Libere di scegliere, libere di essere, messaggio delle donne evangeliche
- Piera Egidi Bouchard
- 21 ore fa
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Un convegno domenica sera all'interno del Sinodo Valdese e Metodista
di Piera Egidi Bouchard

“Libere di scegliere, libere di essere”: questo lo slogan che contrassegna il cinquantesimo anniversario dalla fondazione della Federazione Donne Evangeliche Italiane (FDEI), accomunato quest’anno dal ricordo degli 80 anni dal diritto di voto alle donne. Costituita nel 1976 con un Congresso delle donne battiste, metodiste e valdesi, questa “rete di collegamento tra le donne di diverse realtà evangeliche” si è allargata dagli anni 2000 alle organizzazioni di donne luterane, avventiste, dell’Esercito della Salvezza e della Chiesa riformata del Canton Ticino. La FDEI, basata sul volontariato, è autonoma nelle sue scelte dalle singole organizzazioni ecclesiastiche denominazionali e promuove ricerche, convegni, iniziative di formazione, partecipando al dialogo ecumenico e interreligioso, facendo parte di organizzazioni come “Donne di fede in dialogo” e dell’ “Osservatorio Interreligioso sulle Violenze contro le Donne”. A questo proposito partecipa all’iniziativa mondiale del “Giovedì in nero”, promossa dal Consiglio Ecumenico delle Chiese, in cui le donne si vestono di nero - indicato come colore di resistenza e di resilienza -, indossando le collane fatte di fili rossi intrecciati. Così come nelle chiese le scarpe rosse indicano un posto, sotto le sedie o le panche, in ricordo di una donna uccisa. E quest’anno al Sinodo la manifestazione simbolica è stata anticipata al martedì.

Ma domenica sera, 23 agosto, un convegno alla Galleria Scroppo ha rilanciato il tema della memoria insieme con quello del futuro, e la sindaca di Torre Pellice, Maurizia Allisio, in apertura, ha introdotto il ricordo del primo “elettorato attivo” delle donne, nel 1945, che vide l’elezione delle prime sindache in vari comuni. Coordinava gli interventi il giornalista Gian Mario Gillio. E Anna Rossomando, avvocata, vicepresidente del Senato, presente da remoto, ha riferito a questo proposito che Tina Anselmi, partigiana, ma troppo giovane per votare (Gustavo Malan ricordo che una volta a questo proposito commentò che molti partigiani ‘erano abbastanza adulti per essere fucilati, ma non per votare!’) andava all’alba nelle stalle a fare propaganda con le contadine venete perché andassero alle urne. Rossomando ha poi sottolineato l’aspetto programmatico della nostra Costituzione, in particolare sui diritti sociali e il lavoro, e le battaglie unitarie e trasversali delle Madri Costituenti, come l’ottenimento della locuzione uguaglianza “di fatto “ nell’art.3 o del termine “ripudia” nell’art.11, a proposito della guerra, ad opera in particolare della giovanissima Teresa Mattei, di soli 25 anni: “Bisogna conoscere e far conoscere queste donne. E bisogna ricordare che i diritti sono tali se sono esigibili, se no sono puramente formali “.
Su questi temi dei diritti che mettono in campo le scelte politiche è intervenuta, anch’essa da remoto, Livia Turco, già ministra, presidente e fondatrice della Fondazione Nilde Iotti, che ha insistito sull’importanza di conoscere i propri diritti per poi poterli esigere, cioè tradurre le leggi in iniziative concrete. Per questo ha ribadito la centralità del Parlamento, fondamentale per l’esercizio della democrazia, in collegamento con la società e con i partiti popolari. Le Madri costituenti hanno dato questo esempio, e le prime leggi proposte portano le loro firme, come quella del 1950 sulla tutela della lavoratrice madre, o quella della legge sull’abolizione delle “case chiuse” realizzata nel 1958.
La giornalista Elena Miglietti – che ha analizzato l’importanza del linguaggio “al femminile” rispetto a un “maschile sovraesteso” - ha sottolineato l’importanza di queste ancora poco conosciute Madri costituenti, e ha citato la rievocazione “pop” attuata dalla giovane giornalista Caterino Caparello per farle conoscere. E anche la giurista metodista Francesca Barbano si è riferita a un recente saggio di Serena Dandini “Paura non abbiamo”, che ripercorre la vita – come recita il sottotitolo -di queste “Donne che hanno fatto la Repubblica”, e ha invitato, per quanto riguarda inoltre il mondo delle chiese, a “ricostruire la storia della partecipazione delle donne”, sollecitando un impegno nei confronti delle giovani generazioni, non solo per il diritto al lavoro e all’autonomia economica, ma anche per una “alfabetizzazione finanziaria”, perchè essere libere di scegliere significa avere le condizioni per scegliere. Infatti la familiarità con l’esercizio dell’economia si costruisce con l’esperienza: bisogna prendersi cura della propria libertà.

“ La mia generazione ha avuto dei sogni- ha detto la dirigente sindacalista e past-president della FDEI Doriana Giudici - e abbiamo lottato per realizzarli: questo rispondo ai giovani che, quando vado a parlare nelle scuole o nelle università mi dicono ’Siete stati fortunati!’. Abbiamo lottato, e adesso tocca a voi: bisogna ottenere ad esempio che nelle università ci siano corsi di storia sul movimento delle donne, e che si studino a giurisprudenza le leggi sui diritti delle donne.”
Illustrando i temi svolti dalla FDEI (il lavoro, il corpo, il linguaggio, ma anche l’ascolto dei problemi dei giovani attraverso un ciclo di quattro podcast intitolati “Come ti senti?”- dialoghi/interviste con adolescenti ) la pastora Mirella Manocchio, attuale presidente, ha ricordato l’importanza del “Riscoprire la Bibbia con lo sguardo delle donne” – come recita il titolo di un libro appena uscito che raccoglie una serie di meditazioni evangeliche radiofoniche. “Non vogliamo fare solo un lavoro di memoria – ha concluso – ma guardiamo al futuro, puntiamo sul domani”.
E a sua volta il Sinodo, nei suoi lavori, ieri ha discusso proprio sul ruolo dei giovani nella chiesa.










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