A mezzo secolo dal golpe militare, l'Argentina alle prese con le "verità" del presidente Javier Milei
Aggiornamento: 11 ore fa
Ad Alessandria due giornate di riflessione sulla tragedia che costò al popolo argentino decine di migliaia di vittime e desaparecidos. Intervista allo storico Michele Porciello, università di Genova
di Alberto Ballerino

Cinquant’anni fa in Argentina iniziava il tragico periodo della dittatura militare, con a capo il generale Videla.[1] Ad Alessandria si riflette su questa sanguinosa pagina di storia del Novecento con due giornate che hanno come protagonisti storici conosciuti e apprezzati per i loro studi sul paese sudamericano. Martedì 29 settembre alle ore 16,30 presso la sala Incontri dell’Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea (Isral) in via dei Guasco 49, Michele Porciello (Università di Genova) e Roberto Maccarini (Università di Genova) dialogheranno sulla teoria dei “los dos demonios” tra storia e manipolazione. L’incontro è organizzato dall’Isral con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria e il patrocinio dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri.
Mercoledì 30 settembre alle ore 11 presso il Digspes a Palazzo Borsalino in via Cavour 84 si terrà l’incontro con lo storico Carlo Greppi, che presenterà il volume ‘Figlia mia. Vita di Franca Jarach, desaparecida’. Precederanno i saluti istituzionali di Irene Molina (assessora all’Università e Istruzione Comune di Alessandria), Giorgio Barberis (direttore DIGSPES, Università del Piemonte Orientale) e Mariano G. Santaniello (presidente Isral). Carlo Greppi, tra l’altro, ha vinto il premio Acqui Storia per la sezione storico-divulgativa, proprio con il romanzo oggetto della conferenza. L’iniziativa è organizzata dall’Isral in collaborazione con Comune di Alessandria e l’Università del Piemonte Orientale e con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria e Fondazione CRT.
“L’Argentina – spiega Michele Porciello - ha fatto da subito i conti con le stragi dei militari nel periodo di Alfonsin, presidente eletto democraticamente dopo la caduta della dittatura. Furono fatte una relazione, un processo e una pubblicazione dove si cerca di capire cosa è successo. Ma questo fare i conti con il passato in realtà è durato per questi cinquant’anni. Ogni volta che cambiava un presidente, questa pagina drammatica di storia è stata sempre riletta. Oggi si cerca ancora di fare i conti con questo passato ma il potere politico legge a suo uso e consumo il dato storico: da una parte c’è l’aspetto di manipolazione politica e dall’altra parte c’è la storia che ci dà numeri, fatti, eventi. Javier Milei e soprattutto la sua vice ora hanno comparato le vittime della dittatura con quelle di una guerriglia che c’era negli anni Sessanta e Settanta”.
Si sta discutendo anche sul numero dei desaparecidos sia stato di trentamila o no. “Qualcuno chiede perché trentamila. se non ci sono le prove. È stato risposto che non si possono contare trentamila persone, considerando anche i viaggi della morte con le vittime buttate giù nel mare da aerei. Il governo mette comunque in dubbio il numero, come se ottomila o diecimila persone uccise fosse una cosa meno grave di trentamila”. E si parla anche di bambini scomparsi. “L’altra questione è dei bambini rubati alle madri. Donne che venivano fatte partorire nelle prigioni con i figli poi dati alle famiglie dei gerarchi. Sono cresciuti, chiamando papà il carnefice dei genitori. Questa è l’altra questione che poi si è aperta”.
I tentativi di manipolazione della storia oggi non avvengono solo con Milei. “Non solo in Argentina oggi si riprende un discorso che ha funzionato come dispositivo di potere cinquant’anni fa. Lo ritroviamo in diverse realtà Latino americane. In altre parole, oltre all’esperienza di Milei in Argentina, abbiamo quelle dell’Equador, del Cile con un presidente quasi nostalgico di Pinochet, della Colombia. Nell’America latina di oggi si parla di Nueva Derecha. Questo nello specifico ma se allarghiamo l’orizzonte vediamo che le autocrazie si affermano in diverse realtà mondiali. C’è una parola, genocidio, molto utilizzata dopo che si è saputo cosa accadde in Argentina e oggi è diventata di nuovo attuale. Ci sono degli elementi declinati che riportano le lancette dell’orologio cinquant’anni indietro ma con una tragicità maggiore”.
La storia si può insegnare ma dipende dall’allievo. “Se non è molto bravo si fanno dei danni. I dittatori di cinquant’anni fa parlavano di un nemico interno da combattere. Con Trump oggi abbiamo questo linguaggio del nemico interno. I cattivi allievi della storia utilizzano un discorso e lo ripropongono, cambiando il soggetto. Per esempio, in Italia oggi il nemico interno è l’immigrato e negli Stati Uniti si parla ancora una volta di comunismo. Si tratta delle stesse dinamiche utilizzate dalla dittatura militare argentina di cinquant’anni fa”.
Oggi però l’esercito non rappresenta più un pericolo. “Dal 1983 fino ad oggi i presidenti dell’Argentina sono stati eletti democraticamente. Non ci sono stati più tentativi di golpe, l’esercito risponde alle dinamiche democratiche”.
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