Grazia e raccolta firme: è soltanto facile ricerca del consenso?
- Maria Luisa Coppo
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Aggiornamento: 19 ore fa
di Maria Luisa Coppo

In merito alla sentenza della Cassazione sulla vicenda del gioielliere di Grinzane Cavour, condannato a 14 anni e 9 mesi, possono essere comprensibili perplessità e un certo sentimento di empatia verso il commerciante che ha subìto numerosi furti. Ora, l'ingresso diretto nel merito della sentenza ha però un significato preciso che è quello di leggere le carte processuali e avere le necessarie competenze giuridiche, se non altro per evitare le trappole di letture o visioni di chiaro stampo propagandistico, il più delle volte attivate per delegittimare chi giustamente fa notare come la legittima difesa abbia ben precise caratteristiche per distinguerla dalla vendetta e dalla giustizia fai da te. Non è un caso che alcuni politici, anche con ruoli istituzionali abbiano espresso giudizi che rasentano più una condanna dei magistrati che un esame critico nella sua complessità dell'episodio che risale all'aprile del 2021.
Non si è sottratto a questo, oltre al ministro di Grazia e Giustizia Carlo Nordio, al quale ha posto un severò altolà il presidente della Repubblica, anche il ministro della Difesa Guido Crosetto, che su X, dopo avere riaffermato la sua solidarietà al gioielliere settantaduenne, si augura che "vada esperita ogni possibilità perché possa tornare a casa”. Espressioni analoghe ha avuto il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini che ha puntato sic et simpliciter sul diritto alla legittima difesa, per poi abbracciare l'iniziativa della richiesta di grazia. Un provvedimento su cui si è allineato il ventaglio di partiti e partitini del centro destra. Incluso il neo partito di Roberto Vannacci.
Ora, è bene ricordare che la grazia è un provvedimento eccezionale, un provvedimento di clemenza individuale emanato dal Presidente della Repubblica che ha un suo preciso iter. In primo luogo, la domanda di grazia, che deve essere presentata dal condannato, dai suoi familiari (fino al quarto grado) o dal suo avvocato. Non da parlamentari o dal popolo dei social. Il che rende grave l'impegno dei parlamentari, che dovrebbero conoscere la legge, a raccogliere firme che non hanno valore alcuno, perché la legge non prevede che la grazia possa partire da una raccolta firme.
Allora, sorge spontanea la domanda perché si raccolgono, le firme? Si tratta soltanto di un'uscita populista, studiata ad hoc per ottenere facile consenso, in prospettiva elettorale? Perché se così non fosse, il Paese si troverebbe (il condizionale è una speranza, più che un obbligo) con la sua forzatura implicita nei confronti del Quirinale, dinanzi a un'operazione di sapore eversivo, in contrasto con la legge e con le norme che regolano l'istituto, teso a screditare il suo valore costituzionale e, di conseguenza, a sovvertire le garanzie democratiche. Un rischio concreto che la società civile deve essere consapevole oggi di correre per potere correre in tempo utile ai ripari.







