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Stazione di Bologna, 2 agosto 1980: ricordo della strage di tutte le stragi

  • Vice
  • 6 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

di Vice


La bomba che esplose alle 10.25 del 2 agosto del 1980 alla Stazione di Bologna non era diversa da quella che distrusse la vita di 17 persone il 12 dicembre del 1969 nella Banca nazionale dell'Agricoltura a Milano, in piazza Fontana. Non lo era da quella piazzata sul treno Palermo-Torino nei pressi di Gioia Tauro (Reggio Calabria) il 22 luglio del 1970, altri morti, né dall'autobomba che uccise a Peteano (Gorizia) tre carabinieri e da quella lanciata tra le persone durante una commemorazione nella Questura di Milano il 17 maggio del 1973, altri morti ancora; né da quella nascosta in un cestino dei rifiuti che trasformò in eccidio una manifestazione sindacale a Brescia, in piazza della Loggia, il 28 maggio del 1974 o da quella che il 4 agosto di quello stesso anno seminò la morte sul treno Italicus nella Stazione di San Benedetto Val di Sambro (Bologna), anche lì tanti corpi dilaniati.

A essere diverse erano soltanto le mani. Quelle sì erano diverse, ma soltanto nella conformazione fisica, quanto identiche nella loro volontà di uccidere al servizio di un disegno criminale ed eversivo che rispondeva a un solo e preciso scopo: destabilizzare il Paese, attentare alla democrazia, frenare le conquiste sociali ed economiche del movimento operaio e dei diritti civili, e l'avanzata dei partiti di sinistra, in particolare del Partito comunista italiano.

Il 2 agosto 1980 a Bologna - preceduto il 27 giugno del 1980 dal disastro aereo, ancora avvolto nel mistero, dell'Itavia 870 decollato dall'aeroporto bolognese e precipitato nel mar Tirreno, all'altezza dell'isola di Ustica - quel disegno esplose, insieme alla bomba celata in una valigia nella sala d'aspetto di seconda classe della stazione, con tutto il suo potenziale di disumanità che raggelò l'Italia non appena si diffuse la notizia: 85 morti e un numero imprecisato di feriti, comunque oltre 200. Tra le vittime, una bambina di appena tre anni, Angela Fresu, che andava in vacanza con la madre Maria.

L'Italia democratica seppe rispondere nuovamente con fermezza all'ennesima barbarie inserita in quell'esteso perimetro eversivo conosciuto come Strategia della tensione. Una strategia omicida senza soluzione di continuità. In perenne movimento e in continuo aggiornamento per la sua capacità di reclutamento e di arruolamento di nuovi soggetti, nuove varianti del delitto politico. Soggetti inseriti nel ceppo originario dell'Atlantismo nelle sue devianze criminose. Un Atlantismo, nella fibrillazione parossistica della Guerra fredda, che prendeva ordini non soltanto sul piano militare, sostenuto da complicità di intelligence internazionali e nazionali, da gruppi neofascisti con basi all'estero e in Italia, da settori della Massoneria, in una lotta priva di scrupoli e senza quartiere con implicazioni indirette anche nell'assassinio dell'onorevole Aldo Moro, negli omicidi e nelle stragi di mafia. Tutto si tiene in una architettura in cui la parola d'ordine è la messa in mora della libertà.

La Strategia della tensione fu con tutti i suoi misteri irrisolti, e continua a esserlo sotto forme diverse ai giorni nostri, l'esito di uno scontro epocale in più passaggi, alcuni fuori controllo, scontro maledettamente dominato da una visione del mondo di conquista assoluta da parte di pochi con il profondo e perdurante proposito di ridimensionare la partecipazione delle masse alla vita politica.

Nel nostro piccolo, l'astensionismo che ha raggiunto livelli patologici in Italia lo conferma. Le leggi elettorali sono poi il mezzo per amputare la rappresentanza autentica e per configurare una società sempre più autocratica nel nome di una stabilità politica d'immagine, ma non di contenuti. Del resto, riandando indietro, lo spavento del '68 aveva generato nelle classi dominanti mostri neppure sognati nel peggiore degli incubi. E i morti di Bologna, che oggi la città e il Paese ricordano e commemorano, furono vittime innocenti di uno di quei mostri. Troppi, per la verità.

Nel mondo, eccidi passati e recenti, personaggi politici e non, assassinati, perché uniti da un comune sentire democratico e ispirati alla pace, sono la testimonianza che lo spirito reazionario e violento non è mai in sonno. Non esistono morti per caso. Sarebbe davvero ingenuo pensarlo. L'orologio fermo alle 10.25 alla Stazione di Bologna non fa eccezione.[1]


Note

[1] Ogni anno, il 2 agosto, il fischio del treno alle 10:25 interrompe il silenzio della piazza antistante la stazione, ricordando le vittime e riaffermando il valore della verità e della giustizia come fondamento della Repubblica. Alle 10.50 in sala d’attesa della Stazione, deposizione di corone istituzionali alla presenza delle massime autorità. A seguire, sul primo binario, deposizione di corone al cippo che ricorda il sacrificio del ferroviere Silver Sirotti, deceduto nella strage del treno Italicus. Alle 11 dal primo binario, la partenza del treno straordinario per San Benedetto Val di Sambro, dove vi sarà la deposizione di corone alle lapidi che ricordano le vittime degli attentati ai treni Italicus e 904 Napoli-Milano.

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