Dallo scisma di Ecône, una lettura delle matrici avverse a Papa Leone XlV dell’attuale tradizionalismo cattolico
- Gian Paolo Masone
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di Gian Paolo Masone

Una Chiesa che non interagisse con le dinamiche della storia risulterebbe difficile persino da concepire. Questa premessa fondamentale deve guidare qualsiasi interpretazione delle vicende ecclesiali e serve da lente analitica per comprendere il recente scisma di Ecône che si inserisce tra le ricorrenti spinte centrifughe che attraversano la compagine ecclesiale, in particolare dall'avvento dell'età contemporanea ai giorni nostri.
L'atto d'inizio di questo lungo travaglio si colloca negli anni della Rivoluzione francese. Contro la Costituzione civile del clero del 1790 — una legge statale che imponeva ai presbiteri un giuramento di fedeltà al nuovo ordine repubblicano e che fu fermamente condannata da papa Pio VI con il breve apostolico Quod aliquantum del 1791 — insorse la regione della Vandea. La difesa dei sacerdoti cosiddetti "refrattari" diede vita a una drammatica insorgenza in cui la salvaguardia della fede tradizionale si saldò alla difesa dell'ordine politico e sociale d'Ancien Régime. Sebbene i Vandeani venissero militarmente sconfitti, la loro eredità ideale varcò presto i Pirenei. In Spagna, su presupposti analoghi, prese forma il movimento carlista, destinato a segnare oltre un secolo di storia iberica. Il carlismo diede struttura a un tradizionalismo cattolico intransigente, imperniato sul motto "Dios, Patria, Rey, Fueros"[1], che si intrecciò precocemente con il fenomeno dell'Ultramontanismo.
Dalle tensioni ultramontaniste al nodo del Modernismo
L'Ultramontanismo, anch'esso germogliato nel clima della Restaurazione post-rivoluzionaria, nacque in aperta contrapposizione alle tendenze gallicane ed egemoniche degli Stati nazionali. Il movimento sosteneva con forza la centralità della Sede Romana e l'autorità suprema del Pontefice quale unico baluardo di libertà e verità contro la secolarizzazione. Questa parabola storica trovò la sua massima espressione dogmatica durante il Concilio Vaticano I nel 1870, quando papa Pio IX promulgò la costituzione dogmatica Pastor Aeternus, definendo solennemente il primato di giurisdizione del Papa e il dogma dell'infallibilità pontificia ex cathedra a determinate condizioni. Si genera qui un paradosso di grande interesse: uno strumento teologico pensato per rafforzare l'unità e l'autorità del Papa sarebbe diventato, decenni più tardi, motivo di lacerazione di fronte a Papa Francesco, accusato dai tradizionalisti di deviazione dottrinale.
Parallelamente, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, l'impatto delle nuove metodologie storico-critiche e delle teorie scientifiche del positivismo e dell'evoluzionismo sollecitò un profondo rinnovamento interno alla teologia. La risposta istituzionale a questa corrente, definita "Modernismo", fu d'impronta fortemente repressiva. Papa Pio X intervenne prima con la lettera enciclica Pascendi Dominici Gregis del 1907 e con il decreto del Sant'Uffizio Lamentabili Sane Exitu, per poi promulgare nel 1910 il motu proprio Sacrorum Antistitum, che imponeva il celebre Giuramento antimodernista a tutti i chierici, docenti e funzionari ecclesiastici. A supporto di questa azione disciplinare operò anche una rete informale d'informazione d'ispirazione controrivoluzionaria volta a vigilare sull'ortodossia di vescovi e intellettuali.
La crescente pervasività del conservatorismo contemporaneo
Alla luce di questa rapida disamina, si potrebbe essere tentati di liquidare anche la vicenda legata a monsignor Marcel Lefebvre — culminata nell’ultimo scisma di Ecône con le ordinazioni episcopali illegittime come l'ennesimo capitolo di questo ricorrente corso storico. Tuttavia, un'analisi più profonda mostra sostanziali elementi di discontinuità.
Mentre il tradizionalismo classico sorgeva come reazione popolare o anche aristocratica a stravolgimenti sociopolitici e contava su un radicamento territoriale organico, l'attuale spinta conservatrice presenta un'architettura del tutto inedita.

Anche riconoscendo che il pontificato di Francesco non ha risparmiato severe critiche agli "indietristi"[2] — giungendo a restringere drasticamente la celebrazione del messale preconciliare con il motu proprio Traditionis Custodes del 2021 — e pur considerando le tensioni generate anche dalla emanazione della Dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede, Fiducia Supplicans, la portata della contestazione odierna si spiega soltanto analizzando i nuovi centri d'influenza finanziaria e mediatica globale.
I tentativi di mediazione intrapresi sia da Giovanni Paolo II, sia da Benedetto XVI avevano cercato di arginare e riassorbire la frangia lefebvriana all'interno dell'alveo della comunione romana. Tuttavia, nel contesto odierno, la pressione conservatrice non nasce soltanto dal dissenso liturgico o teologico di piccoli gruppi di fedeli, ma è alimentata da imponenti strutture economico-digitali e da consorterie di potere davanti alle quali persino i circoli riformatori del passato (vedi la cosiddetta Mafia di Sangallo) appaiono di ridotta caratura.
La geopolitica del dissenso: tecnocrazia e tendenze globali
Negli Stati Uniti si è consolidato un blocco d'influenza d'impronta neocon e paleo-capitalista in cui la conversione al cattolicesimo di figure politiche come il vicepresidente Usa JD Vance rappresenta soltanto l'aspetto visibile di un fenomeno più ampio. Questo orientamento trova sponda in finanzieri e magnati della Silicon Valley come Peter Thiel e si avvale del potere diffusivo di importanti network d'informazione religiosa, tra cui spicca l'emittente televisiva EWTN (Eternal Word Television Network). Molti attori legati al mondo della robotica, dei dati e dell'intelligenza artificiale vedono nella voce etica e sociale del Papa, per di più americano, uno dei pochi ostacoli morali al loro potere penetrante e sregolato[3].
Non a caso il recente scisma di Ecône è maturato proprio quando Papa Leone con l’adozione di comportamenti attentamente dosati stava operando per togliere acqua alla contestazione conservatrice.
In Europa e, segnatamente in Italia, questo malessere si salda con sensibilità eterogenee. Da un lato vi sono realtà dell'intransigenza o dell'attivismo identitario come Alleanza Cattolica; dall'altro, movimenti ecclesiali storici come l'Opus Dei o Comunione e Liberazione, che pur mantenendo una formale fedeltà al Magistero, attraversano fasi di travaglio interno legate al mutamento della presenza cristiana nella sfera pubblica. A questo quadro si affiancano reti radiofoniche a grande diffusione popolare come Radio Maria e un sottosuolo devozionale spesso legato alle fenomenologie delle apparizioni di Medjugorje, dove forme di pietà popolare si intrecciano talvolta con narrazioni apocalittiche o critiche verso Roma.
Sul fronte africano, la resistenza al Centro romano ha trovato un autorevole portavoce nel cardinale Robert Sarah. Le riserve espresse verso la dichiarazione Fiducia Supplicans del Dicastero per la Dottrina della Fede — documento dedicato al senso pastorale delle benedizioni per coppie in situazioni irregolari e dello stesso sesso — nascono dalla rivendicazione dell'identità culturale africana. Roma viene accusata da alcuni settori dell'episcopato continentale - ma anche da parte del mondo ortodosso- di aver ceduto alle pressioni ideologiche della cultura woke occidentale.
Le proposte del cardinale Repole
In questo contesto - certo non risolutiva di tutti i problemi, ma di particolare interesse - la proposta formulata dall'Arcivescovo di Torino e teologo Roberto Repole di valorizzare la dimensione sinodale e di rivitalizzare il ruolo istituzionale dei Patriarcati storici[4] potrebbe rivelarsi un'efficace strumento ecclesiologico: restituire peso a strutture intermedie capaci di raccordare il deposito della fede con le specifiche culture dei popoli, evitando così sia l'omologazione centrale sia la deriva verso lo scisma.
Di questa e altre riflessioni la Chiesa ha un disperato bisogno: una contestazione così articolata, sostenuta da ingenti risorse finanziarie, mediatiche e tecnologiche, non è destinata a esaurirsi con i singoli atti formali di separazione. Essa continuerà ad agire sia dall'esterno sia dall'interno delle strutture ecclesiali, ponendo a dura prova la tenuta e l'unità del mondo cristiano per i decenni a venire.
Note
[1] Dio, Patria, Re, Privilegi regionali
[2] Papa Francesco definì così i tradizionalisti in un’intervista del 29 luglio 2022 rilasciata durante il viaggio aereo di ritorno dal Canada.
[3] Istruttiva la “condanna a morte digitale” disposta da Trump e attuata dalle piattaforme web con base negli USA, nei confronti del giudice francese Guillou della Corte Penale Internazionale dell’Aia che aveva osato spiccare un mandato di arresto nei confronti del leader israeliano Netanyahu .
[4] Roberto Repole, La Chiesa e il suo dono, Queriniana, Brescia, 2019, 382







