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Cambiare registro se si vuole migliorare la salute degli italiani

di Giulio Fornero


In una recente ricerca sulla sanità pubblica che ha messo a confronto quattro paesi europei, Gran Bretagna, Italia, Norvegia e Svizzera, pubblicata su BMC Health Services Research [1], è stata valutato "la percezione dei medici riguardo la disponibilità delle risorse e l'efficienza dei loro sistemi sanitari". Risultato: il nostro Paese si ritrova fanalino di coda rispetto ai finanziamenti pubblici pro-capite, e al penultimo per le richieste di contributo spese da parte del cittadino. Inoltre, i dati hanno evidenziato che i servizi "offerti dal sistema italiano si discostano da quelli degli altri Paesi soprattutto per quanto riguarda l’assistenza infermieristica a casa, decisamente inferiore rispetto a quelle di Svizzera, Gran Bretagna e Norvegia e in parte probabilmente dovuta all’esiguo numero di infermieri stessi". Infine, l’Italia è all’ultimo posto per le spese destinate al sistema sanitario. In sostanza, si tratta di un quadro che conferma e rafforza la percezione di una sensibile quanto progressiva riduzione dell'impegno dello Stato verso la sanità pubblica.

Che cosa fare? Sul tema, nel ricordare anche altri studi sulla sanità, ospitiamo l'intervento di Giulio Fornero, medico e manager pubblico, candidato nel Pd alle prossime regionali, che domani, sabato 13, aprirà la sua campagna elettorale nella sede di via dei Quartieri 4/a a Torino.


I sistemi sanitari sono sotto pressione finanziaria. Ciò riflette un clima economico difficile, con priorità concorrenti che comprimono i fondi pubblici disponibili per la sanità. Che cosa si può fare? Promuovere la salute, attraverso sistemi sanitari di tipo universalistico, istruzione, sviluppo economico, lavoro, migliori stili di vita (contrasto a fumo, consumo dannoso di alcol, inattività fisica, obesità), attenzione alla qualità dell’ambiente: concentrarsi sulla prevenzione e sulle cure primarie è un modo importante per migliorare contemporaneamente accessibilità ed efficienza.

Migliorare la qualità delle cure in termini di sicurezza ed efficacia, attraverso la prescrizione sicura nelle cure primarie, con riduzioni del volume medio di antibiotici, oppioidi e anticoagulanti a lungo termine, la diminuzione dei ricoveri ospedalieri evitabili, la diminuzione dei tassi di mortalità a 30 giorni a seguito di un infarto o di un ictus, la tempestività degli interventi chirurgici, come quelli a seguito di frattura dell’anca. Sfruttare l’enorme potenziale del digitale per trasformare i sistemi sanitari.

In questo contesto, come si situa il nostro Paese?

Secondo la relazione OECD di fine 2023 sulla Salute nei Paesi Sviluppati, in Italia, il sistema sanitario universalistico è minacciato dalle crescenti spese sanitarie catastrofiche a carico delle famiglie; quanto a stili di vita e ambiente, c’è ritardo nel contrasto al fumo ed è troppo alto il numero di morti dovuto all’inquinamento dell’aria.

Dal punto di vista della qualità delle cure, sono ancora troppo elevati la prescrizione e il consumo di antibiotici (cui conseguono Infezioni Correlate all’Assistenza, a causa dell’antimicrobicoresistenza) ed è in dotazione nel pubblico e nel privato un numero troppo alto di apparecchiature RM (cui possono conseguire interventi chirurgici ad elevato rischio di inappropriatezza); sono molto positivi i risultati a riguardo dei ricoveri evitabili e della sopravvivenza a seguito di infarto o di ictus, ma non quelli riguardanti la tempestività degli interventi chirurgici a seguito di frattura dell’anca. Inoltre, è molto basso in Italia l’Indice di coinvolgimento dei cittadini nel digitale in sanità.

Un altro punto dolente, non secondario, è la carenza dei bisogni sanitari e assistenziali delle persone con più di 65 anni che vivono a casa; questa è la ragione principale del grave fenomeno del sovraffollamento dei Dipartimenti di Emergenza e delle Degenze Ospedaliere, dell’inappropriata utilizzazione delle risorse ad alto costo degli ospedali per acuti e dei lunghi tempi di attesa per ricovero.

C’è quindi in Italia un quadro contraddittorio con luci ed ombre, nel quale si aggravano alcune minacce, ma si possono cogliere le opportunità per il rilancio del Servizio Sanitario Nazionale.


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