Se il sindaco di Roma denuncia con vigore l'assenza di un piano casa
- Pasquale Fedele
- 16 ore fa
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Ospite di una trasmissione su La7, Roberto Gualtieri ha riportato in evidenza il disinteresse dello Stato per l'Edilizia residenziale pubblica
di Pasquale Fedele

La trasmissione di attualità e politica "In onda" condotta in prima serata da Marianna Aprile e Luca Telese su La7 ha avuto ieri l'altro, 6 agosto, tra i suoi ospiti anche del sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. Una partecipazione, per come si è sviluppato il contraddittorio, davvero interessante, stimolante e politicamente efficace. Non fosse altro per la tensione emotiva immessa dal primo cittadino di Roma che non ha nascosto il suo disappunto sull'esito di una trattativa sfumata per l'acquisto di un immobile destinato ai senza casa. Di qui anche i complimenti al già europarlamentare, deputato e ministro dell'Economia nel governo Conte, per la genuina autenticità palesata nell'affrontare un problema, come quello della casa, che rimane ai primi posti nell'agenda dei bisogni di una fascia sempre più ampia di italiana, ma che viene regolarmente marginalizzato quando si tratta di spiegarne le cause. E qui si entra nel cuore dell'argomento.
Tra le varie analisi sulle difficoltà a gestire le emergenze abitative nelle grandi, medie, ma anche nelle piccole città, Gualtieri ha puntato il dito sull'abbandono da parte della politica italiana di un piano organico per l'Edilizia Residenziale Pubblica, cioè per quel settore diretto a dare risposte ai ceti meno abbienti. Infatti, il sindaco di Roma è stato tranchant, giustamente, affermando che la "scomparsa" dell'Edilizia residenziale pubblica dagli obiettivi dello Stato è lo specchio "del fallimento della Seconda Repubblica, che ha tolto un pilastro del Welfare". Del resto, ma non la cosa non è consolante, tutti i partiti politici erano convinti che gli italiani sarebbero diventati proprietari della propria casa. E questo, ha aggiunto Gualtieri, è il primo falso motivo per cui non si finanzia più l'E.R.P. L'autonomia regionale sull'ERP, come peraltro su molti altri temi - federalismo e autonomia insegnano - è il secondo dei motivi della mancata pianificazione di un piano casa nazionale. Non a caso, a differenza di altri Paesi europei, l'Italia ha un risicato patrimonio ERP, intorno al 3,5%, come più volte scritto su questo sito.
Finalmente prendiamo atto che, dopo tanti anni di analisi, convegni, pubblicazioni e articoli specifici, ci sia una voce autorevole, come quella del Sindaco di Roma, che riporta al centro uno dei fattori, cardine e critico a un tempo, della convivenza civile, cioè la casa, considerata sempre o quasi, quando si parla di edilizia pubblica, la "Cenerentola" nelle politiche regionali per l'assenza di risorse. Salvo fantasticare accordi con i privati che rischiano però di offrire il fianco alla mera speculazione. Al contrario, le soluzioni alternative esistono, a cominciare dalla possibilità di interagire con i fondi immobiliari, le multinazionali delle telecomunicazioni e delle risorse energetiche sul piano finanziario, e considerare le opportunità di riconvertire siti industriali e caserme dismessi. Inoltre, l'emergenza dovrebbe portare lo Stato a modificare la legge sugli affitti del mercato privato (che non significa abolire Airbnb ed altro) e a riportare la la questione casa popolare a livello di governo centrale, affiancando le Regioni, oggi praticamente paralizzate nella morsa di bilanci dedicati interamente o quasi alla sanità.
Ma di una cosa si è certi: dal problema casa derivano altri problemi, gravi e sensibili per la collettività, non ultimo quello della sicurezza. E qui sorge il sospetto che pur di mantenere "vivo" un cavallo di battaglia elettorale regolarmente montato (in tutti i sensi) da chi oggi governa, il problema casa finirà ancora una volta nelle gore della propaganda.







