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Detto in pochissime parole. La Terra brucia e loro parlano di sicurezza, ma per chi e per che cosa?

di Indiscreto controcorrente


Ghiacciai che esistono soltanto nelle cartoline ricordo. Incendi che si sviluppano da un capo all'altro del mondo. Fiumi in secca diventati rigagnoli. Un calore che toglie il respiro e finisce per stordire, a volte per sempre. L'umanità è al collasso, ben oltre il rischio emergenza, perché l'emergenza è diventata normalità, insopportabile però per i normali.

Eppure tutti si affannano a parlare di sicurezza. Naturalmente quella dettata dalle invasioni di torme eterodirette di migranti, dalle relazioni degli 007 sulle infiltrazioni jihadiste, dai commenti se l'Italia ha fatto bene o male a chiudere Schengen, come se chi governa avesse la sfera di cristallo, e dalle città insicure, che sembrano diventate ostaggio di masse di criminali, luoghi in cui film come 1997: fuga da New York sono diventati realtà. E lo si fa anche con argomenti tutt'altro che speciosi, tutt'altro che deprivati di buon senso. In alcuni casi, deo gratias, si cerca persino di evitare la predica che conduce irrimediabilmente a concludere "l'avevo detto".

Si parla anche delle morti sulle strade e sul lavoro, quelle dettate da comportamenti irresponsabili per la velocità e da superficialità nell'adottare misure di prevenzione, ma superata la notizia, sono comunque fuori registro del cambiamento climatico. Nessuna correlazione. E perché si dovrebbe, visto che esiste e lotta contro quello stesso cambiamento climatico, che produce effetti devastanti sulla qualità della vita, il partito del negazionismo esasperato?

Ma è nei ragionamenti sulla sicurezza che si avverte l'eco dell'inutilità prodotta a ritmi industriali. Metodo non estraneo alla volontà di distrarre le masse dalla catastrofe ambientale verso cui si sta andando incontro, lasciandole a baloccarsi nelle ferie d'estate nell'ignoranza più profonda. Non per assenza di informazione. Ma per l'assenza della classica visione d'insieme che sarebbe oggi più che mai necessaria.

Il rovescio della Grande Guerra. All'epoca era l'orrore permanente a rendere tutti ciechi e sordi. Oggi lo è il consumismo e l'arroganza che ne deriva a rendere ciechi e sordi ai disastri naturali, con l'idea diffusa che qualcuno avrà interesse a trovare la soluzione. Ma quale? E in tempo utile per tutti? Forse che madre natura, la Madre Terra, che ha alle sue spalle quattro-cinque miliardi di vita e la prospettiva di viverne altrettanti, sia interessata più di tanto ad ospitare una specie che non fa altro che violentarla, offenderla e avvelenarla con il proprio egocentrismo?

Meschini. Autoreferenziali. E persino un po' pappagalli a ben vedere. Papa Francesco ha avvertito il mondo che si stava e si sta combattendo la Terza guerra mondiale a pezzi, e tutti ad accogliere con il massimo del rispetto le sue preoccupazioni. A parole. Così da farle apparire sospette nel vuoto di fatti concreti. E francamente, timori altrettanto inutili se slegati dal vero messaggio destinato all'umanità: la Laudato si' sulla cura e sull'attenzione da riservare a Madre Terra.

Che stiamo sfiancando e che potrebbe autonomamente scatenare la sua personalissima guerra contro di noi, disumani, confutando anche il grande Einstein, convinto che la Quarta guerra mondiale si sarebbe combattuta con l'arco e le frecce. Invece no. Sarà qualcosa di peggio dell'inizio dei nostri giorni, quando la Terra si rimetterà al posto di comando, inevitabile se non proviamo a correre seriamente ai ripari.

Catastrofismo dozzinale. Vero. Ma ci dovrà pur essere qualcosa che riporti alla ragione i grandi della Terra, i grandi di tutto, che comandano tutti o quasi e che mirano all'immortalità? Oggi, quei grandi piccoli uomini sembrano fare spallucce, pronti, in caso di ultima spiaggia, a imbarcarsi sulle loro astronavi per sfuggire al triste destino dei comuni mortali. Li aspettano nuovi pianeti da colonizzare. Da parte nostra, forse per impotenza, per senso di stanchezza o perché sentiamo che c'è un limite all'inaccettabile e si ha diritto allo sfogo, qualora dovesse accadere (la fuga dal pianeta), auguriamo loro la stessa sorpresa con cui tanti sceneggiatori e registi hanno concluso le loro trame cinematografiche: di essere divorati dalle solite piante o "docili" animali carnivori.

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