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Ex Ilva: a rischio tutti i siti se non si scioglie il nodo di Taranto

Nuovo allarme del sindaco di Novi Ligure Rocchino Muliere che chiede un immediato confronto con il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio


di Alberto Ballerino


Acciaierie d’Italia (AdI) ha depositato ricorso straordinario alla Corte di Cassazione contro il decreto con cui, il 27 luglio scorso, la Corte d’Appello di Milano ha ordinato la chiusura dell’area a caldo dell’Ex Ilva di Taranto, entro 90 giorni, per inquinamento e danni alla salute. La tesi  è che la Corte d’Appello abbia sostituito integralmente la misura prevista dal Tribunale, impedendo di fatto alla società di applicare le soluzioni correttive indicate in primo grado per evitare la sospensione dell’attività produttiva.  Il ricorso di Adi (gestore degli impianti) segue quelle già presentato da Ilva (proprietaria degli impianti). Entrambe le società sono in amministrazione straordinaria.

Il sindaco di Novi Ligure, Rocchino Muliere, dubita che questi ricorsi andranno a buon fine: “L’opposizione dei commissari non credo che otterrà la sospensione del provvedimento della Corte d’Appello. Chiaro che dovremo ragionare come se il decreto dovesse essere attuato entro la fine di ottobre, la mia impressione è questa. L’opposizione era dovuta ma non credo sia sufficiente”.

Intanto si pensa a un incontro con il presidente della Regione Piemonte per salvaguardare la situazione di Novi Ligure. “Questa cordata italiana – dice Muliere - è importante, ora sembra che possa arrivarne un’altra. Dubbi e timori sono sempre più forti, il tempo passa e si avvicina il mese di ottobre, termine per lo spegnimento dell’area a caldo. Speriamo che il Governo faccia le mosse necessarie.  Il presidente del consiglio ha detto che a settembre si sarebbe occupato di Taranto e del suo futuro economico. Benissimo ma quando si parla di ex Ilva bisogna ricordare che ci sono anche Novi Ligure, Genova e Racconigi. Come sindaco di Novi Ligure, capisco che attualmente la questione fondamentale è Taranto ma c’è anche lo stabilimento della mia città con il futuro di 550 famiglia che dipendono direttamente dall’o stabilimento tarantino e tante altre dal funzionamento dell’indotto che gira intorno. La  preoccupazione è che ci sia perciò un’attenzione anche verso gli altri. Proprio per questo è mia intenzione ora parlare con il presidente della Regione Piemonte per concordare con lui le prossime iniziative. Sul fronte Genova-Novi Ligure non rimarremo fermi”.         

Sulla situazione di Novi Ligure interviene anche Alberto Pastorello, segretario generale della Uilm di Alessandria, che riporta al centro la questione di Taranto, ma osservando che a cascata la crisi investe tutti gli altri stabilimenti: "Per quanto riguarda Novi Ligure, c’è un silenzio assordante. Partirà una linea l’8 settembre, cioè tra sette giorni, e ci sarà un mese di produzione. Se poi non arriva più niente, lo stabilimento è praticamente chiuso”.

Il decreto della Corte d’Appello non implica necessariamente lo stop per Novi Ligure. “Anche se – dice Pastorello - chiude l’area calda, nulla vieta di fare lavorare gli altri stabilimenti di quella a freddo. Se qualcuno dà rifornimento di materiale, i siti produttivi di Novi Ligure, Genova e Racconigi possono tranquillamente andare avanti. Sempre che vi sia un interlocutore. A Novi Ligure lavoravano un acciaio veramente di qualità, ma se non hanno materiale non possono fare nulla”.

Il problema principale permane l’incertezza a livello generale. “Si sono resi conto – dice Pastorello - che non perdere l’acciaio italiano è molto importante, considerato che c’è molta richiesta nel mondo. Ma hanno dormito un po’ tutti e ora siamo ai titoli di coda. Non abbiamo elementi certi, non c’è un piano industriale serio. Abbiamo chiesto molte volte al governo che cosa vogliano fare. Sicuramente ci batteremo per salvare tutti i posti di lavoro e non lasciare nessuno indietro, dal momento che qui stiamo parlando nel complesso di più di 20mila lavoratori. A Novi Ligure ora sono 550”. 

Anche Maurizio Cantello della Fiom di Alessandria sottolinea l’incertezza a livello governativo: “Stiamo ancora aspettando qualche comunicazione concreta, fino a che non ci sarà la convocazione a Palazzo Chigi, si parla del nulla. È evidente che a livello governativo non vi sono idee; in questo senso, i fischi di Taranto sono emblematici”.    

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