La santità di Francesco nella graffiante matita di Altan
Aggiornamento: 15 ore fa
di Marco Berruti

Avremmo voluto partecipare all’abbuffata Francescana - niente male come ossimoro - con una proposta musicale. Purtroppo però siamo stati battuti sul tempo e L’infinitamente piccolo branduardiano, capolavoro di commistione fra letteratura e preghiera, musica popolare e colta, che il maestro della Fiera dell’Est ha realizzato ormai venticinque anni fa, è stato utilizzato da Rai Uno per uno degli speciali dedicati all’ottavo centenario della nascita del santo di Assisi.
Poco male perché, da quegli amanti della sotto cultura che siamo, abbiamo un piccolo asso nella manica. Non è l'immagine proposta generata dall'Intelligenza artificiale, per quanto simpatica. Stiamo parlando di Franz di Altan, al secolo Francesco Tullio-Altan. Una storia alternativa di San Francesco, pubblicata su Linus nel 1981 a puntate e uscita per Bompiani a inizio 1982. È stata riproposta per uno speciale di Repubblica dedicato ad Altan e ai suoi romanzi a fumetti a inizio millennio ed è di profonda attualità. Si tratta di una biografia dissacrante: Francesco entra nel mondo grottesco di Altan, dove anche le aspirazioni più alte si mescolano alla vanità, all’ambizione e alle miserie umane. Il desiderio di santità diventa anche desiderio di affermazione, di lasciare un segno. C’è irriverenza, certo. Ma l’irriverenza convive con l’ammirazione. Altan, dietro un cinismo solo apparente, aveva fatto un lavoro a suo modo filologico. Gli stessi frati della basilica di Assisi lo apprezzarono, tanto da vendere il libro nei loro locali.
L’affetto di Altan traspare. La caricatura permette di arrivare alla profondità che al santino è preclusa. Altan ha un tratto greve ma non è esente dalla sacralità. Una sacralità terrena e generosa che dà peso ai corpi, li espone al ridicolo, ma conserva una pietà per la loro fragilità. E la fragilità è come la povertà, è terrena, riguarda il pane, i vestiti, il freddo, il rapporto con chi possiede e con chi non ha nulla. In Francesco la spiritualità passa attraverso questa concretezza, attraverso un corpo che ha bisogno degli altri e si espone al mondo. Il tratto greve di Altan restituisce alla santità un tratto di vulnerabilità che nasce dalla condivisione della vita terrena.
Torniamo così all’infinitamente piccolo branduardiano e finalmente possiamo ascoltarlo[1].
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