SERATE AL CINEMA: "No good men", 2021 catastrofe a Kabul
- Mariella Fassino
- 13 ore fa
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di Mariella Fassino

No good men è un film scritto, diretto e interpretato da Shahrbanoo Sadat, una regista afghana naturalizzata in Germania e Anwar Hashimi, il protagonista maschile. Il film ha inaugurato la 76a edizione del Festival cinematografico di Berlino 2026.
Se per essere una commedia romantica un film deve finire con un bacio appassionato, No good men è una commedia romantica. Quel trepidante incontro di labbra che fa vibrare di emozione il pubblico alla fine della proiezione, starebbe alla perfezione nella sequenza di baci che Tornatore ci mostrò nel 1988 con Nuovo Cinema Paradiso.
In realtà No Good men è un film politico, drammatico, quasi un docufilm perché ci porta direttamente nella società afghana alle soglie del ritiro degli USA dal Paese, in quel giorno preciso, 15 agosto 2021, quando le truppe americane abbandonarono il campo nella massiccia e caotica operazione di evacuazione all’aeroporto di Kabul, mentre le forze talebane si impossessavano della capitale.
Naru è l’unica donna cameramen dell’emittente televisiva di Kabul News, svolge il suo lavoro con professionalità e impegno ma discriminata anche dai colleghi più progressisti e relegata a servizi marginali. Kudrat è un noto giornalista d’inchiesta dell’emittente che incarna, anche se in modo sfumato e problematico, tutti gli stereotipi del potere afghano nei confronti delle donne.
Le loro strade paiono separate dai ruoli e dalle consuetudini di una società profondamente misogina, ma le unisce dapprima il destino, Naru è la sola cameramen disponibile dopo il ferimento di alcuni colleghi sui luoghi degli scontri a fuoco, e poi la curiosità di Kudrat verso il mondo femminile che con Naru si palesa autentico, coraggioso, libero, intraprendente, allegro e pieno di vita.
Naru è dapprima discriminata da Kudrat, perché ritenuta responsabile della mancata intervista a un importante esponente del governo afghano. La cameramen si è lasciata scappare il velo dalla testa all’inizio della registrazione e l’alto funzionario trova nella disattenzione della donna il pretesto per sottrarsi all’intervista. Scaricata dal giornalista con il suo pesante bagaglio di cineprese al mercato di Kabul, Naru dovrà, per punizione, occuparsi di un servizio del tutto marginale, intervistare nel giorno di San Valentino le donne che passano raccogliendo le loro impressioni circa la festività in corso.
La giornalista, con spontaneità e sincero interesse per le storie di queste donne, raccoglie un buon numero di interviste che si riveleranno efficaci e toccanti testimonianze sulla condizione femminile in Afghanistan nel 2021. "Esistono degli uomini buoni?", chiede Naru alla carrellata di volti femminili che scorrono sullo schermo. Le storie raccolte raccontano di padri, mariti, fratelli, cugini che perpetrano la cultura della discriminazione, della sopraffazione, dello sfruttamento, della violenza nei confronti delle donne.
In tutto il mondo i diritti delle donne rischiano di essere traditi e calpestati, si trovano su un piano inclinato sempre più scivoloso che trascina verso la voragine della sopraffazione maschile le faticose conquiste di anni. La società afghana è l’espressione più radicale di questa temibile prospettiva.
Non anticipo ulteriormente la storia raccontata dal film che si conclude con la dimostrazione del fatto che sì esistono uomini buoni, e che questi uomini sono anche disposti al sacrificio della propria vita per sostenere chi fugge da una società mortifera tarata su pulsioni maschili retrive e primitive. Questi uomini devono poter incontrare il femminile nella sua autenticità lasciandosi trascinare dalla poliedricità dell’incontro fuori dagli stereotipi e dai comodi preconcetti.
Non bisogna andare tanto lontano per ritrovare queste pulsioni nel nostro civile Occidente, basta sfogliare i giornali per reperire la quasi normalità del quotidiano femminicidio, l’orrore degli Epstein file, i burqa di silicone imposti alle compagne degli uomini di successo, le invettive contro le conquiste femminili, i tentativi di metterle in discussione, dopo anni di faticose lotte.











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