Gli indirizzi delle Banche Centrali al vaglio delle leggi dell’economia
di Emanuele Davide Ruffino

L’economia, in quanto scienza antropologica, presenta margini d’incertezza e soggettività interpretativa in grado d’incorporare in sé tutte le variabili dell’essere umano. Il tentativo di ricondurre le scelte sui tassi operati dalle banche centrali ad una semplice equazione con poche variabili rappresenta una scarsa capacità di progettazione e può indurre ad una distorsione della realtà.
Le diverse discipline scientifiche da sempre ricercano soluzioni attendibili e leggi universali per spiegare i fenomeni di loro competenza, ma quest’aspirazione non sempre si può adattare alle scienze umanistiche caratterizzate da un numero infinito di variabili (tant’è che si parla di algoritmi euristici).
Algoritmi economici e intelligenza artificiale
Il problema si presenta anche nella fisica applicata, con la polemica in atto sull’effettiva possibilità dell’intelligenza artificiale di risolvere l’equazione di Navier-Stokes formulata verso la metà del Settecento: i due matematici presero le mosse dagli studi di Eulero che elaborò la prima equazione per descrive in modo efficace come si muove un fluido in condizioni ideali (incognita cruciale per risolvere i problemi di attrito, specie nel settore dei trasporti).
Già in natura, le condizioni ideali sono difficili da realizzare ed ancor più infrequenti si possono ritrovare in ambito economico ed infatti per quasi 250 anni i matematici si sono scervellati per trovare una soluzione e solo oggi, con l’intelligenza artificiale, si sostiene di essere arrivati vicino ad una soluzione, per quanto riguarda la quantificazione di tutte le singolarità di comportamento di ogni tipo di fluido a seconda delle forze che interagiscono con esso (dalle resistenze al suo movimento e alle direzioni che può prendere la sua reazione). Ma anche per i modelli elaborati dall’Intelligenza Artificiale possono misurare fino ad un certo punto di rottura: oltre, non c’è matematica che la possa campionare.
Mercati, tassi d'interesse e controllo dell'inflazione
Prendendo a prestito la logica matematica si può parafrasare le decisioni prese dalle Banche Centrali come lo studio immediato delle relazioni che il mercato produce ad un cambio dei tassi d’interessi in rapporto all’inflazione (la FED anche in rapporto ai tassi di disoccupazione). Se non vi è dubbio che un aumento dei tassi riduce le spinte inflazionistiche facendo diminuire la domanda, non ci si può però illudere che trattasi di un’equazione lineare e si possano trascurare gli effetti (gli attriti, per usare il linguaggio dei fisici) producibili nel tempo con il rischio che i fluidi economici (come i liquidi viscosi) si muovano in modo imprevedibile, anche in forme contrarie a quelle previste.
Per quanto ci si forzi, nessun sistema di equazioni differenziali riesce a modellare i comportamenti reali delle forze economico-sociali per l’impossibilità di combinare variabili derivanti dal comportamento individuale di milioni di attori economici: dal quasi impercettibile comportamento del singolo a quello delle potenti società sovranazionali.
Il problema è anche etico perché si andrebbe a riconoscere che il nostro comportamento sia prevedibile (se non addirittura determinato) da modelli stabiliti a priori. Fino ad oggi, come dimostrare tutte le singolarità di comportamento quotidiano dei mercati, ogni decisione economica produce effetti incontrollati a seconda delle forze che interagiscono con esse, dall’accettazione e dalle resistenze ad un singolo provvedimento al sopraggiungere di eventi imprevisti (compresa la reazione dei consumatori ad una determinata situazione).
Consenso e petrolio: "Acquietare la plebe"...
Già esaminando i trend storici sull’andamento dell’inflazione nei Paesi dove si agisce con l’arma dei tassi d’interessi, si nota come non vi sia una correlazione diretta tra le due variabili a testimonianza della presenza di altre variabili che possono distorcere i tentativi di governo delle Banche Centrali. Anzi il limitare le possibilità d’investimento, aumentando il costo del denaro, rallenta la possibilità di effettuare investimenti in un contesto dove invece è necessario un forte impegno per sostenere significative riconversioni industriali-energetiche che la crisi provocata dal blocco degli stretti di Hormuz e di Bab al-Mandeb richiederebbero; scoperta l’arma di bloccare le filiere è facile ipotizzare che tale arma sarà sempre più spesso utilizzata, ma l’intelligenza artificiale non può prevedere come opereranno i singoli terroristi animanti da istinti non certo razionali.
L’acuirsi delle crisi internazionali e la necessità di difendersi da attacchi ibridi (non sono poche le aziende private che hanno subito strani assalti informatici, probabilmente per testare la possibilità di bloccare alcune filiere) richiederebbero significativi investimenti.
È sicuramente reale la preoccupazione per l’impatto sull’inflazione per l’aumento della benzina ma ciò fa trascurare come il metodo più efficace per ridurre le emissioni sia ancora l’aumento dei costi correlati (ma ovviamente questo atteggiamento non fa guadagnare consenso e quindi tutte le attenzioni sono rivolte a contenerne il costo per il consumatore). Il distribuire risorse per inseguire il consenso (acquietare la plebe, avrebbero detto i latini) sembra ancora guidare molte scelte politiche, per cui risulta comodo demandare tutto al bord delle Banche centrali o ad altre istituzioni, decisioni che invece dovrebbero essere essenzialmente politiche.
I tassi di interessi costituiscono uno strumento potente per influenzare e gestire le politiche economico-finanziarie, ma se lasciate da sole non solo non risolvono i problemi ma rischiano di aggravarli, specie se non si considerano le infinite variabili che possono subentrare nel contesto in cui si opera. Sicuramente l’intelligenza artificiale potrà offrire notevoli contributi per una maggiore comprensione dei fenomeni, ma sarebbe pur illusione, ed eticamente scorretto, pensare di delegare a questa (anche se riuscisse a diventare totalmente indipendente da chi l’ha creata) la risoluzione di tutti nostri problemi di programmazione economica: un’intelligenza artificiale che può fare a meno della supervisione umana non risponde alla natura antropologica dell’economia per cui risulta ancora utile ragionare sulla bontà delle scelte effettuate, anche quelle effettuate dalle Banche Centrali.











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