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Gigi Meroni, il giorno in cui la Farfalla Granata smise di volare

19 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

di Giorgio Merlo

Monumento in granito rosso eretto dal comune di Torino nel 2007, quarantennale della morte di Meroni, nel luogo dove venne investito. Ing.dox Pubblico dominio Wikipedia
Monumento in granito rosso eretto dal comune di Torino nel 2007, quarantennale della morte di Meroni, nel luogo dove venne investito. Ing.dox Pubblico dominio Wikipedia

Ci sono delle date che sono destinate a restare nella storia. Quando parliamo di calcio, e nello specifico del Torino calcio e dei colori granata, ci sono due date scolpite nella storia non solo di quel club ma dell’intero calcio nazionale e mondiale. La drammatica tragedia di Superga del 4 maggio del 1949, dove perì il Grande Torino e il 15 ottobre del 1967, la scomparsa in un incredibile incidente automobilistico in pieno centro a Torino di Gigi Meroni, l’ormai storica “farfalla granata”. Due date che segneranno per sempre la storia del club granata e che, soprattutto, sono entrate a pieno titolo nella storia del calcio nazionale ed internazionale.

Ora, è indubbio che le tragedie si trasformano sin da subito in leggende. E la fine del Grande Torino come quella di Gigi Meroni non sono solo ricordi per la semplice ragione che proprio la rilettura di quelle date innescano sempre un meccanismo attuale e contemporaneo. Perché la tragedia non cancella il “mito” e il mito continua a vivere e ad accompagnare le persone. Sempre e in ogni luogo. Certo, quando parliamo di calcio e, soprattutto, di calciatori, parliamo di persone che sono quotidianamente sotto i riflettori e, di conseguenza, sono destinate a diventare rapidamente in punti di riferimento. E anche dei beniamini. Non solo della propria squadra e della rispettiva comunità di riferimento. Ma il ricordo, a distanza di molti anni di Gigi Meroni coincide anche con il ricordo di un calcio romantico dove il calciatore più carismatico era anche una bandiera della squadra, un punto di riferimento culturale e sociale, una persona le cui gesta atletiche erano destinate a condizionare il comportamento e il giudizio di una intera tifoseria, e non solo.


E proprio il caso di Gigi Meroni, scomparso a soli 24 anni, a Torino, in un rocambolesco incidente stradale dove viene travolto involontariamente da un giovane tifoso granata che si identificava in tutto e per tutto nella funambolica ala destra granata e che divenne poi dopo molti anni Presidente dello stesso club, aggiunge un tocco di mistero ad un dramma che resta paradossalmente contemporaneo. Questo anche perché la vita personale, l’estro e la fantasia calcistici e il suo modo d’essere nella società di Gigi Meroni lo avevano già trasformato in un leader indiscusso nella pubblica opinione dell’epoca e in un punto di riferimento incancellabile nella galassia del calcio italiano.

Del resto, la sua scomparsa, tragica ed inspiegabile, in una fredda domenica serata d’autunno lungo un corso centrale del capoluogo subalpino, Re Umberto, lo ha trasformato subito in un mito. Sempre presente e sempre in mezzo a noi. E per Gigi Meroni, quindi, non può non valere quella storica frase scritta da Indro Montanelli il 6 maggio 1949 sulla terza pagina del Corriere della Sera dopo la tragedia di Superga: “Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta”.

Parole, storiche e commoventi, che valevano per il Grande Torino, ma che si possono tranquillamente estendere a Gigi Meroni, la “farfalla granata” che è volato in cielo il 15 ottobre del 1967 ma che continua ad alimentare i sogni e la fantasia del popolo granata e del calcio italiano.

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