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Paolo Mazzarello racconta la grande avventura della medicina

La storia della Medicina raccontata come una grande avventura dal professore Paolo Mazzarello dell’Università di Pavia, tra gli studiosi che più si sono dimostrati capaci di coniugare scienza e divulgazione in questi ultimi decenni

di Alberto Ballerino


Il 28 luglio Paolo Mazzarello è a Gamalero, in provincia di Alessandria, dove alle 18 nell’area verde presenterà il suo libro ‘Storia avventurosa della medicina’ (Neri Pozza) nell’ambito di Attraverso Festival, iniziativa che anche in questa estate sta animando il Piemonte con le sue attività a carattere culturale e artistico.

“Per me la medicina è sempre stata una grande avventura perché è attinente al nostro corpo. Noi ci troviamo gettati nella vita tra situazioni drammatiche o bellissime e il legame con il mondo è vincolato a questo nostro lato corporeo. In tal senso la medicina è un’avventura imprevedibile e anche misteriosa. Per me è sempre stato affascinante andare e rivedere gli episodi più significativi che hanno portato da un lato alle scoperte della struttura del corpo e dall’altro alle sue funzioni”.

Un vero romanzo, se andiamo a vedere come sono nate le grandi idee. “Per esempio, la dissezione anatomica. Non era praticata dagli antichi, tranne un periodo brevissimo nel mondo greco fra il 300 e il 250 a.C. Ma non si può dire niente delle funzioni del corpo se non partiamo dalla struttura. In questo caso ci sono figura straordinarie che hanno saputo rivoluzionare le nostre conoscenze nel tardo Medioevo e nel Rinascimento. La prima che viene in mente è quella di Leonardo da Vinci: in maniera davvero pionieristica fa vedere il valore della esplorazione delle strutture del corpo, anche per capire il loro funzionamento”.

Per comprendere quanto la medicina abbia cambiato la storia dell’uomo basta pensare a come si è allungata la vita media. “All’epoca dei romani era forse di 25–30 anni. Da qui vediamo come la grande avventura della medicina abbia profondamente inciso sulla società. Svolta davvero fondamentale è aver capito che i microbi sono agenti di malattia. Un’acquisizione relativamente recente, risale infatti alla seconda metà dell’Ottocento. Prima si pensava che i fattori causali fondamentali fossero i miasmi, effluvi misteriosi che si riteneva provenissero da paludi o da luoghi malsani”.

Il racconto di Mazzarello cerca insomma di cogliere una storia di punti di svolta fondamentali nel lungo percorso dell’umanità. “Nelle scuole si studia la storia politica, economica o militare che certo hanno inciso tantissimo sulle vicende umane, ma in realtà scopriamo che quanto ha caratterizzato la natura del corpo le ha condizionate forse in maniera addirittura superiore. Durante la Prima guerra mondiale scoppia un’epidemia influenzale, la “spagnola”, che alla fine ha provocato una quantità di morti probabilmente superiore a quelli del conflitto bellico. Evidente quanto sia importante conoscere questi aspetti”.

Alcuni argomenti sono veramente entusiasmanti. “Per esempio, la storia delle scoperte relative all’organo più misterioso dell’universo conosciuto, il nostro cervello. Adesso gli studi sulle funzioni celebrali stanno proprio alla frontiera della medicina contemporanea. La storia che porta a capire come è fatto questo organo è estremamente affascinante”.

Tra le svolte fondamentali ci sono anche quelle della chirurgia. “Fino a metà Ottocento esisteva solo come chirurgia minore. Il corpo umano aveva tre santuari inviolabili: l’addome, il torace e il cranio. Un medico non si avventurava ad aprirli perché i pazienti morivano quasi invariabilmente. Si praticava una chirurgia di superficie, il massimo degli interventi eseguiti era la rimozione dei calcoli vescicali un intervento tremendo. Due fattori fondamentali cambiarono la situazione: la scoperta dell’importanza della sterilizzazione della superficie del corpo prima di un intervento e l’anestesia”.

Altri momenti decisivi furono la scoperta degli antibiotici e l’introduzione delle vaccinazioni. Furono entrambi eventi legati a un’osservazione fortuita. Prendiamo il caso del vaiolo. “Fino alla fine del Settecento il vaiolo era un autentico flagello. Il medico inglese Jenner si accorse in maniera occasionale che le ragazze addette a mungere le mucche si infettavano con il vaiolo “vaccinico”, cioè tipico di questi animali. Non era un grave disturbo, le giovani guarivano rapidamente. Ma quando si diffondeva un’epidemia di vaiolo umano, le stesse risultavano immuni. Allora Jenner ebbe l’intuizione decisiva: iniettare il vaiolo delle mucche alle persone sane, un’operazione che bloccava la diffusione del vaiolo umano”.

Si tratta anche di capire più in generale cosa è la medicina. “È sicuramente una scienza ma non è solo questo. È anche una tecnica nel senso che è scienza applicata. Si impiegano le conoscenze della biologia per la cura dei corpi. Inoltre, è “arte” perché legata all’intuizione: un buon medico, oltre ad avere competenza tecnica e conoscenze adeguate, deve essere una persona empatica, percettiva e in grado di capire chi ha davanti. Deve sapere come porsi di fronte a una persona che viene a cercare il suo aiuto, piena di dubbi e paure. Bisogna sempre dire la verità ma senza essere violenti. La medicina è anche una forma di “umanesimo” perché pone al centro di tutto l’essere umano. Non solo, è anche un discorso sull’uomo, anzi forse da un certo punto di vista è il più completo e globale. Quindi è anche una antropologia”. 

Pure l’organizzazione è importante per la medicina. “Per esempio, tutto l’aspetto della prevenzione che è legato all’organizzazione sanitaria. Se tutti coloro che hanno più di cinquant’anni facessero la ricerca del sangue occulto nelle feci o le donne sopra i quarant’anni la mammografia potremmo fronteggiare meglio malattie importanti. C’è inoltre la questione dell’educazione sanitaria, veramente fondamentale: per esempio, fare capire quali danni provoca il fumo. Quando per sottoporsi a un esame diagnostico è necessario attendere addirittura otto mesi, il cittadino si trova davanti a una scelta difficile: rivolgersi a una struttura privata, sostenendone i costi, oppure accettare tempi di attesa che possono compromettere la tempestività della diagnosi. Ma non tutti dispongono delle risorse economiche necessarie per anticipare l’esame. Un’attesa così lunga può significare correre il rischio che una malattia progredisca e venga individuata troppo tardi. Non bisogna dimenticare che, per molte patologie, la precocità della diagnosi è fondamentale. Quindi un'organizzazione sanitaria efficiente è anche una questione di giustizia sociale”.

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