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Gli animali da compagnia: dagli affetti agli affari

di Giuseppina Viberti e Germana Zollesi


Il bisogno di dare e ricevere affetto sta diventando un business intorno al quale si stanno muovendo sempre più interessi: da quelli economici a quelli psico-sociali. se da un lato si sono andate a sviluppare prodotti e servizi di qualità che hanno migliorato la vita di milioni di persone e di animali, dall’altro il fenomeno ha sollecitato interessi poco legittimi e ancor meno etici che vanno monitorati e analizzati in una moderna società.


Il pet nelle società decadenti

L’ipotesi che un animale possa alleviare le carenze affettive nei soggetti tendenti all’eremitaggio urbano, può costituire un ottimo espediente se non si esasperano i ruoli. La decisione di dormire con il proprio pet che sicuramente allevia il senso di isolamento rimane sempre una decisione personale che deve essere frutto di una scelta consapevole, possibile solo se si conoscono i pro e i contro e va presa in modo informato per non incorrere in piccoli e grandi problemi, sia sotto un profilo psicologico che infettivo. [1]

Chi si affeziona ad un animale tende a sottovalutare i pericoli. Del resto gli effetti positivi surclassano di gran lunga quelli negativi, specie in contesti dove le difficoltà relazionali causate dalla solitudine in cui vivono molte persone: la frequentazione ossessiva dei social network e il conseguente dilagare di convinzioni distorte, hanno ulteriormente ingigantito il problema.

Il pet costituisce spesso un antidoto allo stress: un modo per ricavarsi un piccolo microcosmo di attenzioni in cui essere i principali protagonisti e ritrovare relazioni semplici e sincere, in contrapposizione di un mondo caratterizzato da relazioni sempre più contorte. Per molti l’animale domestico diventa la propria famiglia, ma sarebbe un errore considerarlo semplicemente un surrogato di questa. Un animale domestico obbliga ad interagire con un essere vivente, ad assumersi delle responsabilità, ad eseguire azioni e movimenti anche quando non se ne ha voglia. Tutte cose che nella scala delle necessità di una persona sono ben presenti e di cui non si può fare a meno.


Aspetti economici da non sottovalutare

Quando l’umano decide di far entrare nella sua vita un animale domestico, deve tenere ben in considerazione, oltre gli aspetti sanitari e di responsabilità verso gli altri, anche l’aspetto economico del mantenimento e delle cure sanitarie che sono a totale carico dei cittadini (non esiste un SSN per i pet!). Questi sono aspetti importanti che, purtroppo causano un aumento degli abbandoni nei canili e gattili di animali abituati a vivere in casa dove sono stati adorati e coccolati. L'effetto è un vero e proprio shock.

I volontari fanno un gran lavoro in tal senso e stanno nascendo assicurazioni per gli animali domestici che coprono le spese sanitarie e di protezione verso terzi; associazioni di veterinari volontari curano i pet degli anziani che non possono permettersi queste spese. Tutti gli aspetti che abbiamo analizzato, ci inducono a dire che l’uomo deve essere consapevole di questi aspetti e assumersi le responsabilità consone a chi accoglie in casa un animale domestico.

Abbandoni e randagismo in crescita

Purtroppo, nonostante leggi che riconoscono ai pet uno status che in passato non c’era, gli abbandoni sono sempre molto elevati e il randagismo è molto diffuso. L'abbandono è un reato punito con l'arresto fino a un anno o con una multa fino a 10.000 euro. Tuttavia si stima che ogni anno in Italia siano abbandonati una media di 80.000 gatti e 50.000 cani, più dell'80% dei quali rischia di morire in incidenti, di stenti o a causa di maltrattamenti.

L‘abbandono di un animale non è solo un fatto deprecabile, ma un problema di igiene e sanità pubblica, in quanto animali randagi possono trasmettere malattie e divenire pericolosi per l’uomo. Cani e gatti di razza possono essere geneticamente più deboli e soggetti a malattie, determinando un rischio maggiore di infezioni. Inoltre animali nati e cresciuti in appartamento risultano svantaggiati (e non è sufficiente l’istinto: anche l’uomo civilizzato avrebbe forti difficoltà a trovarsi da mangiare).

Un abbandono significa venire meno alle responsabilità che ci siamo presi nei confronti di un essere vivente che dipende completamente da noi (e noi siamo tutto il loro mondo) e, al tempo stesso, mettere in pericolo anche noi e gli altri. A tal proposito basti ricordare quante malattie infettive sono state causate da animali selvatici, per esempio un certo retrovirus (AIDS) e le scimmie, o i pipistrelli ed una certa polmonite (COVID19).


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