L'Editoriale della Domenica. Stato democratico e antifascismo non sono antagonisti
- Michele Ruggiero

- 11 ore fa
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Dopo gli scontri di ieri in Val Susa durante la manifestazione No Tav
di Michele Ruggiero

"Siamo tutti antifascisti". Lo scandivano ieri i manifestanti NoTav in Valle di Susa, aggrappandosi alla rete di protezione del cantiere di Chiomonte. Il pensiero è condiviso. Quell'assunto è il primo garante degli ideali che portarono il popolo italiano alla libertà ritrovata con la Resistenza. Che fu un momento collettivo di sangue, sudore e lacrime, la cui memoria è affidata alle lapidi e ai monumenti, e alle celebrazioni che ridanno luce al sacrificio di migliaia di donne e uomini uccisi dai nazifascisti. E prima di essi, di quanti furono processati e o incarcerati o spediti al confino, e di tutti coloro che furono costretti a emigrare o a eclissarsi dalla vita pubblica e politica per avere contrastato l'avvento della dittatura fascista. E, prima ancora, la memoria fissa con orgoglio il coraggio dei Giacomo Matteotti, Piero Gobetti, Giovanni Amendola, e Antonio Gramsci, e altri ancora, che non vollero piegarsi alla prepotenza e all'illegalità delle squadracce nere.
Questa è il volto dell'antifascismo e della storia politica e culturale che spiega l'essere antifascista. Ed è di qui che passa l'applicazione quotidiana del vivere da antifascista che non può essere confuso anche nella protesta come espressione di gratuita violenza, ma che al contrario reclama comportamenti coerenti e improntati alla difesa dello Stato di diritto e democratico che proprio dall'antifascismo furono conquistati e in cui viviamo, garantiti dalla Costituzione. Questa è la pietra miliare che nessuno, anche in nome dell'antifascismo, ha il diritto di oltraggiare e oltrepassare. Dura lex sed lex.
Ed è una pietra miliare che racchiude anche il senso della legalità. Ossia l'opposto dello Stato totalitario contro cui donne e uomini si batterono nei venti mesi della lotta partigiana. A ciò non sono previste deroghe, proprio per non ricadere nel fascismo. Né sono concesse sospensioni interpretative per concedere a loro volta alibi all'uso sistematico di bombe carta, spezzoni incendiari, pietre e qualunque altro oggetto contundente nelle manifestazioni. Né è riproponibile e riplasmabile il celebre slogan degli anni Settanta nel cuore della lotta al terrorismo rosso: "né con lo Stato, né con le Br".
Questa lunga premessa porta ovviamente agli scontri di ieri, 25 luglio - data simbolo della caduta del fascismo nel 1943 con l'ordine del giorno Grandi e il successivo arresto di Benito Mussolini - scontri propiziati dai famigerati e tristemente noti Black bloc; disordini che hanno provocato il ferimento di un numero rilevante di agenti impiegati a tutela del bene pubblico.
Siamo al dunque. Siamo all'azione di questi vandali incendiari, incappucciati al servizio della libidine nichilista, moderni barbari che distruggono proprietà dello Stato, cioè di tutti noi, e aggrediscono le forze dell'ordine che costituiscono nelle loro divise la linea di demarcazione visibile tra l'esercizio e il governo dell'autorità in nome dello Stato democratico e l'uso della forza a discrezione del singolo cittadino.
Ed è qui che si apre una crepa nell'antifascismo dichiarato del movimento No Tav e di quanti continuano a sventolarne la bandiera nei cortei che esprimono il dissenso alla gigantesca e costosa opera. La ragione, della crepa, è sempre la stessa, oggi come ieri: l'antifascismo non è un abito su misura da indossare nella protesta contro lo Stato democratico, né è arruolabile per combatterlo se non ne condividiamo le scelte democraticamente assunte. Né lo si può evocare per mettere nel mirino la vita di poliziotti e carabinieri, chiamati a garantire l'ordine pubblico.
Questi sono i prerequisiti, non negoziabili, su cui si fonda la convivenza civile. Gli unici che ci autorizzano a reagire se la democrazia è in pericolo. Nel caso della Tav non lo è. Morale: o quei prerequisiti li si accetta o si è fuori dal sistema democratico. Tertium non datur. Del resto, è grazie all'esistenza e all'esercizio dei valori democratici che possiamo dirci antifascisti senza finire in nostri giorni in carcere o impiccati. Non il contrario. Ed è grazie alla democrazia che siamo autorizzati a credere che nessuna persona dotata di buon senso sia disponibile a cedere ai Black bloc neppure una frazione dei capisaldi su cui si regge la nostra società, né a farsi sedurre dalle lusinghe di un qualunque caporale, animato da spirito vendicativo.
Ora il movimento No Tav, che si dichiara antifascista, è a un bivio: scegliere se assecondare con il silenzio le irruzioni di orde violente, minus habentes che passano indifferentemente dalla guerriglia urbana alla guerriglia valligiana al soldo della provocazione, o distanziarsi nettamente da esse.
ignorare quel bivio equivarrebbe soltanto a dare nuova linfa all'intramontabile torbido inganno su cui la destra illiberale fagocita gli istinti primitivi che allignano in ognuno di noi e che nel passato ha reso possibile la nascita di quella creatura chiamata fascismo.
L'Editoriale della domenica si ferma per la pausa estiva; riprenderà le pubblicazioni il 6 settembre.











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