Ferraris: "La ricetta per contrastare gli incendi è nota: prevenzione e sensibilizzazione"
- Alberto Ballerino
- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min
Ancora un'estate in emergenza; i danni nell'Appennino ligure-alessandrino
di Alberto Ballerino

Il grande caldo di questa estate e i forti temporali che stanno seguendo costituiscono una severa prova per i territori. L’Appennino ligure-alessandrino, per esempio, ha già avuto pesanti danni tra la siccità di laghi e corsi d’acqua, gli incendi delle aree di Mornese (Alto Monferrato) e Belforte (noto anche per il suo castello medioevale), e la violenta precipitazione che ha colpito Spigno Monferrato. Il disaster manager Dante Paolo Ferraris ci spiega, mentre è costretto a constatare che dopo il cessato allarme ieri sera, 17 agosto, un nuovo incendio ha colpito la pineta del Mornese, che cosa favorisce queste calamità e come si dovrebbe fare per cercare di arginarle.
“Incendi ed acquazzoni – dice - ci sono sempre stati, ma ora abbiamo una maggiore frequenza di questi accadimenti come effetto dei cambiamenti climatici. Siamo preparati, sappiamo esattamente quali sono i rischi che corriamo. Però, da come e dove si viene colpiti, può diventare difficile fronteggiarli. Per esempio, il primo incendio di Mornese ha riguardato una pineta. Ora, queste conifere sono le piante che creano più problemi per via della resina che brucia più facilmente. Inoltre, le pigne quando si incendiano vengono lanciate dalle fiamme: ti trovi delle bombe dietro alla schiena nell’incendio che stai cercando di spegnere, proprio perché la pigna prende fuoco dove cade. L’incendio di conifere è pericolosissimo”.
Il primo rogo di Mornese è durato a lungo. “Perché sono luoghi difficili da raggiungere; ci fossero state strade tagliafuoco si sarebbe potuto fare di più. L’intervento con mezzi aerei è dovuto al fatto che non puoi raggiungere certe aree. A terra potevi contenere l’incendio, ma lo spegnimento poteva avvenire solo così”.
Oltre al cambiamento climatico, tra le cause va aggiunto dunque che non c’è più la manutenzione del territorio. Un discorso che si ripropone da alcuni anni. “Pensiamo alla funzione del sottobosco, alle già citate strade tagliafuoco, a strade e sentieri che conducono a luoghi impervi. La cura del territorio diminuiva in passato il rischio”.
Quest’anno si è aggiunta la siccità. “In queste zone i nostri laghi, anche se artificiali, si sono abbassati e questa crisi idrica può incidere su tanti aspetti. Tante concause che fanno aumentare il fattore rischio”. Sarebbe necessaria anche l’educazione “Il secondo incendio di Mornese è stato provocato da un fulmine, ma il primo e quello di Belforte nascono da autocombustione. C’è ancora gente che in riva ai corsi d’acqua in secca va magari ad accendere fuochi per mangiare la salamella, invece di utilizzare le aree attrezzate; la vigilanza non può essere ovunque”.
La scarsa cura del territorio favorisce non solo gli incendi ma anche i rischi di piene e smottamenti. “Se il bosco è sporco, quando piove tutto finisce nel fiume che si alza di livello e può chiudere i fornici dei ponti. Non solo non ci sono più i controfossi ma spariscono anche i fossi stessi e l’acqua va dove trova spazio”.
I rischi dunque ci sono e non riusciano ad azzerarli. “Bisognerebbe mettere in atto una maggiore sensibilizzazione per chi frequenta i boschi di montagna, avere maggiore impegno e cura nelle zone boschive da parte anche dei privati con la manutenzione dei piccoli rivi, dei fossi e delle strade tagliafuoco perché questo incide tanto. Ti rendi conto della necessità di una maggiore sensibilizzazione quando vedi banalmente dei fossi bruciati per mozziconi di sigaretta buttati via”.
I danni del primo incendio di Mornese sono stati molto ingenti. “Sì e dobbiamo pensare non solo a bosco e sottobosco, quanto al mondo della fauna che ha sofferto. Il patrimonio ambientale è stato sicuramente intaccato e a questo va aggiunto il danno economico–turistico. Tra quanti anni riavremo il bosco come prima?”











Commenti