Tra entusiasmo e demonizzazione, a chi giova davvero l'IA?
di Caterina Mele

A chi giova l’Intelligenza artificiale? E in generale a chi giova o ha giovato la crescente introduzione delle tecnologie informatiche nella nostra vita?
Forse è il caso di farci qualche domanda, potenzialmente provocatoria ma, vista l’acquiescenza con cui abbiamo accettato di farci sedurre dalla digitalizzazione, chiediamoci se la nostra vita è migliorata o è peggiorata da quando il pc, poi internet e poi lo smartphone hanno introdotto tra di noi la variabile virtuale e digitale della realtà.
Dagli impiegati umani ai servizi virtuali
Al posto di un servizio clienti abbiamo dapprima avuto call center decentrati in chissà quale angolo della Terra, oggi sostituiti da Agenti IA che rispondono e chattano con noi lasciando spesso il problema o la domanda irrisolta. Prima avevamo dei/delle segretarie che organizzavano, prenotavano, prendevano, disdicevano appuntamenti, ora abbiamo una tastiera e delle app o dei programmi con cui dobbiamo confrontarci e spesso scontrarci ogni giorno per qualsiasi cosa, dalla prenotazione di una visita medica, all’acquisto di un biglietto di treno o aereo, per risolvere un guasto e così via, il tutto accompagnato da password, identità digitali e criptici algoritmi di “sicurezza” che sono anche sistemi di tracciamento e sorveglianza dell’utente. Prima avevamo degli sportelli con impiegati umani che ascoltavano, indirizzavano, compilavano moduli, rispondevano, risolvevano questioni, ora, dagli uffici postali alle banche, abbiamo macchine e operatori virtuali come unica interfaccia per tutte le operazioni che alla fine siamo costretti a svolgere noi stessi.
Ma davvero stiamo meglio oggi che tutto è demandato alle app e alle macchine? Davvero abbiamo più tempo per noi e le nostre famiglie? Davvero il nostro lavoro è diminuito e migliorato di qualità?
Io credo proprio di no, in compenso qualcuno da tempo ha iniziato a guadagnarci parecchio, al punto che oggi chi detiene il potere tecnologico nel campo digitale e ovviamente nella sua ultima frontiera, l’AI, di fatto possiede il mondo. Ogni volta che una tecnologia è stata introdotta, qualcuno, pochi hanno guadagnato, mentre molti, moltissimi hanno perso. In nome di quale entità naturale o divinità soprannaturale tutto ciò è stato propagandato? Il mantra con poche varianti è sempre lo stesso: aumento dell’efficienza e della produttività, senza dimenticare ovviamente la promessa di rendere la vita e il lavoro più facili e comodi per tutti.

I costi nascosti
Ora con l’Intelligenza artificiale ci stiamo addentrando in un territorio ancora più insidioso. A chi giova davvero l’introduzione dell’IA in ogni ambito della nostra vita? È davvero indispensabile avere in casa un’aspirapolvere, un frigorifero, una TV, un’assistente virtuale “intelligente”? Senza un dispositivo che accende la luce non siamo più in grado di farlo? Abbiamo bisogno di un chatbot collegato ad un motore di ricerca che ci riassume in poche frasi quello che siamo perfettamente in grado di trovare da soli? E ogni volta che affidiamo una nostra query all’intelligenza artificiale generativa il costo energetico della risposta rispetto ad un motore di ricerca tradizionale come Google aumenta di 10 volte.[1] Inoltre una singola conversazione con un chatbot tipo ChatGPT, composta da 20 a 50 tra domande e risposte, può consumare fino a mezzo litro d’acqua. Secondo i dati di uno studio dello scorso anno[2] per addestrare GPT-3 sono serviti circa 700.000 litri d’acqua evaporata in sito, che corrispondono a circa 5,4 milioni considerando l’intera filiera energetica.
Abbiamo bisogno di algoritmo di LLM (Large Language Model) da addestrare attraverso estenuanti e alienanti data labeling, etichettatura dei dati, eseguiti da esseri umani retribuiti con pochi centesimi all’ora - nuovi schiavi moderni - per insegnare ad un algoritmo digitale come riconoscere le parole, i concetti e le cose del mondo quando un bambino della nostra specie (e anche delle altre specie viventi del pianeta, ognuna per quanto le è necessario) lo apprende automaticamente mentre cresce?
In sostanza utilizziamo teratonnellate di energia e milioni di dati grezzi per addestrare i modelli linguistici a fare tutto quello che noi facciamo naturalmente attraverso il nostro sviluppo e crescita. Perché lo facciamo? Per fare più in fretta calcoli, disegni, scritti, immagini, affari commerciali e finanziari, attività di qualunque tipo in modo da permettere a qualcuno di fare profitti più ampi e pagare sempre meno o estromettere del tutto dal ciclo lavorativo un grande numero di persone. E non dimentichiamoci che chi detiene la proprietà intellettuale e materiale di questa tecnologia è in grado di condizionare e controllare letteralmente il mondo.
Tutto ciò continuando a sovrasfruttare l’ambiente terrestre - che appartiene a tutti noi e alle altre specie viventi del pianeta - da cui vengono estratti brutalmente i minerali, le terre rare, l’acqua e l’energia che servono per far funzionare questo sistema luciferino, basato su catene di approvvigionamento lunghissime, tutt’altro che immateriali, a discapito delle generazioni non solo umane di oggi e di domani, soprattutto quelle più povere della Terra e alimentando il ciclo perverso che sta dietro al cambiamento climatico, ai disastri ambientali e alle guerre.
Chi guadagna e chi perde
Tutto ciò può suonare provocatorio e forse superficiale, ma alla fine, se usiamo il rasoio di Occam, ogni cosa si riduce ad una semplice domanda: a chi giova davvero questa tecnologia? Chi ci guadagna e chi ci perde? A me sembra che ci guadagnino in pochi, ed eccetto qualche rivolo trascurabile per qualcuno, tutti gli altri, pianeta compreso, ci perdano.
Dovremmo anche chiederci perché una tecnologia improvvisamente si afferma e diventa “indispensabile”. Nel mercato globale dominato da logiche di profitto sempre più aspre e competitive di questo modello economico e finanziario ultra liberista e capitalista, non è per l’utilità collettiva che si afferma una tecnologia ma per l’utilità privata di pochi, che sono divenuti così potenti da esautorare delle loro prerogative perfino gli Stati.
Le guerre che ci circondano, eliminate le retoriche propagandistiche condite di nazionalismo, sovranismo, religione, di buoni contro cattivi, di aggrediti e aggressori, affondano molte delle loro cause nella sempre più vorace fame di energia, di minerali, di terre rare del sistema economico finanziario per sostenere la crescita senza fine dei prodotti e delle merci che inondano il mercato globale, in cui i sistemi d’arma “intelligenti” e le tecnologie di intelligenza artificiale sono l’ultimo, più lucroso e pericoloso, affare.
Non a caso i teatri di guerra e di conflitto che ci circondano si collocano nei luoghi della Terra più ricchi di risorse naturali: l'Ucraina possiede enormi giacimenti di materie prime strategiche, tra cui ferro, titanio, grafite, litio e combustibili fossili, al largo delle coste di Gaza si trova uno dei giacimenti di gas naturale più grandi del Mediterraneo; il Venezuela, recente oggetto delle mire imperialistiche statunitensi, ospita le più vaste riserve di petrolio accertate al mondo; l’Iran e in generale il territorio mediorientale è ricco di gas naturale e petrolio, e nel prossimo futuro nuove minacce si profilano, verso le risorse finora sepolte nei ghiacci della Groenlandia e dell’Artico, che il riscaldamento globale sta rendendo disponibili per il vorace e insaziabile sistema capitalistico e finanziario corrente.
IA AGI è un territorio irto di pericoli e potenzialmente incontrollabile
L’IA è molto di più di una semplice tecnologia. Nel suo ultimo saggio “Brief Answers to the Big Questions” (2018) Stephen Hawking, metteva in guardia l’umanità dallo sviluppo troppo rapido e avanzato di questi sistemi, ritenendo che avrebbero potuto rivelarsi come una sorta di cavallo di Troia per la sopravvivenza dell’umanità stessa, divenendo progressivamente sempre più potenti e incontrollabili. L’eco delle sue parole risuona oggi negli allarmi lanciati dagli stessi creatori dei modelli AGI (Intelligenza artificiale generale), come Dario Amodei, Ceo di Antrophic, che ritiene sia necessario rallentarne lo sviluppo per evitare di perderne il controllo.
Nel saggio di Daniel Kokotajlo, Scott Alexander, Thomas Larsen, Eli Lifland, Romeo Dean che si trova in rete nel sito da loro pubblicato lo scorso anno con il titolo AI 2027, sono tracciati degli scenari previsivi sullo sviluppo dei modelli di intelligenza generativa generale (AGI) che si stanno rivelando piuttosto realistici. La loro previsione è che nel 2027 l’AGI, che loro chiamano AI superumana, sarà completata e avrà un impatto enorme a livello planetario, economico, lavorativo e sulla sicurezza umana, con potenziali di incontrollabilità molto elevati.
Abbiamo davvero bisogno di tutto ciò? Se ci dicessero che l’aereo che stiamo per prendere ha il 10 percento di probabilità di schiantarsi vi saliremmo sopra? La mia risposta personale è no. Certo non si può rinchiudere il vaso di Pandora ma si può tentare seriamente di controllarlo dotandoci degli strumenti etici, legislativi e anche economici, necessari ed efficaci, in primo luogo attraverso le istituzioni, gli Stati, che dovrebbero rappresentarci e proteggerci e attraverso una accresciuta consapevolezza individuale che il prezzo da pagare per alcune utilities non così necessarie, potrebbe essere troppo, troppo alto.
Note
[1] Dati IEA, International Energy Agency, Report 2025
[2] Li P., Yang J., Islam M., Ren S., Making AI Less 'Thirsty'. Uncovering and addressing the secret water footprint of AI models, ACM, volume 68, Issue 7, pp. 54-61, July 2025 - https://doi.org/10.1145/3724499











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