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Barberis: ‘Europa in crisi? La ricostruzione passa dalla cultura”

Intervista al curatore, insieme con Cesare Panizza, del libro "Alla ricerca dell'identità perduta"

di Alberto Ballerino

 

Quale ruolo hanno giocato e possono ancora avere intellettuali e artisti nella costruzione dell’Unione Europea? È questa la domanda a cui cercano di rispondere numerosi studiosi nel libro ‘Alla ricerca dell’identità perduta’ (DeriveApprodi 2026), curato da Giorgio Barberis (direttore del dipartimento di giurisprudenza, scienze politiche, economiche e sociali dell’Università del Piemonte Orientale) e dal ricercatore Cesare Panizza. Il volume viene presentato il 27 agosto, presso l’antica pieve romanica di Santa Maria di Viguzzolo, alle ore 18, nell’ambito della rassegna ‘Dalle storie alla storia’ dell’Isral. Interverrà l'autore con cui dialogherà Stefano Quirico (Università Piemonte Orientale). L’iniziativa si svolge con il patrocinio del Comune di Viguzzolo e il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria e Fondazione CRT. Il giorno successivo, venerdì, sempre alle ore 18, nel Museo Lazagna presso Palazzo Spinola a Rocchetta Ligure la rassegna ‘Dalle storie alla storia’ si chiuderà con la presentazione del volume ‘La mia vita nel Gulag. Memorie da Vorkuta 1945-1956’ (Guerini e Associati, 2024) di Anna Szyszko – Grzywacz. Interverrà Barbara Grzywacz, figlia dell’autrice, che dialogherà con Cesare Manganelli. L’iniziativa ha il patrocinio del Comune di Rocchetta Ligure e il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, Fondazione CRT e Museo  Lazagna.

Il volume ‘Alla ricerca dell’identità perduta’ nasce da una ricerca universitaria, come spiega il curatore Giorgio Barberis: “Abbiamo lavorato per alcuni anni sul tema della creazione dell’identità europea attraverso la cultura grazie a un progetto che ha avuto un finanziamento dell’Unione Europea tramite programma Erasmus plus Jean Monnet. Lo abbiamo fatto in tanti, io e l’amico Cesare Panizza siamo i curatori di questo volume che raccoglie diversi contributi di studiosi che mostrano come i linguaggi artistici (letteratura, cinema, fotografia, musica) abbiano contribuito a formare l’identità europea”.

Una tema molto attuale. “L’identità europea si interfaccia con il processo di integrazione. Ora mentre quest’ultimo è in forte crisi, la ricerca dell’identità comune attraverso la cultura è una possibile soluzione a queste difficoltà”. Questa identità si forma in un processo di lungo periodo. “Trova nel Novecento il suo momento fondamentale però i contributi presenti nel libro spaziano molto non solo tra i diversi linguaggi artistici ma anche attraverso intellettuali delle varie epoche storiche. Per fare degli esempi, ci sono riflessioni sulla letteratura tedesca con Thomas Mann e Stefan Zweig e anche di cultura italiana con Gramsci. Sul cinema segnalo il contributo di Roberto Lasagna sul neorealismo come linguaggio universale che ha saputo dare un contributo alla costruzione dell’unità europea e un mio saggio che ragiona sull’identità tedesca attraverso alcuni film significativi della Germania prima e dopo la riunificazione. C’è anche un approfondimento di Cesare Panizza sull’Inno alla gioia come inno europeo: perché è stato scelto, quali storie si porta dietro”.

Il concetto di identità è uno dei più discussi e problematici. “La nostra proposta è di cercare attraverso la cultura un’identità aperta e inclusiva: non le rivendicazioni nazionaliste ma un minimo comune denominatore per il popolo europeo”.

Nel volume c’è anche un saggio su Mazzini. “Le radici sono anteriori al Novecento. Un saggio accosta due autori apparentemente irrelati come Mazzini e Zweig: l’idea è di un’Europa dei popoli”. Il tema sviluppato attraverso i saggi è che il processo di integrazione appare insufficiente e ha generato anche delle critiche. “Un saggio è sull’euroscetticismo.  Le critiche sono legittime ma non tali da pregiudicare la bontà di questo processo di unificazione su base federalista. L’idea è che la cultura possa essere la spinta decisiva per un rilancio dell’Unione Europea di cui si sente un grande bisogno in questo momento”.

È stato un errore puntare soprattutto sull’economia per arrivare all’integrazione? “Concordo con questa idea. Ovviamente ci sono anche delle differenze tra i vari contributi, ma la linea comune è proprio questa. Sottolineando la centralità della cultura, si vuole anche dire che una Unione basata solo su presupposti economici o monetari è destinata ad andare incontro a criticità e fallimenti. Invece lavorare anche faticosamente per superare le differenze e valorizzarle risulta decisivo. C’è un saggio molto bello di Raffaella Romagnolo dedicato a Primo Levi in cui attraverso la parabola di questo autore si cerca di andare oltre le tragiche divisioni che hanno caratterizzato la prima parte del Novecento europeo. Questa è la chiave di lettura che sembra fondamentale per il tempo che stiamo vivendo. Altrimenti l’alternativa è il dilagare dei sovranismi che fanno esplodere l’idea stessa di Europa”.  

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