La tragedia dei bimbi ucraini rapiti, intervista allo storico Bruno Maida
- Alberto Ballerino
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di Alberto Ballerino

La guerra in Ucraina sta purtroppo coinvolgendo anche bambini e ragazzi, come peraltro accade in tanti altri conflitti in atto nel mondo. Questo tema viene affrontato in un suo libro dal professore Bruno Maida, docente di storia contemporanea all’Università di Torino e tra i massimi esperti in Europa sul mondo dell’infanzia. ‘I tamburi di guerra mi fanno tremare. L’infanzia in Ucraina’ (Laterza 2026) è il titolo del volume che l’autore presenta giovedì 30 luglio alle ore 18 presso il Chiostro della Biblioteca Civica Centro Comunale di Cultura “Guido Capurro” in via Marconi 66 a Novi Ligure. Con lui dialogherà la direttrice dell’Isral, Antonella Ferraris. La stessa sera, alle ore 21, presso la Sala Incontri Casa del Giovane di via Gagliuffi, sempre a Novi Ligure, Maida terrà una lecture dal titolo ‘Ritorno ad Auschwitz, appunti preparatori per un viaggio ad un campo di sterminio nazista’. Con lui oltre ad Antonella Ferraris ci sarà anche Cesare Manganelli, ricercatore dell’Isral.
“Oggi c’è una polarizzazione – dice Bruno Maida – tra chi sta da una parte o dall’altra sulla guerra in Ucraina. Credo invece sia necessario tornare agli aspetti fondamentali, prima di tutto il diritto umanitario e quello internazionale. Per fare questo, elemento importantissimo è tornare alle condizioni dei civili e in particolare all’infanzia”.
Il coinvolgimento dei bambini nella guerra in Ucraina avviene in diversi modi. “Innanzitutto, l’invasione russa determina una sorta di condizione dell’infanzia che deve imparare la guerra: i bombardamenti; lasciare le proprie case; condividere la paura; non potere avere più gli spazi e i luoghi della socialità come sicuri; ripensare i propri rapporti con la scuola, i compagni, gli insegnanti diventati precari; misurarsi con la morte. Significa fare una accelerazione e una torsione della infanzia che porta alla sua fine. Essendo una guerra con fasi molto diverse ed estremamente lunga, la crescita di questi bambini e le sue trasformazioni coincidono con il conflitto”.
L’Ucraina ha fatto parte fino a non molti anni fa dell’Unione Sovietica, la militarizzazione dell’infanzia è un aspetto presente anche prima della guerra. “Ora esistono luoghi di formazione e di educazione alla guerra, di insegnamento all’uso delle armi. C’è poi una forte educazione patriottica, fortemente militarizzata, nelle scuole che non è solo dell’Ucraina ma di tutti i paesi in guerra. Si tratta di uno spostamento dell’asse educativo anche verso una sorta di partecipazione al conflitto. Questo non avviene in modo attivo nel senso dei bambini soldato”. Un fenomeno quest’ultimo presente in altre parti del mondo. “Ci sono circa settanta conflitti aperti. In una parte del mondo, soprattutto in Asia, abbiamo anche se limitato il fenomeno della partecipazione diretta con le armi dei bambini alla guerra. Va tenuto presente che nella definizione dell’Onu, quella della convenzione internazionale sull’infanzia di New York del 1989, per bambino si intende tutti coloro che sono di età inferiore ai 18 anni. Una definizione molto ampia dal punto di vista anagrafico per cui è molto difficile capire quali sono i bambini che combattono perché a 17 anni e mezzo sei considerato tale. Il confine quindi è molto labile”.
L’aspetto forse più particolare che ha coinvolto l’infanzia nella guerra in Ucraina e su cui non ci sono tantissime informazioni e il rapimento o spostamento forzato di bambini da questo paese alla Russia, in particolare nei territori di confine. “In parte dipende dal fatto che le famiglie povere o in cui c’era un solo genitore mandavano spesso i bambini in colonie estive al confine. È una vicenda complicata, non è chiara la dimensione quantitativa. Molti bambini nei villaggi estivi delle zone di confine sono stati portati direttamente in Russia, sparendo. Come è noto, c’è un grande impegno da parte della Chiesa e di organizzazioni internazionali per loro, non si sa in quali condizioni si trovino. Questo è avvenuto nell’ambito di un processo di russificazione delle zone di confine, cosa che avviene in tutti i paesi in cui ci sono territori contesi. Penso che questo comportamento sia dovuto all’idea di usare l’infanzia come bottino di guerra ed elemento di ricatto oppure nel tempo lungo di ripopolamento della Russia, considerando quanti giovani soldati di questo paese sono morti”.
Nella tragedia ucraina si riflette la crisi del diritto internazionale. “Rispetto a quanto è accaduto relativamente al rispetto del diritto umanitario internazionale negli ultimi cinquant’anni si è progressivamente determinato un miglioramento della condizione dell’infanzia nelle zone di guerra in generale. Però negli ultimi anni, in particolare nel caso dell’Ucraina e della Palestina, si tende a peggiorare. Ho citato Palestina e Ucraina perché sono gli esempi più macroscopici che conosciamo ma ci sono anche Mhali, Sudan e altri paesi. Nella crisi del diritto umanitario internazionale l’infanzia rappresenta una cartina di tornasole estremamente evidente”.







