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Il "Vannacci lanciato": la nuova specialità politica di Cirielli

Ma la sortita del viceministro degli Esteri mette in imbarazzo Fdl


di Alberto Scafella


C’è una domanda che, prima o poi, qualcuno alla Farnesina dovrebbe rivolgere a Edmondo Cirielli: ma lei, esattamente, di cosa si occupa? Perché mentre il mondo cambia, le guerre ridisegnano gli equilibri internazionali, l’Africa diventa il nuovo terreno di competizione tra potenze, il Mediterraneo è una polveriera e l’Europa cerca disperatamente una politica estera degna di questo nome, il viceministro degli Esteri italiano si è inventato una nuova specialità politica mutuata dallo sci: il "Vannacci lanciato". Di qui, l'offerta al generale dei para di un ruolo istituzionale nel prossimo governo, naturalmente a guida destra-centro.

Infatti, dal buen ritiro di Ischia, Ciriello ha dichiarato di augurarsi non soltanto di poter governare insieme fondatore di Futuro Nazionale, ma si è augurato di chiedergli una sua futura collocazione ministeriale. Un invito che Fratelli d’Italia, partito cui appartiene il vice ministro, in realtà ha bloccato urbi et orbi con una precisazione inequivocabile: Cirielli parlava a titolo personale. Insomma, il viceministro invita, il partito, con imbarazzo, precisa... Una forma particolarmente raffinata di collegialità, non c'è che dire.

Dopodiché appare chiaro che il problema non è Vannacci, ma lo stesso Cirielli, perché la sortita racconta molto di più di una semplice opinione personale. Racconta la difficoltà di una parte della destra di governo a resistere alla tentazione di inseguire la destra estremista. Cirielli sostiene addirittura che Futuro Nazionale potrebbe dare una «spinta maggiore» sulla sicurezza e indurre Fratelli d’Italia a concentrarsi maggiormente su questo tema. Che è un’affermazione straordinaria. Perché se dopo anni di governo Fratelli d’Italia ha bisogno di Vannacci per ricordarsi che esiste la sicurezza, allora forse il problema davvero non è Vannacci. È di chi governa.

E qui arriviamo alla parabola di Cirielli. La sua biografia ufficiale racconta una carriera militare limitata, in Accademia militare poi nell'Arma dei carabinieri, e una politica lunghissima, che in sintesi passa dall’elezione in Consiglio regionale della Campania nel 1995 all'elezione alla Camera, infine alla vicepresidenza degli Esteri. Un percorso che non ha avuto esattamente bisogno di un navigatore e che, giustamente reclama una visione meno ridotta da chi è oggi alla Farnesina. All'opposto Cirielli che cosa offre al Paese: l'imbarco di Vannacci. Sia chiaro, in democrazia si può parlare di tutti e con tutti. Ma è l’entusiasmo con cui sembra voler portare dentro il governo Vannacci ad apparire sospetto. Perché una cosa è rispettare il consenso degli elettori. Un’altra è trasformare il consenso elettorale in una patente automatica per occupare posti di governo. Cirielli sembra aver già preparato il casting in caso di vittoria elettorale, indifferente o quasi al fatto che a guidare partito e coalizione sia l'attuale Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che non ha finora accolta a braccia aperte Vannacci. Anzi.

Il che anticipa un altro paradosso cirielliano: un viceministro degli Esteri dovrebbe contribuire a costruire l’immagine dell’Italia nel mondo. Invece, il nostro sembra impegnato soprattutto a spiegare come dovrebbe cambiare l’Italia tra le sue mura amiche. Ed è questo, forse, l'aspetto più interessante della sua proposta: non tanto perché abbia «scoperto» Vannacci. Ma perché, nel tentativo di corteggiarlo, ha involontariamente ammesso che una parte del destra-centro teme di perdere voti proprio alla sua destra.

È la vecchia politica italiana trasformata in una gara di velocità. Uno corre verso destra. L’altro lo segue. Il terzo gli corre dietro per non perdere il primo. E alla fine qualcuno si accorge che non sta più governando. Sta semplicemente inseguendo il sondaggio. Cirielli, naturalmente, può continuare a dire che si è trattato soltanto di una considerazione personale e teorica. Lo ha già precisato dopo la reazione fredda del partito. Ma la politica ha una caratteristica fastidiosa: le parole dette da un viceministro restano parole dette da un viceministro. Soprattutto quando il viceministro parla proprio del possibile futuro della coalizione di governo. E allora la domanda da fare a Cirielli non è se Vannacci possa fare il ministro. La domanda è molto più semplice: Cirielli, lei che fa il viceministro degli Esteri, quando pensa di occuparsi degli Esteri?

Perché Vannacci, almeno, una cosa l’ha già capita, fin dai tempi della Lega, quando Salvini lo promosse ai vertici dall'oggi al domani: in politica italiana, per diventare ministro, qualche volta basta che qualcun altro lo chieda al posto tuo. E Cirielli, con questa uscita, ha appena presentato la domanda.

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