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Gli occhi del mondo su Leone XIV all'Angelus del ritorno

1 giorno fa
Tempo di lettura: 3 min

di Pier Giuseppe Accornero


«Ringrazio coloro che hanno pregato per me. Ho sentito davvero il vostro sostegno. Particolare riconoscenza esprimo a medici, infermieri e a tutto il personale del Policlinico “Gemelli”. Questa esperienza mi ha fatto provare in modo particolare la vicinanza a quanti attraversano la malattia. Superata questa fase delicata, riprenderò gradualmente le mie attività, con l'aiuto di Dio e delle vostre preghiere». Papa Leone è tornato a casa dopo cinque giorni (12-17 ottobre) trascorsi al Policlinico per la  rimozione di un tumore maligno (nodulo) al polmone destro e il 18 ottobre, XXIX domenica del tempo ordinario, ha commentato il brano di Vangelo: «Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» (Matteo 22,15-21).

L’evangelista racconta la domanda-trabocchetto dei farisei su una questione spinosa: «È lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». «La risposta del maestro è astuta – dice Leone XIV - perché lo tiene fuori dalla trappola e smaschera l’ipocrisia di chi vuol farlo cadere». Gesù risponde astutamente, dopo aver guardato la moneta del tributo, con una contro-domanda: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». «Di Cesare». «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». Prosegue: «Gesù non teme la storia, viene invece ad abitarla. Il suo Regno non toglie le cariche e le responsabilità umane. Chiede di vivere senza compromessi, liberi da cattive ambizioni e anteponendo il Regno di Dio».


Un'attenzione mediatica enorme

Il chirurgo: «Sta bene, il viaggio in Sud America si può fare» dice ai media vaticani il professor Stefano Margaritora che il 13 ottobre lo ha operato: «Direi che non ci sono motivi clinici per cui questo viaggio non venga fatto. Credo che il Papa in un'altra decina di giorni possa essere pienamente recuperato». Il viaggio in Argentina, Uruguay e Perù è in calendario il 6-17 novembre 2026: «Papa Leone era in condizioni cliniche assolutamente soddisfacenti. I suoi esami del sangue erano assolutamente normali e la funzionalità del cuore era a posto. La riespansione del polmone dopo l’intervento sta seguendo i tempi normalmente previsti. Quindi le sue condizioni sono buone». Raccomanda: «La prevenzione è importantissima. Sarebbe importante che la popolazione si sottoponesse periodicamente a esami sui tumori - non solo la mammella e il colon - ma anche quello al polmone che non dà sintomi».

«Per recuperare ha messo anima e corpo come le persone più motivate e la sua volontà è stata veramente encomiabile». Il chirurgo racconta la propria emozione: «Papa Leone ha un tale carisma che considerarlo persona normale non sarebbe possibile. Hai gli occhi del mondo addosso: non è un capo di Stato, è il capo dei fedeli cattolici sparsi in tutto il mondo e l’attenzione mediatica è enorme». E poi Leone XIV «è un paziente ideale, sempre sereno e sempre sorridente: per rimettersi in piedi faceva sempre un pochino di più di quello che gli veniva richiesto».


Dietro le quinte la chiamata a Putin il 16 ottobre 

Il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin spiega che è stato il Papa a prendere l’iniziativa, per alleviare la situazione umanitaria nelle regioni di Kherson e Oleshky. Tatyana Gasanenko, responsabile dell'organizzazione umanitaria di Oleshky, dice che l'ultima consegna di cibo è avvenuta il 26 maggio scorso. A causa delle mine, degli attacchi dei droni e della mancanza di una via di fuga sicura, la popolazione non ha lasciato la città né riceve aiuti umanitari. Gli occupanti russi inizialmente negavano la crisi umanitaria: quando la riconobbero, ne diedero tutta la colpa all'Ucraina, cioè i carnefici accusano le vittime di essere i responsabili delle torture inflitte loro dai carnefici. Fu il cardinale Matteo Maria Zuppi, inviato speciale del Papa a chiedere, nel viaggio a Mosca del 28-30 settembre, se il Cremlino fosse disponibile al colloquio telefonico tra Papa Prevost e Vladimir Putin. Il Presidente della federazione russa dichiarò la propria disponibilità.

Il nunzio in Ucraina l’arcivescovo Visvaldas Kulbokas descrive la situazione della Chiesa cattolica nel Paese: «Non è maggioritaria ma è abbastanza radicata. La Chiesa greco-cattolica rappresenta circa il 12 per cento della popolazione: è difficile conoscere i numeri esatti perché parte della popolazione è emigrata. Dei circa 27-28 milioni di persone rimaste nella parte non occupata dai russi, 4 milioni sono cattolici (il 14 per cento), numero non altissimo, però le Chiese in Ucraina sono molto attive: ortodossi, cattolici e protestanti».


 

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