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Ieri nani e ballerine, oggi assassini in cammino verso il Parlamento

  • Menandro
  • 10 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 1 ora fa

di Menandro


"Nani e ballerine": con questa battuta fulminante, un esponente di vertice di un partito storico della cosiddetta Prima Repubblica bollò a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta del Novecento i clientes che formavano all'epoca la corte del suo potente capo, e che popolavano anche un organo pletorico e svuotato di reale potere con cui quel partito coloriva l'inesistente democrazia interna.

Da quei "nani e ballerine" attinsero anche le liste elettorali di quel partito, con la precisa volontà di portarli in Parlamento; forma surrettizia del potere esclusivo del vertice, poi realizzato in assoluto con la soppressione delle preferenze nel voto.

Ma, e qui la differenza tra l'oggi e quel lontano passato è da brivido lungo la schiena, mai si era slatentizzata l'ipotesi di candidare e portare in Parlamento a rappresentare gli italiani un uomo condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per un duplice assassinio.

Eppure, è quanto si sta registrando in questi giorni, all'indomani della sentenza che chiude le porte del carcere alla spalle del gioielliere di Grinzane Cavour. Vicenda che ora viene cavalcata con vigore aggressivo da più cori di sostenitori che hanno deciso di trasformare in carta straccia i codici giurisprudenziali, di insultare sui social e sui quotidiani i magistrati, di preme sul Quirinale per la concessione immediata della grazia al condannato e, ultimo ma non meno importante, di ritenere la giustizia giusta soltanto se rappresenta la propria opinione e il proprio orientamento ideologico. Al fondo, della rappresentazione da legge del taglione o da giustiziere di giorno, a secondo dei gusti, c'è lui, il gioielliere, che in un messaggio sollecita il Presidente Mattarella a mettersi "una mano sulla coscienza".

Un quadro sconcertante. Se non eversivo. Di sicuro, prossimo ad un altro assassinio che ci riguarda tutti direttamente: quello della democrazia.

In Italia è già accaduto e sfociò in tragedia. E non ci si illuda che possa ripetersi sotto forma di farsa. La tragedia, a differenza del codice penale che prevede il ne bis in idem, non ha mai escluso di riproporsi.

L'associazione
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