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Non c'è spazio per i violenti che violentano il diritto al dissenso

21 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Intervento del sindacato di polizia Silp-Cgil Piemonte


Sugli scontri di ieri, venerdì 16 ottobre, avvenuti in Piemonte tra studenti e forze dell'ordine, pubblichiamo la dichiarazione del Segretario generale del Silp-Cgil Piemonte Nicola Rossiello, titolare della rubrica Pianeta sicurezza su la Porta di Vetro.

Nel capoluogo piemontese, gli studenti in corteo fino a piazza Castello, sono stati fronteggiati dalle forze dell'ordine, che hanno fatto uso degli idranti, schierate davanti alla Prefettura.


A Torino e ad Alessandria si sono svolti oggi cortei e manifestazioni studentesche. Il quadro che ne emerge è quello di una situazione generale molto incandescente.

Non è un fatto che nasce dal nulla. Una parte di questa tensione dipende, evidentemente, dagli indirizzi del governo su scuola, lavoro, scelte legate al quadro geopolitico internazionale e prospettive dei giovani: risposte ritenute insufficienti. Dipende anche da una difficoltà che non appartiene a una sola parte, quella con cui la politica, a ogni livello, ascolta e risponde. Ce lo chiediamo pubblicamente: quanto ancora si può pensare che il disagio dei più giovani si esaurisca da sé?

La piazza degli studenti è un fatto democratico e i loro contenuti sono totalmente condivisibili, ci appartengono. Manifestare è un diritto garantito dall’articolo 17 della Costituzione, e lo resta anche quando le parole d’ordine non coincidono con le nostre. A noi spetta il compito di ascoltare prima di giudicare: molte di quelle parole d’ordine toccano scelte che la nostra generazione ha compiuto, o lasciato compiere, negli ultimi decenni.

Vanno però condannati, senza ambiguità, i comportamenti di chi disturba e snatura queste manifestazioni. Vanno condannati gli episodi di violenza e di danneggiamento riportati in questi giorni dalle cronache: nelle scuole, nei confronti di chi le frequenta e di chi vi lavora, e contro le donne e gli uomini delle forze dell’ordine. Vanno condannate le condotte di chi, a volto coperto, entra negli istituti, danneggia arredi e strumenti di studio o aggredisce chi interviene. Il volto coperto non è un dettaglio, è la scelta di sottrarsi alla responsabilità di ciò che si fa, e toglie credibilità a chi protesta a viso aperto.

La democrazia sopporta il conflitto. Non può sopportare che la violenza di pochi diventi il racconto di una generazione intera. Chi governa e chi amministra ha, a nostro avviso, il dovere di ascoltare quella generazione prima che qualcun altro lo faccia al suo posto.

 
 
 

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