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Contractors e milizie private, uso o abuso nei conflitti?

Aggiornamento: 25 giu 2023

di Michele Corrado

Le operazioni su Bakmut, centro dell'Ucraina orientale nell'oblast' di Doneck, poco meno di 80 mila abitanti prima della guerra, oggi ridotta a città spettrale per combattimenti cruenti che durano oramai da oltre quattro mesi, ha riportato l'attenzione sul Gruppo Wagner, milizia paramilitare russa al servizio degli apparati governativi del Cremlino. Questa organizzazione fornisce prestazioni molteplici nell’ambito della sicurezza, dalla semplice “force protection” a vero impiego come forza di combattimento, come a Bakhmut.

Il ricorso a truppe così dette “mercenarie” è sempre stato fatto in qualsiasi periodo storico e a diversi livelli; i motivi fondamentale della ricerca di tale personale sono fondamentalmente due: quello economico e quello prestazionale[1].

Economico, in quanto il costo di ingaggio e mantenimento di truppe mercenarie è sempre stato infinitamente minore del mantenimento di unità combattenti permanenti.

Prestazionale, in quanto è sempre stato appannaggio di pochi saper combattere in unità complesse fornendo capacità di rendimento elevato.

Un esempio sono i cosiddetti “svizzeri”, fanterie d’élite che nel periodo rinascimentale e oltre hanno rappresentato quanto di meglio si potesse ingaggiare in ambito militare. Il Vaticano, secondo una tradizione consolidata da secoli, ha tuttora un contingente di Guardie Svizzere, corpo fondato nel 1506, per la tutela della figura del Papa.

Vi è anche una forma di ingaggio singola, comandanti di medio, alto livello, istruttori, tecnici e non, consiglieri militari di svariata natura (in linguaggio Nato si dice "mentorizzare"); storicamente, siamo costantemente in presenza di questa particolare tipologia di impiego.

Vi sono poi i contractors dedicati alla logistica di sostegno delle truppe in operazioni (vettovagliamento, alloggiamento, sicurezza delle basi, ecc), reso un vero e proprio business dal modello americano, e copiato da tutti gli eserciti avanzati. Il motivo è sempre lo stesso: i costi di gestione molto inferiori od addirittura inesistenti dove si consente di operare a queste ditte all’interno di basi militari.

Storicamente abbiamo notizie dettagliate di questo tipo di “sostegno logistico”, fin dai tempi delle legioni romane. Sono attività così scontate da non destare alcuna attenzione.

Con il Gruppo Wagner il livello d’impiego di tali unità ha avuto una sviluppo inaspettato ed ancora in via di definizione. Sempre in ossequio al presupposto della minor spesa, i russi hanno costituito una sorta di milizia paramilitare agli ordini di strutture governative che hanno trovato ottimo impiego in situazioni africane attuali di crisi ed alla campagna militare in sostegno della Siria di Bashar al - Assad.

Quando poi, i russi, si sono trovati in difficoltà nel teatro di guerra ucraino a causa delle forti perdite registrate, hanno pensato di impiegare le milizie Wagner in attività di combattimento puro (impiegate come fanterie leggere nel combattimento in centri abitati), alimentate, per ripianare le perdite, da una campagna di reclutamento presso i detenuti nelle carceri russe. Questo aspetto differenzia notevolmente il Gruppo Wagner dalle tradizionali compagnie private di sicurezza moderne, dove il capitale umano andava in ogni caso preservato e le perdite dovevano essere il più contenute possibili. Non va inoltre dimenticato che anche Wagner ha una componente di sostegno logistico, ma nessuno ne accenna (come i trasporti, i rifornimenti di munizioni, o la parte amministrativa). Un ulteriore impiego che va allargandosi già da qualche tempo è la vigilanza delle grandi istallazioni militari.

Gli americani utilizzano compagnie private di sicurezza per garantire l’impermeabilità ad atti ostili di qualsiasi provenienza all’interno delle loro basi. Questo personale costa notevolmente meno delle truppe regolari ed è notevolmente più efficiente in quanto risponde a regole contrattuali, non a codici di disciplina militare (nel senso che quando sbagliano vengono sanzionati amministrativamente con decurtazioni sulla paga; se la mancanza è eccessiva vengono licenziati).

Ovviamente per intraprendere questo tipo di impiego bisogna avere precisi precedenti militari (meglio se appartenenti in passato ad unità militari dei Paesi occidentali) con un curriculum adeguato. Per esempio, è noto che nei primi anni Duemila ci sia stata un forte richiesta di contractors in Iraq a seguito dell’invasione americana e per quanto riguardava gli italiani, venivano presi in considerazione solo quelli che avevano precedenti di servizio nel Battaglione San Marco della Marina o nella brigata paracadutisti Folgore.

In altri termini, per aspirare ad essere ingaggiati da agenzie di contractors è necessario avere una solida preparazione già acquisita, poiché l'attività di formazione non è prevista... All'opposto, le agenzie conducono addestramento a vari livelli a favore di truppe di Paesi con bassi livelli di capacità militari, come fa il Gruppo Wagner in Africa.

Un altro aspetto particolare di queste agenzie paramilitari è la presenza (per quanto ridotta) della componente femminile che tuttavia fornisce vigilanza di installazioni permanenti, sia militari, sia civili.

Visti gli scenari di instabilità diffusa in molteplici Paesi, la richiesta di personale in grado di fornire svariate prestazioni incentrate sulla sicurezza e sulla formazione di personale dedicato, sta assumendo livelli crescenti ma poco percepiti a livello generale di informazione. In particolare, in Italia, dove questo tipo di attività è vietata, e di cui si è giunti a conoscenza solo in seguito alle attenzioni mediatiche sul Gruppo Wagner e alle molteplici esternazioni del suo responsabile, Evgenij Progozhin. L'ultima sortita, recente, di alcuni giorni fa, con la minaccia di non fare più fare prigionieri ucraini, ma "ucciderli tutti", macellarli, per non dare a Kiev "l'opportunità di riunirsi per una controffensiva".


*Col. in Ausiliaria Esercito Italiano


Note

[1] https://www.laportadivetro.com/post/l-editoriale-della-domenica-mercenari-ovvero-la-privatizzazione-della-guerra

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