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Disumanità o ritorno all'umanità?

1 giorno fa
Tempo di lettura: 2 min

Alla Fondazione Donat-Cattin una riflessione a più voci sull’enciclica di Leone XIV


di Luca Rolandi


Magnifica umanità è il titolo dell’Enciclica di Leone XIV oggetto di un incontro di studio della Fondazione Carlo Donat-Cattin che si è svolta la settimana scorsa a Torino, impreziosita dalla lettera del cardinale Roberto Repole sintetizzata in apertura dei lavori dalla presidente della Fondazione Maria Pia Donat-Cattin.[1]

Moderati dal giornalista Alberto Chiara sono intervenuti la teologa Monica Quirico, il direttore Ferruccio De Bortoli e don Bruno Bignani, direttore della Pastorale Sociale e del Lavoro della CEI.

Monica Qurico ha indicato i fondamenti teologici e biblici della Magnifica Humanitas nella quale il Papa lancia un forte avvertimento sull'uso dell'intelligenza artificiale nella guerra, ribadendo che nessun algoritmo può rendere accettabile il conflitto e che serve un rigido controllo umano sui sistemi bellici. Inoltre, ha sottolineato il valore della fragilità e del limite che sono difetti da rimuovere tramite un potenziamento transumano, ma spazi di verità e di crescita.

Per Ferruccio De Bortoli la Magnifica Humanitas non è solo l’attesa Lettera sull’Intelligenza artificiale, è molto di più. È, insieme, un articolato aggiornamento della Dottrina sociale della Chiesa, un atlante per comprendere le convulsioni della geopolitica, una guida per una nuova «civiltà del cuore nel disarmo della parola», una proposta di un’alleanza educativa che strappi, soprattutto i giovanissimi, dalle nuove forme di schiavitù digitale.

Per don Bignami il Papa fa due costanti riferimenti biblici esemplari per comprendere o forse tentare di trasformare il nostro tempo: la torre di Babele come progetto di dominio (della tecnocrazia) che «finisce per disumanizzare» e la Gerusalemme ricostruita da Neemia come «opera di responsabilità condivisa». È la ricerca del bene comune che dà vita a un popolo. «Il tutto è più delle parti». Nell’ampia sezione dedicata all’Intelligenza artificiale (Ai), il pontefice precisa che «il confronto con gli altri saperi non attenuta la forza del Vangelo».

L’Ai può essere un dono prezioso, ma va usata con discernimento morale. Non deve indurci nella pigrizia di delegare troppo, né si può affidare all’ algoritmo la scelta di chi merita o no, né a un sistema d’arma la responsabilità di un’azione militare. Bisogna rispondere a questo interrogativo: «L’Ai rende la vita sulla terra più umana? Più degna dell’uomo?». Anche nel mondo digitale («Un continente da evangelizzare») va rintracciato il bene comune, perseguito un principio di giustizia e solidarietà. Nella critica al transumanesimo e al postumanesimo, Prevost constata che «il nostro rapporto con la vita è in crisi, il limite sembra un difetto da correggere, ma la finitudine non impoverisce l’essere umano ma lo apre all’altro».


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