pappa danneggino uno strumento tanto prezioso! Ma che un bimbo usi lo smartphone lascia davvero tranquilli? Sono sempre meno a pensarlo e ne conosciamo i motivi. Quel messaggio, in realtà, è la negazione di tutto ciò che la scienza oggi può dire alle mamme e ai papà di figli bambini. I genitori sono sempre più turbati dall’insensibilità di un capitalismo che non cerca altro che il profitto e gradualmente consuma le risorse di senso, che la cultura ha faticosamente accumulato nei secoli.

Una prima conseguenza di questo turbamento è la resistenza diffusa delle donne e degli uomini di oggi a diventare genitori. Una seconda può essere osservata nella difficoltà a cogliere i significati umani della generazione e a trasmetterli non solo ai figli ma a una collettività senza futuro e sempre più impaurita. La società dell’utile e del calcolo, in cui siamo immersi, tuttavia non ha il potere di gelare al suo sbocciare l’esperienza dell’amore genitoriale incondizionato. Il venire al mondo, sporchi e ripugnanti, con un taglio che genera urlo e pianto, il dibattersi nel sangue, il bisogno immediato di essere lavato, profumato, preso in braccio, non è solo una domanda di cura ma è l’annuncio essenziale dell’umano.

Il valore dell'abbraccio

Siamo esseri “mancanti” e proprio per questo abbiamo bisogno di essere stretti tra le braccia di chi ci ha voluti, desiderati e accolti. Appena avvertiamo la nostra impotenza, infatti, possiamo mascherarla con l’arroganza oppure risolverla con ciò che l’abbraccio rappresenta: la bontà, la tenerezza, il dono. Oggi sembra prevalere la prima, ma il mondo va avanti perché la seconda è ancora maggioritaria. Il rischio però è che la cultura tenda sempre più al nichilismo. Un cammino che non portasse da nessuna parte, che si piegasse circolarmente su sé e non vedesse che cose, sensazioni, emozioni, diventerebbe un labirinto che esaurisce la vita. Ci obbligherebbe a guardare rassegnati a un “avvenire dove le preoccupazioni sono le libertà individuali e i piaceri privati” (Marcel Gauchet).

Esiste però una misteriosa unità, una strana coerenza nella vita umana. L’esistenza umana è un percorso che sviluppa ciò che è contenuto all’origine, nella generazione appunto, biologica o simbolica. Per questo, alla vita è essenziale il sogno che è il desiderio di sviluppare all’infinito la beatitudine della simbiosi materna, la cui intensità si è fissata indelebile nella memoria. Su questo enigma hanno indagato anche studiosi di grande calibro come Pitirim Sorokin: nella nostra vita, a dispetto di tutte le contraddizioni e le smentite, emerge un progetto, un’identità unica, originale, personale. Si compie così il paradosso della libertà umana, che prima di essere esercitata, deve essere suscitata dall’amore dell’altro, in particolare dall’attaccamento alle figure genitoriali. Solo questa sana dipendenza dalla cura ci rende liberi. In famiglia, infatti, il rapporto tra genitori e figli si pone diversamente da ciò che avviene nella società: i membri di una famiglia non comunicano secondo un linguaggio di generico rispetto, valevole per “estranei” (i “soci”), ma secondo un codice generativo, la donazione d’amore che ci costituisce tutti figli.

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