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L'opinione dell'esperto: strana e confusa la guerra dei generali russi

di Michele Corrado*

Secondo le vari dottrine militari occidentali (compresa quella della Nato), nella concezione, organizzazione e condotta di qualsiasi tipo di operazione militare è necessario attenersi ai nove Principi dell’Arte della Guerra.


I nove principi dell'arte bellica

Elenchiamoli nel dettaglio (la sequenza è tratta da una delle tante pubblicazioni dottrinali che le riportano, in questo caso: “SME - 6666 EI - 1A, La Dottrina dell’Esercito Italiano ed. 2002”, cap. I para 3), con a fianco una sintetica esemplificazione:

- chiarezza dello scopo (dove si vuole arrivare con l’azione militare);

- unitarietà di comando (a capo dell’operazione vi deve essere un unico comandante);

- morale (è il “carburante” delle truppe; senza un morale alto è impossibile iniziare qualsiasi operazione);

- mentalità offensiva (entrare in operazioni per vincere);

- sorpresa (può essere un moltiplicatore di forze che consente di prevalere anche con rapporti di forza negativi);

- massa (concentrazione di forze momentanea per determinare una superiorità locale);

- economia delle forze (utilizzo delle sole forze necessarie per il conseguimento di un determinato obiettivo);

- sicurezza (negare informazioni all’avversario in modo da rendere incerta la sua pianificazione);

- semplicità (facile comprensione ed attuazione a tutti i livelli, degli ordini diramati).

Solo attenendosi a tali capisaldi è possibile conseguire il successo nella condotta di una operazione militare.

Dei nove principi, alcuni sono comunque presenti, altri possono anche non esserlo; quelli basilari sono: chiarezza dello scopo, unitarietà di comando, morale, mentalità offensiva, sicurezza. I rimanenti non è detto che possano o debbano essere presenti. È certo che senza i basilari gli altri perdono di significato; ovviamente, tutto è funzione dell’avversario.


L'applicazione dei principi nell'invasione dell'Ucraina

Vediamo ora di applicare ogni singolo principio alle modalità d’azione delle Forze russe nelle operazioni in corso in Ucraina.

La “chiarezza dello scopo” doveva essere scontata: annettersi l’Ucraina; le modalità, confuse. Si è partiti con una operazione militare speciale di denazificazione (non si è capito se del territorio o della popolazione ucraina), per finire con l’annessione di parti di territorio ucraino prima occupato e poi abbandonato. Ciò sta determinando estrema confusione sul cosa si stia facendo.

Con “unitarietà di comando” si può affermare che inizialmente ogni componente delle Forze russe aveva un comandante diverso; solo successivamente, visti i disastrosi risultati sul terreno, è stato definito un comandante unico.

Il “morale” delle Forze russe risulta alquanto incerto (pur con qualche distinguo vista la moltitudine delle unità impiegate), è comunque fortemente soggetto ad influenze esterne date dalla possibilità di accesso ai media ed alla non chiara comprensione del perché si siano ritrovati a condurre un conflitto ad alta intensità essendo scarsamente preparati (le perdite subite non possono essere nascoste a chi combatte).

La “mentalità offensiva” è risultata assente. Evidentemente i vertici del Cremlino ipotizzavano una semplice operazione di show the flag in territorio amico, non a caso hanno mandato in avanti reparti di polizia militare che sono stati completamente annientati dalle Forze ucraine.

La “sorpresa” è stata subita dai russi che non credevano di dover combattere realmente e contro un avversario oltremodo motivato.

La “massa” è stata scoperta in un secondo tempo dai russi, quando hanno compreso che avendo truppe sparpagliate, su di un territorio troppo vasto, riuscivano soltanto ad incrementare le perdite.

La “economia delle forze” non pare sia un principio che mostri qualche applicazione in questo conflitto, almeno in episodi significativi.

La “sicurezza” è stata carente; utilizzare comuni cellulari da parte dei Comandanti russi per la diramazione di ordini ha portato ad una facile intercettazione delle comunicazioni ed ad una conseguente distruzione dei siti e del perdonale (Comandanti compresi), dai quali erano partite le comunicazioni (si consideri l’elevato numero di ufficiali generali caduti).

La “semplicità”, in questo caso è ininfluente data l’indeterminatezza della “chiarezza dello scopo”. Appare inutile, ammesso che sia stato fatto, emanare ordini semplici e comprensibili per il conseguimento di uno scopo confuso.


Le fosse comuni di Kherson

Dottrinalmente, il Comandante ideale è quello che riesce ad assolvere la missione assegnata senza combattere, preservando quindi le forze sotto il suo comando. Risulta quindi chiaro come i Principi abbiano una loro validità intrinseca e la loro mancata attuazione porti a risultati rovinosi, come le azioni delle truppe russe in Ucraina stanno dimostrando.

Negli ultimi giorni sono uscite notizie relative al ritrovamento, nella città di Kherson, di fosse comuni di militari russi caduti in combattimento. Ciò significa che i russi non hanno avuto la capacità di sgomberare le loro perdite al di là del fiume. In questi casi si procede alla realizzazione di cimiteri militari di circostanza in vista di una successiva definitiva sistemazione.

Il fatto che questo non sia avvenuto induce a ritenere, molto più di accurati studi sulle capacità delle Forze russe, quali siano le loro reali condizioni morali e materiali.



* Col. in Ausiliaria Esercito Italiano

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