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Ex Ilva: "fiammate" di speranze e timori a Novi Ligure e a Genova

di Alberto Ballerino

 

Segnali contrastanti per quanto riguarda l’ex Ilva. Da una parte si registra una generale soddisfazione per la scelta del Consiglio di presidenza di Federacciai di dare il via libera al presidente Antonio Gozzi per sondare il terreno al fine di capire se si può arrivare a costruire una proposta concreta. È ormai noto che ci sono molte aziende italiane che hanno manifestato interesse alla ripresa del colosso siderurgico. Tra queste figurano Arvedi, Marcegaglia, Feralpi, Duferco, Beltrame, Dalmine e Lucchini. Secondo Gozzi nella cordata ci sono praticamente tutte le principali imprese italiane dell’acciaio. Questo nonostante il decreto della Corte di Appello di Milano che ha ordinato lo spegnimento dell’area a caldo di Taranto entro il 26 ottobre: qui in pratica non si può fare nulla in quanto il possibile ricorso in Cassazione richiederebbe un’attesa di due anni inconciliabile con i tempi di azione della situazione attuale.

L’entusiasmo verso la discesa in campo ufficiale di Federacciai è temperata dai timori per il destino degli stabilimenti di Novi Ligure e di Genova. La sensazione avuta nelle ultime settimane, soprattutto nell’ambito delle trattative con l’indiana Jndal Steel International, è che si stiano cercando soluzioni su Taranto, per la quale si procede con un ritmo diverso. Inoltre, si è entrati ormai nell’ottica di ragionare sugli esuberi, il tema per la prima volta è stato toccato in una riunione formale a Roma nei giorni scorsi. Anche dal punto di vista sindacale si incomincia a muoversi in questo senso, in particolare la Uil che a Taranto è in maggioranza. Il problema comunque riguarda le ricadute su Novi e Genova.

Non bisogna dimenticare, infatti, che entrambi i lavoratori dei due stabilimenti hanno tenuto botta durante la vertenza, mantenendo uno spirito unitario che è stato molto importante anche per Taranto e più in generale per la siderurgia italiana. Ora, però, non si vorrebbe dovessero pagare dazio come ricompensa per avere fatto una scelta costruttiva. Il pericolo, in altre parole, per le unità produttive delle due città è di rimanere tagliati fuori da un progetto industriale, finendo ridimensionati da un punto di vista produttivo. Soprattutto per ciò che riguarda Novi Ligure, che non ha né i numeri, né la stessa forza politica e sociale di Taranto, dove sono coinvolte migliaia di famiglie.

Oggi, il presidente della Regione Liguria Marco Bucci a margine di una conferenza stampa ha fatto sentire la sua voce, ricordando che nell’accordo “c’è scritto che alcune aree dell’Ilva torneranno a Genova per altre attività. È scritto nel bando di gara che chi prende deve dare una certa quota per le imprese produttive di Genova”.

Anche a Novi Ligure, nell’ipotesi peggiore, si pensa a un piano B. Il suo stabilimento lavora l’acciaio e produce laminati: se non si potrà più lavorare quelli provenienti da Taranto, si guarderà altrove, come hanno ricordato sindacati e primo cittadino, Rocchino Muliere. Intanto, si è tutti in attesa di ascoltare le proposte che verranno dalla cordata di Federacciai, sperando si possa invertire quanto stava emergendo negli ultimi tempi dalle trattative con l’indiana Jndal Steel International.

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