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"Askatasuna, che la nuova opportunità sia per i torinesi davvero concreta"

Dopo la delibera della giunta comunale guidata da Stefano Lo Russo

di Beppe Borgogno

Immagine realizzata con l'IA
Immagine realizzata con l'IA

A otto mesi circa dallo sgombero e dalle tensioni che ne seguirono Torino riprende, con una delibera della Giunta comunale, il discorso sul futuro di Corso Regina Margherita 47, palazzo notissimo per essere stato per più di vent’anni occupato dal centro sociale Askatasuna.

È sicuramente presto (e azzardato) per dire se si tratti davvero di un nuovo inizio, ma era davvero necessario che, almeno, l’Amministrazione chiarisse finalmente le proprie intenzioni dopo l’inevitabile conclusione della “coprogettazione” e l’abbandono dell’idea, coraggiosa, ma nei fatti velleitaria, di una sorta di “regolarizzazione” di quello spazio e di alcune delle sue attività.


Riportare la politica al suo ruolo dirigente

Serviva un passo che rendesse esplicita la volontà dell’Amministrazione Lo Russo per diverse ragioni, che hanno a che fare sia con la trasparenza che con l’autorevolezza del governo della città. Era infatti necessario che qualcosa accadesse per chiudere, o almeno togliere spazio, tanto al consueto e consumato “refrain” della destra sul presunto collateralismo tra la giunta di centrosinistra e il mondo antagonista, quanto ai deliranti desideri di “riconquista” di quello spazio e alla narrazione talvolta grottesca e spesso ambigua sulla sua natura, con tanto di richiami spregiudicati e decontestualizzati alla Resistenza.

Soprattutto quella parte di comunità torinese, certamente ampia, che senza ambiguità alcuna aveva avvertito il pericolo della morsa violenza/strumentalizzazione meritava almeno un segnale, che andasse nella direzione più volte auspicata da molti, quella più giusta e più utile: una “casa di tutti”, che ospiti attività aggregative, sociali, culturali, educative. Un vero polo civico aperto al quartiere e ai cittadini, vicino all’idea di una collettività che si aggrega e lontano da ogni forma di violenza e prevaricazione.

Il senso della recente delibera della Giunta Comunale sul destino dell’ immobile è questo, riassumendo le linee guida per - come recita il comunicato stampa della Città - “avviare una fase di rilevazione di interessi preliminari per individuare soggetti interessati a proporre progetti di riqualificazione, utilizzo e gestione dell’immobile” coerenti con la natura pubblica di quel palazzo e senza scopo di lucro.

Senza dubbio un discorso chiaro nelle intenzioni quanto nello spirito, che comincia a riempire lo spazio lasciato appena immaginato dalle tante dichiarazioni di questi mesi, a cui ora finalmente segue un primo atto concreto.


Bene dunque, ma qualche domanda rimane

Intanto, perché il senso della delibera lascia immaginare un percorso piuttosto lungo e abbastanza complesso: questo atto sarà seguito dalla pubblicazione della vera “manifestazione d’interesse”, probabilmente in autunno. Questo nuovo atto avrà poi una scadenza, probabilmente verso i primi mesi del 2027. Tutte le procedure amministrativa che seguiranno ancora, lasciano infine immaginare che il percorso, almeno quello formale, potrebbe non concludersi prima delle prossime elezioni amministrative per rinnovare Sindaco e Consiglio Comunale. Inoltre, non è chiaro come sarà affrontato, e da chi, il nodo dei costi, certamente molto alti, per rendere nuovamente agibile il palazzo e perché possa ospitare tutte le attività auspicate.

Insomma, perché questa buona notizia diventi una svolta autentica e visibile occorrono ora precisione organizzativa e chiarezza nei compiti e nelle responsabilità. Il problema non è solo togliere spazi di strumentalizzazione dalla prossima campagna elettorale. Per allontanarsi dalle tante vicende, compreso il blitz alla vigilia di Natale, che ricordiamo come pagine tristi per la città, c’è bisogno di qualcosa che dia sul serio il senso di una svolta, a cominciare, speriamo, da una buona ed importante adesione all’appello per la “manifestazione d’interesse”. E poi qualche certezza in più sui tempi e sul carattere del percorso. E, perché no?, magari anche un confronto aperto sulle cose utili per la città che lì dentro si potrebbero fare.

Non è semplice, ma la sfida dei prossimi mesi dovrà essere, per l’Amministrazione, provare a trasformare ciò che avrebbe rischiato di essere il simbolo di una sconfitta per la città, in qualcosa che lasci almeno immaginare una nuova opportunità per i cittadini.

 

 

 

 

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