"Pena di morte inammissibile, è contro la dignità della persona»
Nuova presa di posizione di Leone XIV contro le esecuzioni capitali
di Pier Giuseppe Accornero

Nel suo post pubblicato X dall’account @Pontifex, il Successore di Pietro è intervenuto ancora una volta con parole chiare e nette contro la pena capitale, pratica tornata alla ribalta della cronaca dopo il duplice fallimento su Christa Pike e l’annuncio del Pentagono che vuole trasmettere in diretta la fucilazione di Nidal Malik Hasan, l’ex maggiore dell'Esercito condannato per la strage di Fort Hood del 2009, con 13 morti e 23 feriti. Il «dicastero della guerra», anziché «della difesa», lo ha deciso incalzato da Trump, candidato (fallito) al Nobel per la pace: «Il bene comune – spiega il Pontefice, appellandosi al «Catechismo della Chiesa cattolica» (n. 2267) - può essere tutelato e i requisiti della giustizia possono essere salvaguardati senza ricorrere alla pena capitale: sono stati messi a punto sistemi di detenzione efficaci, che proteggono i cittadini e, allo stesso tempo, non tolgono completamente ai colpevoli la possibilità di redimersi». La dichiarazione arriva nella «Giornata mondiale contro la pena di morte» del 10 ottobre.
I precedenti interventi di Leone XIV
Il Papa americano ne parla nel videomessaggio del 24 aprile 2026 alla DePaul University di Chicago, la sua città natale: «Offro il mio sostegno a coloro che si battono per l’abolizione della pena di morte negli Stati Uniti d’America e in tutto il mondo». Il videomessaggio in inglese all’Università dell’Illinois era occasionato da un evento commemorativo nel 15° dell’abolizione della pena capitale nello Stato americano. L'esecuzione capitale, entrata in vigore nell’Illinois nel 2000, fu abolita il 9 marzo 2011 dal governatore Pat Quinn che ratificò la decisione di Camera e Senato. Il Papa rammenta che la Chiesa «protegge la vita umana dal concepimento alla morte naturale: la dignità della persona non è perduta nemmeno dopo che sono stati commessi crimini gravissimi».
Sul volo di ritorno dal viaggio in Africa (13-23 aprile 2026), interpellato dai giornalisti sull’esecuzione in Iran di un membro dell’opposizione, rinnova la ferma condanna: «Credo che la vita umana di tutte le persone debba essere rispettata e protetta dal concepimento alla morte naturale. Quando un regime o un Paese prende decisioni che tolgono ingiustamente la vita, è evidentemente qualcosa che va condannato». E il 15 maggio 2026 rilancia l’alternativa alla pena di morte: «La vera giustizia non può accontentarsi della sola punizione, gli sforzi devono adottare approcci improntati alla perseveranza e alla misericordia, volti alla rieducazione e al pieno reinserimento dei trasgressori nel tessuto sociale. Lo stesso rispetto per la dignità di ogni persona, anche di coloro che hanno commesso reati, preclude il ricorso alla pena di morte, alla tortura e a ogni punizione crudele o degradante».
Il 9 gennaio 2026 al Corpo diplomatico presso la Santa Sede evidenzia: «La Chiesa assume sempre una posizione in difesa della dignità inalienabile di ogni persona. I detenuti non possono mai essere ridotti alla stregua dei crimini che hanno commesso e le pene dovrebbero essere proporzionate ai reati. Ci si adoperi per l’abolizione della pena di morte, provvedimento che annienta ogni speranza di perdono e rinnovamento. Non possiamo dimenticare la sofferenza di tanti detenuti per motivi politici, presenti in molti Stati». La pena capitale non è necessaria alla difesa della giustizia: «È possibile tutelare il bene comune e salvaguardare i requisiti della giustizia senza ricorrere alla pena capitale». Richiama il magistero dei predecessori, di Papa Francesco e della Chiesa cattolica «che ha sempre insegnato che ogni vita umana, dal concepimento alla morte naturale, è sacra e merita di essere protetta. Condanno tutte le azioni ingiuste, l’uccisione di persone, la pena di morte».
La posizione dell'Onu e della Conferenza episcopale Usa
L'annuncio della fucilazione dell’ex maggiore Nidal Malik Hasan in diretta streaming è «una violazione al divieto assoluto di tortura» scandisce l'Alto commissario per i diritti umani dell'Onu». Il capo del Pentagono Peter (Pete) Brian Hegseth, ex militare e conduttore televisivo, fa finta di non sentire: «La gente deve capire che ci sono gravi conseguenze per questo tipo di azioni», fissando la macabra fucilazione al prossimo 3 dicembre, nel luogo dell'attacco di Fort Hood e nell’orario (le 13:00) che coincide con l'inizio della sparatoria. «Se la merita la pena di morte per fucilazione» rincara il burattinaio Donald Trump autorizzando il plotone di esecuzione che per i militari non veniva schierato dalla fine della Seconda guerra mondiale. Commenta il vicepresidente Usa, il cattolico James David Vance: «Non so se accadrà davvero. Quest'uomo ha compiuto il peggior attentato terroristico in America americano dopo l'11 Settembre. Se alla fine dovesse essere trasmesso in diretta, io non la guarderò» rispondendo a una domanda su come sia possibile conciliare la fede cristiana alla fucilazione in diretta mondiale.
Durissima la Conferenza episcopale degli Stati Uniti. «Il nostro è il Dio della vita: in nessun modo le azioni di Hassan possono essere giustificate, ma questa decisione è una promozione barbara di una cultura di morte e deve essere riconsiderata» sostiene l'arcivescovo Paul Stagg Coakley, presidente dei vescovi. «Non è accettabile la spettacolarizzazione della morte. Per quanto la persona sia colpevole, ci sono altri sistemi» decreta il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin: «Il pensiero della Chiesa è in opposizione totale alla pena di morte». «È assolutamente ripugnante - scrive il senatore Thom Tillis, repubblicano della Carolina del Nord -. Le esecuzioni pubbliche sono pratiche delle dittature oppressive come Iran e Afghanistan. Non dovrebbero accadere in America». Il senatore democratico Chris Murphy ricorda le esecuzioni compiute dall'Isis. Per Hasan pesano anche le condizioni di salute: è paralizzato su una sedia a rotelle dopo le ferite riportate nella sparatoria del 2009.











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