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La Posta della Porta di Vetro

17 lug
Tempo di lettura: 2 min

Le "comunità" non sono in crisi, ne nascono ancora ogni giorno, scrive Maria Luisa Coppo


Sull'ultimo intervento di Domenico Cravero nella rubrica Osservando i nostri tempi in https://www.laportadivetro.com/post/osservando-i-nostri-tempi-65" riceviamo da Maria Luisa Coppo:


È ricco di spunti di riflessioni l'articolo "Osservando i nostri tempi" che ha come sottotitolo "Il rapporto genitoriale, un'arte tra le più complesse e creative" di Domenico Cravero. Due punti però mi hanno lasciata perplessa. Cito, in primis: "Le norme della genitorialità del XXI secolo, considerate spesso arrendevoli e rinunciatarie, in realtà, sono esigenti, intensive, inconsapevolmente combinate con l’economia neoliberista altamente competitiva e con l’erosione della comunità".

Constato ogni giorno che si diffondono nuove forme di comunità, di scambio reciproco, sostegno, mutuo aiuto, condivisione proprio fra i nuovi genitori, che non solo donano vestiti ed oggetti non più necessari (cultura dello scambio e del riuso, non consumistica), ma si confrontano, si incontrano, si danno consigli, suggerimenti e insieme costruiscono delle piccole comunità cooperanti. Questa tendenza sta costruendo valori che non sono aderenti o succubi dell' economia liberista e competitiva.

Il secondo punto riguarda l'istituzione per eccellenza delegata all'istruzione, la scuola, che non viene espressamente citata nell'articolo.

È un mondo multiforme, in continua evoluzione, non univocamente definibile.

La scuola svolge ancora, non sempre in modo consapevole e coerente, la funzione di sviluppare il senso di responsabilità, di comunità (è essa stessa una comunità), di condivisione, di cooperazione, di sostegno, di difesa, di contenimento e soprattutto ha un compito essenziale: sviluppare il senso critico.

Anche la scuola ha bisogno di cura e di valorizzazione e gli insegnanti dovrebbero continuare ad avere spirito cooperativo e senso di responsabilità per lottare per un futuro non distopico, per dare senso al loro lavoro e per una scuola che non sia come "un ospedale che cura i sani e respinge i malati".



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