Le minacce a "Naza": autogol perfetto del governo Netanyahu

Autolesionismo o autogol di un Potere fuori controllo. È la tesi che circola in Israele all'indomani delle minacce e accuse a trecentosessanta gradi rivolte dall'establishment a Yuval Abraham e Rachel Szor, autori del docufilm Naza, applauditi alla Mostra internazionale di Venezia da una stand ovation di 25 minuti.
A riportare in primo piano la vicenda è ancora una volta il quotidiano progressista Haaretz, fiera e acerrima voce critica del premier Netanyahu. In un articolo, infatti, il giornale di Tel Aviv riporta l'analisi dall'Istituto per gli Studi sulla Sicurezza Nazionale, secondo cui è il terrorismo ebraico in Cisgiordania a minacciare la sicurezza di Israele. Parole chiare che non si piegano a contorsioni di parte. La violenza dei coloni, intensificatasi dopo l'attacco di Hamas al sud di Israele, spiega Haaretz, citando l'Istituto "si è evoluta da un problema locale di ordine pubblico in una vera e propria minaccia strategica per lo Stato di Israele e il suo carattere democratico".
Ancora. "La scarsa efficacia delle forze dell'ordine nell'applicazione della legge contro i coloni violenti, un sistema giudiziario indebolito e la mancanza di sostegno politico per agire contro i responsabili stanno "creando una realtà caratterizzata da illegalità, mancato riconoscimento delle istituzioni statali e perdita del monopolio statale sull'uso della forza", avverte il rapporto, aggiungendo che "Israele non può considerarsi uno stato governato dal diritto, con un esercito imparziale... e allo stesso tempo acconsentire a un'applicazione selettiva della legge, rimanere inerte e offuscare i fatti".
Sul clima di intimidazione mediatico e non, che si è sviluppato attorno a Naza, il quotidiano israeliano cita alcuni emblematici episodi; su tutti il murale apparso ieri, martedì 15 settembre, a Ashdod, città costiera a una ottantina di chilometri da Gerusalemme, con l'immagine dei registi e la scritta sovrimpressa "traditori". Perfettamente in linea, verrebbe da dire, con la campagna di denigrazione orchestrata da giorni dal ministro della Cultura MIki Zohar, che anche oggi ha lanciato la sua dose di intimidazione su Yuval Abraham e Rachel Szor, affermando - sottolinea Haaretz - "di aver chiesto ai servizi segreti israeliani di indagare sulle fonti di informazione utilizzate nel film".
Intanto, secondo quanto rivela ancora Haaretz, il Capo di Stato Maggiore delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), Zamir, ha incaricato l'intelligence militare, il Corpo degli Avvocati Militari e l'Aeronautica Militare israeliana di iniziare a identificare i soldati presenti nel film. Tuttavia, al di là se vi sono le condizioni di base per un'azione penale, Zamir si è "guadagnato" le critiche di più ufficiali per avere criticato il film prima di averlo visto.
Un altro boomerang per Netanyahu mentre implacabile si avvicina il momento delle elezioni.











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