Ruolo, missione e prospettive delle Fondazioni bancarie in Piemonte
- Carlotta De Stefani ed Emanuele Davide Ruffino
- 15 ore fa
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di Carlotta De Stefani e Emanuele Davide Ruffino

L’agire economico, sia nelle sue manifestazioni elementari orientate alla sopravvivenza individuale, sia in quelle rivolte al benessere collettivo, presuppone basi etiche e sociali da cui nessuna società può esimersi. A questo scopo rispondono bene le Fondazioni bancarie, come dimostra l’esperienza piemontese: un esempio tangibile del legame imprescindibile tra individuo, comunità e territorio. Esse rappresentano la più evoluta forma di cooperazione istituzionalizzata, in grado di tradurre in pratica i principi dell’etica economica destinando parte del patrimonio privato a finalità d’interesse collettivo.
La natura degli interventi
Già dalla lettura degli statuti si intuiscono le potenzialità delle fondazioni, che possono operare in ambiti diversi: dalla promozione culturale alla ricerca, dall’istruzione alla salute, fino alle iniziative di welfare comunitario. Dalle prime forme di cooperazione spontanea fino alla filantropia organizzata e al mutuo soccorso istituzionalizzato delle fondazioni, il filo conduttore rimane immutato: l’economia è inseparabile dalla comunità, in quanto la crescita sostenibile di un territorio dipende dall’equilibrio tra iniziativa individuale e solidarietà collettiva. Le fondazioni bancarie rappresentano oggi una delle manifestazioni più mature e compiute di questo equilibrio, coniugando responsabilità economica e funzione sociale in una prospettiva di sviluppo equo e condiviso.
In estrema sintesi, le fondazioni bancarie (e il Piemonte ne annovera due tra le principali a livello nazionale: la Compagnia di San Paolo e la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino), grazie alle loro capacità finanziarie, possono:
- Finanziare in maniera diretta servizi e iniziative sociali promosse da enti del terzo settore (come cooperative, associazioni e fondazioni non profit) operanti sul territorio e, per questo, maggiormente rispondenti ai bisogni.
- Sostenere progetti innovativi in collaborazione con enti istituzionali, svolgendo un ruolo di supporto operativo e strategico.
- Promuovere partenariati pubblico-privati, agendo come catalizzatori di rete e introducendo forme di co-programmazione e co-progettazione degli interventi.
La stabilità patrimoniale, che consente interventi di lungo periodo, la flessibilità operativa, che permette di rispondere rapidamente ai bisogni emergenti, e la capacità di networking, che favorisce la costruzione di reti collaborative tra attori istituzionali e sociali, permettono alle fondazioni di agire come mediatori di sviluppo locale. Esse non solo finanziano, ma progettano, valutano e accompagnano i processi di cambiamento, assumendo un ruolo di regia territoriale.
La realtà territoriale
In Piemonte, patria di iniziative filantropiche note in tutto il mondo, il sistema rappresenta uno dei poli più significativi, sia per dimensione patrimoniale sia per capacità progettuale, oltre che per numero di fondazioni (12, secondo solo all’Emilia-Romagna dove ne sono presenti 19 e a pari merito con la Toscana). Nella regione operano fondazioni di rilievo nazionale come la Compagnia di San Paolo e la Fondazione CRT, ma anche realtà territoriali di dimensione più contenuta, come la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, la CRC di Cuneo e la Fondazione CR Asti, che svolgono un ruolo essenziale nel finanziamento di progetti di welfare di prossimità, sostenendo la cultura e lo sviluppo sostenibile e integrando l’azione delle istituzioni già operanti.
Osservando il contesto piemontese si rileva come le fondazioni permettano di affrontare in maniera più efficiente problemi complessi, tra cui la povertà educativa o la gestione delle fragilità. Per fare qualche esempio, la Fondazione Compagnia di San Paolo collabora attivamente con il Comune di Torino e con la Regione Piemonte per la realizzazione di iniziative d’inclusione sociale e rigenerazione urbana, mentre la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria sostiene progettualità in rete con i servizi sociali territoriali, le parrocchie e le associazioni locali, riuscendo a destinare milioni di euro a progetti sul territorio con priorità nel settore sociale, culturale ed educativo. Questo modello si basa su forme di partnership e sulla corresponsabilità, nella logica di un welfare di comunità bottom-up, partecipato e sostenibile.







