Appunti d'estate. Destra, sinistra e centro, che confusione nella politica
- Giancarlo Rapetti

- 2 giorni fa
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di Giancarlo Rapetti

Post su X: “Hitler wasn’t far right. He was far left, and today’s woke left shares nearly identical ideology with him”.
Grok traduce così: “Hitler non era di estrema destra, era di estrema sinistra, e la sinistra woke di oggi condivide un’ideologia quasi identica con lui”.
L’autore del post si presenta come dr. Eli David, con tanto di spunta blu. Se il profilo è autentico, si tratta di un personaggio assai rilevante, imprenditore informatico e tecnologico, sviluppatore di start-up di successo nel campo dell’intelligenza artificiale. Per rendere l’idea della propria autostima, si definisce più importante di Sam Altman. Alcuni tra i suoi ultimi post sono dedicati ad attaccare ferocemente Anthony Fauci, nonché le politiche vaccinali e di lockdown in Israele ai tempi del Covid. E sul punto commette un errore, o una scorrettezza, perché attribuisce quelle politiche al Primo Ministro Naftali Bennet, dimenticandosi di citare Benjamin Netanyahu.
Se controlliamo date e fatti, infatti, scopriamo che la campagna vaccinale in Israele, prima al mondo, cominciò a dicembre 2020. Il Primo Ministro era Netanyahu, che ottenne questa priorità grazie ai contatti diretti con il CEO di Pfizer Albert Bourla e ne fece motivo, giustificato, di vanto. Bennet fu Primo Ministro dal 13 giugno 2021 al 1 luglio 2022, continuò ovviamente la campagna vaccinale iniziata dal suo predecessore. Dopo sei mesi di Yair Lapid, Netanyahu ritornò premier dal 29 dicembre 2022, in tempo per gestire le code del Covid. Quanto ai lockdown, furono più di uno e distribuiti nel tempo sotto i vari governi, che operarono, come si fece in tutto il mondo civile, applicando criteri di sicurezza sanitaria pubblica assistita da direttive scientificamente fondate. Resta il fatto che la fase culminante del Covid fu gestita da Bibi.
Questa digressione serve a spiegare come anche dei geni dell’impresa o della tecnologia quando scendono sul terreno della politica possono perdere lucidità. Quindi il post di cui sopra potrebbe essere derubricato a banalità: quelli di sinistra definiscono le cose cattive di destra, e quelli di destra definiscono le cose cattive di sinistra. Essendo Hitler una cosa cattiva per definizione, uno di destra la esorcizza dicendo che in realtà è di sinistra, e così si lava la coscienza. Eppure, scavando, l’argomento merita qualche riflessione in più. Infatti, esistono cose come l’islamogoscismo e il rossobrunismo, che mettono insieme posizioni apparentemente contrapposte.
Siamo infatti abituati a considerare il terreno della politica come un campo di calcio. Da una parte della linea mediana c’è la sinistra, dall’altra c’è la destra, tertium non datur. Pier Luigi Bersani, con il quale si può essere spesso in disaccordo, ma resta “il più simpatico che ci sia”, la dice così: “dove finisce la sinistra, comincia la destra”. Probabilmente Alcide De Gasperi non sarebbe stato d’accordo, ma la politologia odierna sostanzialmente condivide. Norberto Bobbio, un maestro non solo di dottrina, ma anche di stile e umanità, ha dedicato parole chiare all’argomento. Pur senza dimenticare le sfumature, gli accenti e le dinamiche temporali, ha comunque individuato in destra e sinistra due contenitori definiti: “la destra privilegia la libertà, la sinistra privilegia l’uguaglianza”.
Destra e sinistra a cui si riferiva Bobbio sono parenti alla lontana di quelle di oggi. I modelli concreti a cui probabilmente pensava il filosofo di Rivalta Bormida, provincia di Alessandria (un po’ di orgoglio regionale e provinciale non guasta) erano il liberalismo classico e il socialismo democratico. Adam Smith, Benedetto Croce, Luigi Einaudi, da un lato. Il partito socialdemocratico tedesco, specialmente dopo il congresso di Bad Godesberg dal 13 al 15 novembre del 1959, dall’altro. Modelli che restano nella storia, ma che la politica di oggi ha cancellato.
Insomma, c’è motivo perché il citato post di Eli David ci costringa ad una riflessione ulteriore. Forse l’immagine del campo politico come un rettangolo diviso da una linea mediana non è sufficiente a descrivere la realtà. La terra non è piatta, è sferica. Se tagliamo una sezione sul piano equatoriale, non otteniamo un rettangolo ma un cerchio. E siccome la terra ruota, chi sta sul cerchio è soggetto a forza centrifuga. La razionalità ci tiene ancorati al centro, ma le pulsioni particolari o estreme ci spingono verso le corone circolari più esterne. Nelle quali troviamo posizioni anche distanti tra loro, ma accomunate dal sentimento irrazionale, o particolare, o ossessivo.
Per fare un esempio: in tema di migrazioni, la scelta della accoglienza indiscriminata o la propaganda sulla remigrazione, apparentemente così lontane, condividono il tratto essenziale: l’idea che il fenomeno sia ingestibile e si possa solo o idealizzare o esorcizzare. Le simpatie nei confronti dell’Islam politico, che quei diritti nega o reprime, da parte dei sostenitori dei diritti (e delle pretese) delle minoranze, vengono giustificate con l’intersezionalità, che è una specie di ranking delle cause da difendere, ranking nella costruzione del quale la coerenza non è richiesta, mentre si concorda sul fatto che la civiltà occidentale è il male assoluto.
Solo allo scopo di rendere il discorso un po’ meno astratto, e senza alcuna pretesa scientifica, o politica, o storiografica, si può provare a collocare la politica italiana nello schema. Nella corona più vicina al centro, troviamo la galassia delle forze centriste, che si autodefiniscono di volta in volta riformiste, liberali, liberaldemocratiche, europeiste, in una confusione terminologica spia della confusione politica e organizzativa. Che comunque aspirano, a volte con successo concettuale, a definire i problemi e a cercare e proporre soluzioni. Nella corona successiva, si trovano le forze politiche meno estremiste che fanno però riferimento ai due poli, ad esempio una parte di Forza Italia e i dirigenti del PD che non hanno perso il riferimento alle ragioni fondative del Partito Democratico, anche se non riescono più a esprimerle. Andando ancora oltre, troviamo le forze trainanti del governo, Fratelli d’Italia versione attualizzata di Giorgia Meloni, il Ministro dell’Economia, i Presidenti di Regione in carico alla Lega; ma anche Elly Schlein. Avvicinandosi agli estremi del cerchio, troviamo quel che resta dello schieramento politico, Salvini e Vannacci, i grillini duri e puri, il blocco più rilevante dell’alleanza Verdi e Sinistra. Infine, nell’ultima corona, la galassia antisistema, di destra o di sinistra, mondo composito in cui convivono forze schiettamente eversive con combattenti da talk show e politici in cerca d’autore. Difficile collocare Giuseppe Conte, non per niente soprannominato Camaleconte. Potrebbe stare nella stessa corona di Meloni, o in quella di Salvini. Con la prima condivide il senso della opportunità politica, con il secondo molte posizioni dirimenti di politica estera.
Questo schema non spiega tutto. Per dire, neanche Einstein, come osservò un po’ malignamente il compianto professor Antonino Zichichi, riuscì a trovare l’equazione unica che spiegasse l’universo. Ma aiuta a capire un po’ di più. Chi sta nella stessa corona circolare, può trovarsi in zone assai lontane, quindi avere posizioni di merito differenti, ma condivide lo stesso atteggiamento: più ci allontaniamo dal centro, più la forza centrifuga prevale, più le posizioni diventano rigide ed estreme, meno si accetta il confronto, meno la legalità è difesa, più la violenza viene sdoganata come componente della lotta politica, prima giustificandola, poi ammettendola, poi praticandola.
I concetti di destra e sinistra sopravvivono, ma come secondari, dopo la discriminante primaria che è la corona circolare di collocazione. Per semplificare: la sinistra di una corona circolare ha molta più sintonia relazionale con la destra della stessa corona che con la sinistra delle corone più esterne. Aggiungo: più ci allontaniamo dal centro, meno sono difesi i valori della convenzionalmente chiamata civiltà occidentale, quella che ha consentito al pianeta di arrivare ad ospitare più di otto miliardi di persone, in condizioni crescenti di libertà, reddito e salute.
Lo schema descritto aiuta anche a capire un altro mistero della politica italiana. La coalizione dell’attuale maggioranza e soprattutto il campo avverso sono lacerate da contraddizioni interne, presentano prassi e programmi francamente indifendibili, eppure la galassia centrista non cresce nei consensi. La famosa prateria al centro resta una illusione. Diciamo che c’è una spiegazione geometrica: a parità di segmento di raggio, più ci si allontana dal centro più cresce l’area della corona circolare. Non c’è nessuna prateria al centro, le praterie stanno là dove prevalgono non le ragioni ma i sentimenti. “Quando l’uomo con lo slogan incontra l’uomo con il ragionamento, l’uomo con il ragionamento è un uomo morto”.
Sergio Leone poi ci dimostra, in Per un pugno di dollari, che alla fine può non essere così, ma richiede un lavoro duro, costante e coerente di allargamento del consenso. Per conquistare il quale, il centro deve compiere l’impresa di parlare ai sentimenti, senza perdere gli argomenti della ragione. Carlo Calenda, tempo fa, l’aveva detta così: “non dobbiamo fare scelte impopolari, dobbiamo far diventare popolari le scelte giuste”. Obiettivo di non facile attuazione. Scelta civica di Mario Monti ottenne nel 2013 circa l’otto per cento dei voti. La galassia centrista, più o meno ricombinata, che è figlia di quella esperienza, non è mai andata oltre quella soglia.
Lo stress test dello schema proposto si può fare considerando le posizioni delle varie forze politiche sulla politica estera. Partendo dal centro e in direzione centrifuga, troviamo, nell’ordine, chi è pro Ucraina e pro Israele, poi chi è pro Ucraina e contro Israele, a seguire chi è contro Ucraina e contro Israele. A riprova che nessuno schema è perfetto, c’è anche chi è contro Ucraina e pro Israele, e si tratta di una posizione difficile da collocare. Ma nell’insieme, mettendo i nomi al posto dei “chi”, lo stress test tiene, almeno stando alle dichiarazioni. I comportamenti sono un’altra cosa, più difficili da interpretare e analizzare.
In conclusione: sì, il post di Eli David, da cui siamo partiti, ha un fondo di verità. Hitler e Stalin stanno nella stessa corona circolare, quelle dei dittatori che, inseguendo le proprie ossessioni, hanno sterminato, con dolo pieno o con dolo eventuale, milioni di esseri umani. Quanto all’ideologia woke, non ha prodotto finora vittime dirette. Nel mondo accademico americano o inglese, le sanzioni non sono fisiche: colpiscono l’immagine pubblica, le relazioni sociali, le carriere professionali; non sarà poco, ma niente a che vedere con Auschwitz. Tuttavia, in prospettiva, il wokismo non va sottovalutato: mette in discussione tutti i valori occidentali, su cui si reggono non solo le società dei paesi che consideriamo più evoluti, ma anche gli equilibri del mondo.











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